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La Cercatrice Di Sogni

In un periodo particolarmente difficoltoso (paradossalmente) per una pubblicazione di qualunque tipo, e cioè a fine Dicembre, ha visto la luce il primo romanzo di Fabiola Danese, ostacolato da una macchina burocratica sempre più difficile da oliare che lo ha introdotto piuttosto tardi (e ancora non a pieno regime) nei circuiti di vendita.

Tuttavia, (e nonostante la ferma opposione delle Poste Italiane, così sempre attente a non far arrivare mai nulla nei tempi stabiliti) il volume è riuscito a finire nelle mie mani piuttosto celermente in base alle aspettative.

L'ho voluto leggere per due motivi principali: in primis si è sempre curiosi quando una persona che conosci (e Fabiola certo sconosciuta non è, per il sottoscritto che la conosce da ormai troppo tempo) riesce a mettere a frutto la sua passione di una vita, e in secondo luogo perché la prova più difficile per chi recensisce un prodotto artistico di un'amica è non lasciarsi trasportare dall'affetto che prova per la persona, quanto piuttosto per quello che l'opera ha (o meno) saputo smuovere nel lettore.

Premessa inutile? Assolutamente sì, ma d'altronde non sarei io a scrivere se gran parte di ciò che leggerete non potrebbe benissimo essere cestinato.


La collana della Butterfly Edizioni a cui questo libro appartiene è la "Top Secret", che sul sito di riferimento si presenta così: "Fantasy, urban fantasy, mistero, paranormale, storie magiche". Insomma: nulla di ciò che il sottoscritto legge volentieri.

Non me ne voglia nessun autore (so che ci prendete bei soldoni dalle saghe che mettete in piedi) e nessun lettore (so che ci perdete bei soldoni dalle saghe che mettono in piedi) ma io non ho mai ben visto questo scoppio improvviso di popolarità di cui ha goduto il mondo del fantasy: tomi su tomi, spesso di 400 pagine l'uno perché essere stitici non è certo prerogativa di chi amoreggia con gli elfi, in cui si dipanano più o meno le solite trame messe in croce: lui, lei, razze diverse, bene e male che fanno un po' la lotta, qualche effetto speciale simil-americano e voilà: le vendite son servite! Probabilmente son vecchio dentro, e dunque con le mode dei giovanotti di oggi non riesco ad averci a che fare, ma come biasimarmi?

Dunque la prima, reale e duratura piacevole sorpresa è stata proprio questa: l'opera (che di pagine ne conta 230) si presenta subito caratterizzata da una fortissima attinenza con la realtà. Niente mondi strambi, niente assurde creature, niente anelli da recuperare, niente istinti barocchi che poi dopo un po' annebbiano la vista. La vicenda si svolge ai giorni nostri. Brutti, osceni, decadenti, ma nostri. E riprende un po' il filo dell'affascinante idea che moltissimi aforismi hanno tentato di fotografare nel corso del tempo: quando siam svegli siam svegli, ma quando dormiamo dov'è che andiamo a finire?


Nyx, Aries, Tris, Eris (che non sono onomatopee di una poesia di Palazzeschi) ci trasportano in una storia che scorre piacevolmente, che si racconta ma non annoia, con alcuni buoni spunti di riflessione (bella l'idea di "regalare" aforismi tematici all'inizio di ogni capitolo) e ambientazioni che sono "alla portata di tutti", e quindi distanti anni luce dagli universi paralleli che molto spesso ci ritroviamo in libreria.

A dispetto dell'età della scrittrice (e con questo non voglio certo identificarla come vecchia) la storia mostra un lato marcatamente "adolescenziale", ed ha forse pochi spunti sociali per i miei gusti, ma non manca di lanciare interessanti riferimenti tra le righe: ad esempio la bellezza della protagonista, più volte sottolineata, non la ingombra, non la condiziona, non la spinge a porsi su alcun piedistallo e anzi: è una bellezza quasi "ignorata", quasi sommersa dal carattere e dalla vita, piena com'è piena la vita di ogni ragazzo intorno ai 17 anni.

