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Libri / I Baci Non Sono Mai Troppi

I Baci Non Sono Mai Troppi

"Per nonna Amada, che se n'è andata senza conoscere Lola, perché era ancora nella mia pancia."

"Per Alberto, il nostro compagno di scuola, che ci ha lasciate senza che potessimo dirgli quanto gli volevamo bene."

"Per papà, che se n'è andato senza sapere che l'ho sempre compreso, anche quando non riuscivo a capirlo."

"Per Luis, che ha deciso di andarsene sapendo che aveva ancora varie lezioni di vita da darmi."

"Per Raùl, per quegli anni in cui non riusciva ad immaginare la sua vita senza di me."

"Per...mamma."


Che meraviglia l'amicizia. Che istinto nobile, che meravigliosa avventura, che grandioso sentimento, che meraviglioso fuoco in grado di scaldarci nei peggiori giorni d'inverno.

Ed è tanto più rara, di questi tempi, quanto più si sono andate diradando le volontà personali di questi miseri esseri umani che siamo diventati, sempre più appresso ai numeri e così poco attenti a quello che riguarda il bene. E, intendiamoci, non parlo di bene spicciolo, di elemosina, di carità cristiana o laica che sia. Parlo di quella capacità, che sembriamo aver dimenticato, di cercare di star bene con noi stessi cercando di far star bene gli altri.

Via, lontani dalle logiche del do ut des, lontani da tutto quello che è matematica, calcolo, furberia; lontani da tutto quello che è moderno, insomma, esistono legami che hanno sfidato il tempo e il dolore che l'essere vivi procura senza via di scampo. Sono amicizie preziose, uniche, rarissime, e proprio per questo molto importanti.

Sono fari che, nonostante il bruttissimo tempo e la poca voglia di mettersi a remare, provano con tutta loro luce ad indicare la via a noi, persi nel niente, impegnati a piangerci addosso come se non si potesse far altro che chiedere compassione, per poter essere notati.


Quest'opera prima di Raquel Martos, edita nel 2012, è un piccolo gioiellino. Nonostante il titolo, che facilmente trae in inganno lasciando immaginare uno scenario alla Federico Moccia, la storia "che non parla di principi azzurri e principesse" viene raccontata da due punti di vista che si alternano, quello di Eva e di Lucìa, e i capitoli (alternandosi anche loro) offrono squarci di vita presente e di avventure passate. All'inizio, devo ammetterlo, la costruzione mi ha spaesato. Leggere il nome del personaggio all'inizio di ogni paragrafo, associarlo all'epoca raccontata, inizialmente non favorisce l'immergersi nella lettura. Tuttavia, a lungo andare, non ci si fa più caso, e diventa interessante lasciarsi cullare dai racconti e dalle vicissitudini di questa amicizia di vecchia data, interrotta per questioni "sentimentali" e ripresa per un incontro fortuito.

Lo stile è scorrevole ma non frivolo, ed è una delle cose che maggiormente si apprezza. Non troviamo grandi paroloni buttati lì per colmare un vuoto di pensiero, ma non mancano riflessioni importanti e interessanti dialoghi, abitudine che si sta un po' perdendo nella letteratura moderna, a mio modesto avviso.

Niente descrizioni particolareggiate ma dettagli che riescono a far intuire gli ambienti, e cosa importante: lo sfondo. Occupato, prevalentemente, dalla città di Madrid (che personalmente amo) e da Londra, non mancano momenti bucolici e ricordi di luoghi significativi per i protagonisti.

Personaggi odiosi e interessanti si avvicendano, in un turbinio di quotidiane situazioni non distanti dalla realtà. Impariamo, con il tempo e con lo scorrere delle pagine, a provare affetto per le due donne, per Lola, per Marisol, persino per i personaggi secondari, e ovviamente non mancano anche moti di stizza per colleghi di lavoro viscidi o ex che hanno lasciato a desiderare in quanto a resa e comportamento.


Il libro non approda in un confortevole lieto fine, e questo lo dico con un enorme sorriso sulle labbra. Mal sopporto tutto quello che si discosta da ciò che viviamo ogni giorno, e cosa c'è di più finto di un finale in cui vivono tutti felici (come?) e contenti (ma di cosa?), in casette fatte di marzapane con l'amore della propria vita accanto e un lavoro soddisfacente?

La vita è brutale, e questo il libro non tenta nemmeno di nasconderlo. E' brutale quando divide, quando interviene e taglia di netto, quando si impone, ma soprattutto quando decide di fare i bagagli e andare via.

Tuttavia, oltre al lato negativo, ci sono importanti germogli di speranza. Ed anche se l'affetto è tutto, l'amore non ne rappresenta l'unica espressione.

E' probabilmente questo che ha convinto il mio cervello a lasciarsi sedurre.

Sarà che tutti noi abbiamo un gruzzolo di sentimenti che possiamo decidere su chi puntare, e bene o male si punta sempre sulla casella sbagliata: amori che finiscono, lavori che si perdono, sogni che non si realizzano, diete che non portiamo a termine...ma quando poi si tratta di ammettere di aver puntato sull'amico sbagliato, è diverso. La perdita è maggiore, è più ingente, è più drammatica. Probabilmente dipende dal proprio modo di essere: quanto tempo dedichiamo all'amicizia, e quanto la utilizziamo per tappare i buchi temporali tra un presunto amore e quello successivo?

E' tutto lì.

In questa scommessa.

Che Eva e Lucia non hanno perso, fortunatamente.


Una penna interessante, quella della Martos, che dovrebbe essere recentemente arrivata nelle librerie con il suo secondo romanzo.

Difficile dire se e quando lo comprerò, ma questo ce l'ho in mano e potrei addirittura consigliarlo, se solo qualcuno mi pagasse per farlo.

Tuttavia, è un libro che si fa leggere e che probabilmente dovrebbe arredare ben più di un comodino.

E' così triste, ormai, notare come si stia affievolendo il sentimento dell'umano cercarsi a vicenda senza per questo portarsi a letto, che trovare un paio di amici reali è come scoprire l'America per una seconda volta.

Troppi amici virtuali, probabilmente...al punto che nessuno alza più il culo per stringere una mano o dare una pacca sulla spalla.


Dove arriveremo, di questo passo?

A doverci rifugiare nei libri per poter leggere di sentimenti che non proviamo più e di legami che non riusciamo più a costruire?

Ai posteri l'ardua sentenza; ma ce lo facessero sapere finché respiriamo ancora, che siam curiosi.



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