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Interviste / Raffaele Cataldo

Raffaele Cataldo

In modo meravigliosamente retrò, Raffaele Cataldo gestisce un blog e lo chiama "Il tè". Che rapporto ha, un ragazzo del 1991, con questa bevanda?


E' un rapporto che non saprei dire quand'è cominciato, un po' come con gli amici d'infanzia. Ho sempre pensato sia la bevanda dell'ozio, perché tradizionalmente si beve a metà pomeriggio, quindi si presuppone che chi lo beva non abbia niente di più importante da fare. Il caffè invece è energia, è il nettare degli illuministi. Non fa per me.


"Il blog volutamente ozioso e inutile". Personalmente, trovo molto intrigante questa specie di pubblicità al contrario che alcuni decidono di portare avanti, rispetto ai prodotti che propongono...ma non hai mai, nemmeno per un secondo, pensato che quell'inutilità di cui parli avrebbe potuto, che so, aprirti delle porte, magari? In fondo si apre un blog con la speranza che la persona giusta lo legga. O no?


Ho pensato di definirlo "inutile" perché i blog non mancano e perché sapevo di non poter offrire nient'altro che le mie curiosità e i miei bizzarri quanto variegati interessi. Quanto a un "utile", onestamente quello è stato un pensiero successivo. Non è facile emergere nella blogosfera e per quanto accarezzi da tempo ambizioni letterarie, ho dei piani di riserva ancora da mettere in atto. Quando ho aperto "Il tè" ero troppo contento di avere una piattaforma dove buttare giù articoli su "Il razzismo nascosto nei classici della letteratura per l'infanzia" o "Il fenomeno poco noto della pirateria al femminile" per pensare a ricavarne qualcosa.

Sento il filo logico dei miei discorsi smagliarsi come collant...


La cosa migliore è mostrarsi come si è. Hai avuto predecessori che si son presi dietro le ire dei lettori per la loro fin troppo perfetta visione di se stessi e delle loro risposte. Approfondirei, però, la particolarità dei temi trattati. In un'epoca come questa, in cui si internet si cerca e si vuole trovare dalla stronzata alla notiziola idiota, come hai fatto a prenderti una fetta di pubblico? Ho avuto modo di notare che sei piuttosto seguito, o sbaglio?


Sì, direi che con il tempo "Il tè" è riuscito a fidelizzare un numero soddisfacente di lettori fissi, sicuramente più di quanto immaginassi. Però non mi sono mai messo lì a pensare a come avere "successo". Ho semplicemente cercato di creare il blog che avrei voluto seguire, puntando soprattutto sulla varietà. Varietà che è un'arma a doppio taglio, perché così il blog fa molta più fatica a crearsi "un'anima". E' come Balto, non è un blog di cucina, non è un blog di moda, non è un blog sul tè: sa soltanto quello che non è. Posso solo dire che "Il tè" mi rappresenta, è frivolo e al contempo malinconico, e probabilmente molti lettori si sono riconosciuti in questa dicotomia. Altri, invece, attingono come davanti a un buffet, alla fonte dei loro interessi: non sempre gli utenti che commentano un articolo in cui getto fango sull'ultima trovata di Real Time o sulle pubblicità insopportabili sono gli stessi che leggono un post sulla religione vudù o su uno sconosciuto romanzo spagnolo dell'800.


Per un amante della scrittura, e nel tuo caso oserei dire di una scrittura di qualità, nasce mai, nel cervello, l'insano desiderio di risvegliarsi essendo Melissa P.? Insomma: quand'è che è diventato di moda, nelle librerie, vendere pochezza e ignorare le risorse pure molto ricche e variegate di scrittori non conosciuti ma decisamente più meritevoli?