Aggiungo, ovviamente, che c'è stata una buona caratterizzazione dei personaggi. E' subito evidente, una volta finito: "Che fine avranno fatto?" si chiede la mente, ed è lì che si realizza quanto effettivamente sia riuscita Fabiola nel suo intento di avvicinare i personaggi alle orecchie che oguno di noi ha negli occhi quando legge.

Non mancano topos: il belloccio, l'amico, il ragazzo, la moto, il cortile della scuola, e probabilmente il lato negativo della faccenda potrebbe essere questa eccessiva tendenza verso un pubblico più che altro di ragazzini, ma i lettori attenti sanno trovare qualcosa di personale in ogni storia, questo va detto.


La Butterfly Edizioni è una casa editrice parecchio attenta alle nuove penne (molto meno alle mail, essendomi io offerto come "recensore" e non avendo avuto nemmeno l'onore di un accompagnamento alla porta) e questo è un bene: in Italia si scrive troppo e male e si legge poco, ed il problema è tutto qui. Tuttavia, un plauso personale va anche all'idea avuta per la copertina, che presenta un'immagine evocativa e ben definita. Meno lustro, a mio avviso, al lavoro di editing, che contati tutti i refusi, le sviste, gli errori anche a volte grossolani, pare a volte non esserci proprio stato, ma resta l'idea di fondo di voler diventare un punto di riferimento per una nuova editoria, che dal basso sia capace di arricchire i cataloghi con titoli nuovi, ben fatti, destinati a durare e a prendersi di prepotenza una fetta di pubblico.


Ecco. Secondo me questo l'opera di Fabiola lo fa perfettamente. Si inserisce in un ambito della letteratura indefinito, giocando con il mondo dell'onirico da un lato e del reale dall'altro, senza mai pendere né troppo in qua né troppo in là, e presentando la vicenda di Nyx e del suo "dono" come una cosa talmente naturale da portare addirittura a pensare: "Potrebbe esserci da qualche parte una cercatrice di sogni? Probabilmente sì."

Interessante, inoltre, il riferimento al "Piccolo principe" di Antoine de Saint-Exupéry, che diventa un perno fondamentale per l'intera vicenda, divisa tra luoghi marittimi, Terre Senza Nome e vita scolastica, con conseguenti scelte impegnative per il futuro, e riferimenti ai libri e alla letteratura che (e sono certo di non sbagliare) tanto hanno influito sulla vita personale dell'autrice.

Il linguaggio scelto è comune, sono assenti grandi paroloni e concetti complessi o frasi eccessivamente costruite, ed ho imparato con l'andare del tempo che questo significa solo una cosa: nella testa di Fabiola la trama era chiara, solo da sviluppare, e non è stato necessaria pomparla con alcunché (cosa che sempre più tende a farsi, purtroppo, ed io stesso utilizzo questo espediente quando non ho nulla da dire ma voglio dirlo comunque, e capita molto spesso).


Ciascuno a suo modo prenderà le parti di un personaggio. Ciascuno, a suo modo, troverà probabilmente un po' di sé in alcuni comportamenti e situazioni. Ciascuno, a suo modo, rivaluterà il mondo dei sogni completamente: tingendoli di tinte scure, a volte; pensandoli come luoghi in cui è possibile tutto ciò che alla realtà è precluso.

In fondo, riflettendoci bene, è tutta una scoperta continua il nostro vivere: tra quello che pensiamo, quello che facciamo, quello che leggiamo e quello che non vediamo per pigrizia o disinteresse, corre un filo molto sottile che a volte, se siamo fortunati, nei sogni si mostra con maggior evidenza.

Dovremmo fare attenzione a ciò che sogniamo, dunque?

Certo!

Per non rimanerne delusi. O per evitare di non poterne più uscire.


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