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Il Miniaturista

Petronella Oortman è nata nel 1656 ed è morta nel 1716.

Il suo nome è rimasto nella storia per una bellissima casa delle bambole da lei posseduta e attualmente conservata nel Rijksmuseum di Amsterdam; una casa delle bambole elaboratissima, rifinita fin nei minimi particolari, arredata sontuosamente e splendidamente giunta fino ai giorni nostri che moltissimo ha a che vedere con il motivo ispiratore di questo meraviglioso romanzo storico firmato da Jessie Burton ed edito nel 2014, che ha scalato le classifiche di vendita di moltissimi paesi ed è stato tradotto in una incredibile quantità di lingue.

La donna, poi, era sposata con Johannes Brandt, un mercante.

I punti in comune con il romanzo in questione finiscono qui. La scrittrice ci tiene a comunicarlo ed io lo riporto proprio all'inizio perché sia chiaro a chiunque che la trama narrata dal romanzo, eccezion fatta per i nomi di queste due persone realmente esistite e per il legame che le ha contraddistinte in vita, non ha poi nulla a che vedere, nel suo dipanarsi, con le esistenze di questa donna e di questo uomo.

Purtroppo o per fortuna, direi.


Il romanzo, 426 pagine di purissima bontà letteraria, è diviso in cinque parti più una piccola introduzione iniziale, e copre un arco di tempo relativamente breve che va dall'Ottobre del 1686 al Gennaio del 1687.

Petronella, figlia di una famiglia modesta, il padre morto indebitato e la madre ormai distante geograficamente, si trasferisce ad Amsterdam dopo essersi sposata in sordina e senza troppe cerimonie con Johannes, un ricchissimo mercante. In casa, una splendida casa, la donna troverà alcuni personaggi significativi ad attenderla: Cornelia, una domestica libera e con la quale entrerà in sintonia; Otto, un servitore di colore assolutamente atipico per il contesto dell'epoca, non fosse altro, appunto, per la gradazione della sua pelle, e Marin, la sorella del mercante, che non si è mai sposata e dirige sapientemente la grande casa durante le prolungate assenze del fratello, spesso via per lavoro.

In un quadro difficoltoso da vivere, Petronella entrerà in punta di piedi ed ostacolata da più parti, nella vita della grande casa, fino a scoprirne i segreti che essa custodisce e la caparbietà con la quale prosegue il suo cammino in una città dove il timore di Dio e il controllo vicendevole dei cittadini offre uno spaccato tremendo di un'epoca ormai lontanissima in termini temporali, ma forse nemmeno troppo distante dalla vita odierna in alcuni paesini.

I ruoli sociali, gli obblighi, il colore della pelle di una persona, possono attirare l'attenzione di una comunità così poco abituata alla libertà individuale; e così, tra un sermone e un affare andato in porto, la vita di Petronella si dipana in moltissime direzioni, fino all'incontro con una miniaturista (perché il titolo originale dell'opera, "The Miniaturist", è stato tradotto con il maschile in italiano? Siamo arrivati a questo livello di patriarcale gestione dell'editoria?) che le cambierà la vita, introducendo nel suo appartamento una serie di piccole delizie in miniatura che rappresentano tutti i personaggi della casa e della vita della donna, compresi eventi futuri e piccoli indizi sulla qualità della vita che attende la coppia.

Queste delizie minuscole andranno ad arricchire, quindi, capitolo dopo capitolo, la grande casa delle bambole che il marito ha regalato alla sua giovane moglie (18 anni appena) come dono di matrimonio.

E mentre la gente della casa custodisce segreti inauditi per l'epoca, Petronella scoprirà molto presto che non sempre l'apparenza è sinonimo di fedeltà alla realtà, e che persino il marito che sentiva così distante ha qualcosa da custodire gelosamente a costo della vita.


Per quanto io non abbia le competenze storiche per star qui a parlare di quanto sia o meno fedele il romanzo, ho però il mio gusto personale che supplisce eventualmente a carenze di origine tecnica.

Il romanzo è avvincente, scritto meravigliosamente, ricco di dettagli che non sono mai pesanti e pieno di personaggi (siano essi principali o di sfondo) con un fortissimo spessore psicologico, mai lasciati a se stessi e sempre coerenti con un loro personalissimo percorso interiore.

Le tematiche che riesce a trattare sono infinite: dalla vita sociale, politica ed economica dell'epoca, ai rapporti con la religione; dalle personali credenze all'amore nascosto a quello malato a quello proibito; dalla qualità della vita di un essere umano come Otto, costretto a vivere in una città che lo reputa un selvaggio e che accusa la famiglia per cui lui lavora, ai rapporti di potere che regolavano all'epoca la società e le caste che la costituivano.

E' un affresco di straordinaria potenza, dove la città fa da sfondo e da protagonista, in un susseguirsi di dialoghi ben costruiti e di caratteri destinati a rimanere a lungo nella mente del lettore.

E se in un primo momento può sembrare vi sia addirittura una componente magica all'interno del romanzo, è presto spiegata con la sensibilità più o meno acuta degli esseri umani, capaci di rovinarsi la vita a vicenda per sciocchezze, rancori, tragedie passate e invidie mai sopite del tutto.


E' uno di quei romanzi che prendono a fondo e trascinano, denso di colpi di scena. Capita raramente che mi imbatta in un'opera di questo tipo, devo dire... ma riuscire a scoprire che si sia ancora capaci di rendere così piacevole la scrittura è un dato importante che non dobbiamo sottovalutare, tenendo anche presente che la scrittrice è nata nel 1982; al suo attivo ha studi ed esperienze come attrice, e chissà che non sia questa sua caratteristica ad aver contribuito così bene all'ambientazione del romanzo ma soprattutto ai suoi splendidi dialoghi, mai pesanti, mai inopportuni, mai scritti tanto per scrivere, come sempre più spesso accade.

E poi, siccome al sottoscritto piace tanto trovare dei collegamenti con ciò che noi viviamo ogni giorno, non si può dire che manchino gli spunti per un dibattito che vada ben al di là della trama.

Adesso non mi dilungo, su questo aspetto della faccenda, perché non vorrei rovinare la sorpresa a chiunque deciderà di leggere questo piccolo capolavoro, ma posso assicurarvi che alcune tematiche di stampo giuridico, sociale, economico e civile, sono di una attualità sconvolgente, pur essendo il tutto ambientato circa 400 anni fa.

Non cambia mai niente.

Siamo sempre dei bifolchi ma in vestiti più comodi.


E allora, con la speranza che la scrittrice non faccia il passo falso di proporci un sequel (perché ci sarebbero i presupposti, per quanto il romanzo abbia una sua conclusione), io mi sento di indirizzare la vostra attenzione su questa opera, specialmente poi in vista di Natale.

C'è sempre carenza di bei titoli da regalare, e dunque perché non fare una piccola lista da poter sfruttare?

E poi è sempre bello tenersi compagnia nelle sere d'inverno.

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