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Storie Di Altri Passeggeri

Tutti corrono, a questo mondo. Corrono per arrivare in orario a qualche appuntamento importante (come se esistessero davvero appuntamenti importanti, pensandoci bene), corrono per non far aspettare qualcuno, corrono per non doversi giustificare, corrono semplicemente perché è così che vediamo fare in ogni dove, con le facce di tutti quelli che ci circondano che mostrano solamente un lato della medaglia umana: "Noi abbiamo qualcosa da fare," sembrano dire, "e sappiamo benissimo dove andremo a finire."

La realtà, poi, è un'altra. Sì: chi ha da fare esiste realmente, chi non ritarda, chi non fa attendere, chi sa benissimo dove andare...sono esseri umani che esistono davvero, ed escluderli sarebbe escludere una buona fetta di elettorato attivo che in questi tempi duri fa sempre comodo avere nel cassetto. Tuttavia, molto spesso, si corre e basta. Per il gusto di correre, per la sensazione che dà il vento in faccia, per tentare di non rimanere indietro (ma rispetto a cosa e a chi, poi?), si corre per non vedere tutto quello che ci sfila intorno mentre passiamo rapidamente dal punto in cui siamo partiti a quello in cui vogliamo arrivare.

Ecco perché, poi, quando capita di rallentare il passo e di notare ciò che ci circonda, alcuni di noi assumono un'espressione quasi sorpresa, disarmata, spaurita, come se non si fossero mai resi conto della merda che ignoravano per entrare in un palazzo di lusso messo proprio all'angolo della strada. E poi ancora, son talmente chiusi nei loro pensieri, che scambiano fischi per fiaschi, e non si rendono conto di cosa la componga, quella merda di cui parlavo prima.

"Barboni." li chiamano i più.

"Zingari." li chiamano altri, mettendo in un unico calderone persone con storie diverse che nulla hanno a che vedere gli uni con gli altri.

"Si cercassero un lavoro." li apostrofa qualcun'altro, dimenticando che ha dovuto dare via la madre per essere il banchiere che ora è.

Merda, insomma. Rifiuti di una società che è talmente bella, ben messa e ben disposta, che se non li ha voluti "quelli lì", è per una purissima selezione naturale.


Disgustoso, vero? Il livello a cui abbiamo abbassato la nostra percezione del prossimo è semplicemente disgustoso. Disgustoso al punto che non riusciamo più a capire che la merda è altra: è un sistema sociale che non supporta, non aiuta, non protegge, non indirizza più nessuno, ad esempio. E' un altruismo ormai venuto meno a meno che non ci siano le telecamere a filmare il nostro essere così bravi, belli e buoni. E' la vita quando interviene, impietosa, a sottrarre piuttosto che ad elargire. E' il caso, la fortuna, il destino, è la cattiveria sadica di un mondo che possiamo cercare di immaginare come benevolo, ma che poi...in fin dei conti...così bene non ci vuole mica. Sono le cattive compagnie, i soldi che mancano, la droga, l'alcool, la prostituzione, la perdita totale di ogni coordinata possibile per riuscire ad orientare il proprio corpo e la propria esistenza tutta, in queste strade talmente intricate che nemmeno il nome riusciamo più a conoscere per bene.


Ecco di cosa si parla, in questo libretto di appena 141 pagine, eppure di una forza incredibilmente potente: una forza evocativa, una forza dettata da ciò che di più significativo abbiamo a questo mondo: le esperienze umane. 10 nomi: Antonio, Carmine, Samuel, Aldo, Georgia, Mikolaj, Daniele, Massimo, Viola, Pino. 10 storie: le loro, tramite la formula dell'intervista diretta. 10 realtà differenti accomunate da un unico approdo: la vita per strada. 10 "senza fissa dimora", diremmo con cortesia. 10 persone. Punto. E basta.


Vedete, parlare della vita degli esseri umani è qualcosa di incredibilmente difficile. In questo libro, curato da Alessandro Radicchi ed edito dalla Ecedizioni nel 2014 (anno in corso seppur agli sgoccioli), la vita prende forma e si concretizza nei racconti di queste persone, dalle storie diverse, complesse, a tratti inverosimili per quanto appaiono assurde e paradossali; vite che ad un certo punto sono incappate in qualcosa di negativo, sono state stravolte, sono cambiate radicalmente.


"L'amore è andare d'accordo con se stessi ed è una gran fatica."

Così si apre il libro, con una citazione tratta dall'intervista fatta a Daniele. E quanto è vero? Quanto è banalmente eppure incredibilmente reale, quello che riusciamo a scorgere dietro queste parole messe lì, all'inizio, su una pagina totalmente bianca, quasi come a prendere per mano il lettore per condurlo verso quello che ci sarà scritto dopo?

