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Torta Al Caramello In Paradiso

Fannie Flagg è fin troppo melodioso, come accostamento; infatti è un nome inventato da Patricia Neal, classe 1944, autrice di questo romanzo e conosciuta al grande pubblico per aver pubblicato il libro "Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop", poi riadattato per il cinema con il nome di "Pomodori verdi fritti alla fermata del treno", uscito nel 1991 e della cui sceneggiatura si è occupata la stessa Flagg.

Di fatto, però, non stiam qui a parlare di quello che è stato, nonostante si sia dei nostalgici imperterriti, ma del romanzo in questione edito nel 2006 e portato in Italia l'anno successivo, che conferma l'originalità dell'autrice nel proporre titoli improbabili e di una certe lunghezza, marchio di fabbrica che ormai porta nel suo corredo letterario.


"L'ultima cosa che Elner Shimfissle ricordava, dopo aver accidentalmente disturbato quel nido di vespe tra le foglie del fico, era di aver detto: 'Ops'"

Il romanzo segue le vicissitudini di Elner, vecchia signora ottantenne, e dei suoi numerosi parenti e vicini di casa, presi alla sprovvista dalla caduta della donna dall'albero e alla successiva dipartita della stessa.

Tuttavia, ci sarà ben poco di banale nel viaggio che la buona Elner farà dopo essere morta, e ben poco banale sarà anche quello che succederà mentre tutti la credono morta e soprattutto quando lei avrà la possibilità di ritornare tra i viventi, fra lo stupore dei presenti e un ospedale impaurito dalle possibili conseguenze legali in cui potrebbe incorrere per aver dichiarata deceduta una paziente apparentemente in ottima salute.


Sviluppato molto bene in 365 pagine colme di ironia e dolci riferimenti alla società e ai suoi mali, nonché alla povertà del singolo essere umano alle prese con le grandi domande della vita, il romanzo è una vera e propria commedia, sviluppata in un innovativo modo (parlo di innovazione perché non ho mai letto null'altro della Flagg: magari lei ce l'ha come modus operandi, ma questo non posso saperlo e il confronto lo faccio con altri scrittori impegnati in generi simili) narrativo: ogni personaggio, fosse pure di piccola statura, ha una sua personale storia raccontata con dovizia di particolari e con spessore psicologico, così da non apparire mai in secondo piano ma sempre perfettamente integrato nel tessuto del racconto.

E così, di pagina in pagina, si scivola morbidamente nella vita di Elner vista da chi con lei ha avuto a che fare: vicini di casa, amiche, amici, conoscenti, persino i conduttori di una radio locale e i loro ascoltatori, alle prese con i ricordi positivi e gioiosi che la vecchina ha lasciato dietro di sé.

Che invidia, non è vero?


Il personaggio di Elner viene dipinto tramite le vite altrui che con la sua sono venute a contatto: una signora di un'età indefinita, robusta e forte, sempre alle prese con la gentilezza e l'altruismo, e anche con piccoli atti di cattiveria mai fine a se stessa e mai gratuita, con cui ha riempito gli anni terreni.

Non ci sono grandi lezioni sulla religione, anzi, l'argomento viene trattato con la massima comicità possibile e senza che il pensiero dell'autrice intervenga mai a svelarne le personali credenze in merito ed ogni pagina ha un tocco delicato e intrigante, quasi come se leggendo si assistesse ad un'insieme di puntate di una serie televisiva a metà tra Sex And The City e Desperate Housewifes.

La Flagg scrive (almeno in questa occasione ma ho intenzione di approfondire la sua produzione) molto bene, e riesce con apparente facilità a tratteggiare caratteri, mobili e paesaggi in modo tale da riuscire a sentirne il gusto e l'odore, nonché l'impatto visivo. A tratti si sorride di gusto, e il Diavolo sa quanto sia raro in ambito letterario!


Il finale, assolutamente non banale e frutto non di certo di un buonismo spietato come potrebbe lasciar intendere la struttura del romanzo, lascia quell'amaro in bocca che non guasta mai. Che si tratti di un lieto fine oppure no, sta al lettore deciderlo...ma più che decisione direi che si tratta di un "sentire" a livello di fede personale, di indirizzo filosofico o telogico, e non è certo un problema che l'autrice si pone (a giusta ragione).

Piuttosto, la cucina e gli odori sono una delle colonne portanti dell'opera, a partire dal titolo per continuare con una serie di ricette che vengono man mano nominate nel corso dell'opera e che, piccola curiosità, vengono poi dettagliatamente spiegate dopo la pagina conclusiva del romanzo, in una specie di appendice che funge da perfetta rubrichetta culinaria, dall'immediato titolo: "Le ricette". Qui è possibile trovare, quindi, persino la famosa torta al caramello di cui tanto si parla.

Per un amante del cibo come me, è impossibile non riportarla per la gioia dei lettori che mi avranno seguito fin qui, lasciandosi cullare da questo resoconto che ho scritto a distanza di qualche giorno ma con i ricordi ancora intatti. Io non amo i dolci...e non amo nemmeno il caramello, se vogliamo dirla tutta...ma magari qualcuno tra voi la pensa in modo diverso.

Ergo, ecco a voi:


Torta al caramello paradisicaca:


1 tazza e 3/4 di farina per torte setacciata

Risetacciare con 1 tazza di zucchero di canna


Aggiungere:

1/2 tazza di burro ammorbidito

2 uova

1/2 tazza di latte

1/2 cucchiaino di sale

1 cucchiaino e 3/4 di lievito per dolci

1 cucchiaino di vaniglina


Mescolare tutti gli ingredienti per tre minuti. Cuocere per mezz'ora in uno stampo imburrato e infarinato.

Forno preriscaldato a 180°.


Copertura al caramello:


2 cucchiai di farina per dolci

1/2 tazza di latte

1/2 tazza di zucchero di canna

1/2 tazza di zucchero a velo

1 cucchiaino di vaniglina

1/4 di tazza di burro ammorbidito

1/4 di tazza di strutto

1/4 di cucchiaino di sale


Mescolate assieme latte e farina, quindi scaldateli su fiamma bassissima fino ad ottenere una pasta densa. Lasciar raffreddare. Amalgamare i due tipi di zucchero con la vaniglina, il burro e lo strutto e sbattere fino a ottenere un composto spumoso. Unire il sale e la pastella fredda. Sbattere fino ad ottenere nuovamente un composto spumoso. La copertura dovrebbe avere la consistenza della panna montata.


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