E così, di storia in storia, di vita in vita, facciamo capolino nelle esistenze di queste persone che nulla hanno da invidiare ad alcuni libri totalmente realizzati con l'uso della fantasia. Con la differenza, niente affatto sottile, che passa tra l'inventare e il fare una cronaca di vita realmente vissuta.

Dall'ideale politico di Antonio ("Adesso so vecchio, della vita non mi frega più niente...però c'ho sempre un idealismo: sono comunista e me ne vanto pure."), contaminato da riflessioni sociali che trovano larga condivisione nel sottoscritto ("La guerra distrugge. E' cattiva. Distrugge i popoli. La vita è bella viverla insieme, con quelli di colore, con i filippini, algerini, marocchini, tunisini o albanesi. Viverla insieme mica fa male."), alla realtà educativa vissuta con piena consapevolezza di Carmine ("La mattina lavoravo e la sera andavo a scuola. Ora leggo piano, ma una pagina me la finisco."), che non nasconde nemmeno momenti duri ("Sai cosa, ora te lo dico: io a 15 anni ho preso il veleno dei topi. Volevo morire, perché so io quello che ho passato. Non mi metto vergogna. Io sono andato a cercare il cibo dentro al cassonetto."). E Samuel, poi, con la sua lucidità disarmante ("Io purtroppo non ho mai sognato, perché i sogni sono illusioni. Le illusioni non bisogna mai sognarle."), o Aldo, che ha saputo raccontare con dovizia di particolari una delle storie certamente più incredibili dell'intera raccolta ("Provengo da una famiglia nobile romana che risale ad una dinastia del 1220. Io sono conte di San Sebastiano."). Pensate un po': aveva una tale disponibilità economica, nel passato, che lui stesso aveva messo in piedi un posto in cui i vagabondi o i senza fissa dimora potevano trovare docce, un pasto caldo, un'assistenza. E lui insiste: "A Roma ci sono 150.000 appartamenti sfitti, palazzi interi abbandonati e vuoti: bisogna rispondere all'emergenza casa."

"Io che sono stata ricca, è da quando sono povera che ho imparato tante cose." dice Georgia; ed anche la sua, come tutte le altre, è una vita incredibilmente ricca di dettagli e di propositi: "Vorrei stare bene in salute per ricominciare. Sono brava nel mio lavoro e potrei guadagnarmi la giornata andando a fare i capelli anche a domicilio."

Arriviamo a Mikolaj, che ha una sua personalissima storia anche diversa, se vogliamo, dal resto della ciurma e che però non vi svelo, che lancia una stoccata significativa al mondo educativo e formativo: "Se il bambino ha un educatore competente, in grado di sviluppare in lui valori positivi, allora quel bambino diventa buono."

E poi ancora il già citato Daniele ("L'amicizia non esiste, anzi è meglio che non ci sia l'amicizia, non bisogna essere amici bensì cordiali. Cordiali sì, amici no, altrimenti giustifichi troppe cose."), Massimo e la sua romanità vissuta in un certo modo, Viola con la sua straordinaria storia ("Il mio vero nome è Pablo..."), fino a Pino ("Ho capito che nella vita le cose hanno un tempo. Anche il malessere ha il suo tempo, so che prima o poi finirà.")

Non mancano, poi, punti di vista "istituzionali", come la prefazione di Mauro Moretti (Ferrovie dello stato) e il racconto di Alessandro Radicchi, su cui per ovvi motivi non mi soffermerò.


Ho scritto. E anche troppo. Ma ci tengo a spendere ulteriori paroline a conclusione del tutto.

Ricordiamoci sempre (e queste persone ce lo insegnano) che il male non capita solo ed esclusivamente agli altri. C'è bisogno, ora più che mai, di una rete di persone totalmente consapevoli di questo, in grado di mettersi al servizio del sociale con le loro caratteristiche peculiarità professionali e umane, o nel caso in cui non possiedano nessuna delle due linee guida, capaci di farsi da parte senza l'occhio intriso di giudizio, così poco utile.

Libri come questo aiutano a vivere meglio, ad afferrare a piene mani una nuova consapevolezza di tutto quello ci circonda e che troppo spesso liquidiamo senza nemmeno interessarci a conoscerlo.


Invito i lettori interessati a recarsi presso il sito www.binario95.it, così da poter approfondire il discorso su tutto l'ambito che abbraccia questo piccolo libretto così importante, e magari così da poterlo anche comperare, che male non fa mai e 10 euro non sono niente, a fronte di tutto quello che spendiamo per andare a seguire il concerto del rapper di turno.

Quella sì che è merda.

Ma, ovviamente, questa è un'altra storia.

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