E' diventato di moda quando gli scrittori e i poeti hanno perso "l'aureola", per dirla come Baudelaire. E' finita l'epoca del letterato-profeta, e già da un bel po' siamo entrati in quella dello scrittore belloccio a cui basta mettere insieme un pot-pourri di tragedie, scelte a casaccio,per vendere copie: un po' di anoressia qui, due gocce di cutting lì, ci aggiungiamo un pizzico di incomunicabilità familiare, ed eccoti servito il best seller. Cotto e mangiato! Senza parlare poi dei personaggi già noti, che, da un giorno all'altro, si reinventano scrittori.


Memorabili certe barzellette...


Sì, ma per ridere basta già la D'Urso in copertina. Se fai un giro in libreria trovi solo dottori-scrittori, fisici-scrittori, avvocati-scrittori, magistrati-scrittori. Mai nessuno che voglia morire di fame e vivere di scrittura. Ma forse sono troppo idealista. E' la giovane età a parlare.


Soffro da molto tempo il fatto di combattere una battaglia solitaria. Sempre più spesso, nel teatro come nella letteratura, i classici prendono un sopravvento pericoloso. Molta gente non legge, e questo si sa...ma molta gente legge solo e unicamente i "must", e credo possa considerarsi spregevole anche questo. Di roba scritta e scritta bene ce n'è, inutile che lo ribadisca io...ma alla gente piace andare sul sicuro, probabilmente. Da quale parte del cancello sei?


Mi metti in difficoltà, lo sai? Da un po' di tempo a questa parte sto leggendo solo ed esclusivamente classici. Un po' lo faccio per sfiducia e pregiudizio nei riguardi delle pubblicazioni più recenti, ma soprattutto perché se sono "classici" ci deve pur essere un motivo e ho voglia di scoprirlo. Però diffido delle liste e dei "must". Io seguo unicamente l'istinto, è come scegliere chi invitare ad uscire. Per questo non mi faccio problemi ad aver letto "I racconti notturni" di Hoffmann o "La caccia allo snualo" di Carroll e non aver mai aperto (per ora) un romanzo di Tolstoj. O di aver letto "Grandi speranze" e non "Oliver Twist".


Da uno scrittore ci si aspetta, nel mio modo di vedere le cose, un impegno che vada al di là dell'idea della torre dorata. Che rapporto ha Raffaele con l'impegno sociale, ammesso che di questo si possa ancora parlare?


Se proprio ci deve essere l'impegno sociale, dev'essere inconsapevole. Sono per l'"ars gratia artis". Per me un'opera letteraria dev'essere bella. Se poi affronta temi sociali, tanto di guadagnato. Ma prima di tutto dev'essere bella.


Volendo scendere un po' nel particolare della situazione attuale, come vedi l'entrata, nel campo della letteratura, dei mezzi tecnologici? Non fa tristezza veder sfogliare alla gente pagine che non esistono su piattaforme che ti illudono di avere un libro in mano?


Il libro per me è fatto di carta, ma quello degli ebook è l'aspetto meno preoccupante del connubio tra letteratura e tecnologia. Credo che il web ci abbia reso tutti più impazienti e abbia indebolito la nostra forza di volontà e la nostra capacità di concentrazione. Perché dovrei esprimere un pensiero in 140 caratteri? Basta un click per ottenere qualunque cosa, perciò ci infastidiamo quando un'attività richiede più di un click del nostro tempo. C'è una vera e propria ossessione per la rapidità e la sinteticità, e dal computer questo passa all'editoria: a volte mi sembra che si pubblichino romanzi ridicolmente brevi solo perché fa figo.


Qual è stato il commento più bello che hai ricevuto, da quando il blog è in funzione? E quale quello che invece magari ti ha fatto male?


Ma così mi inimico tutti i lettori! No, non saprei proprio scegliere un commento in particolare. Sono grato a tutti anche solo per il fatto di dedicarmi due minuti del loro tempo. Più di una volta un lettore mi ha ringraziato per averlo fatto sorridere: forse è questa la soddisfazione maggiore. Mi rendo conto di non sorridere molto...in modo genuino intendo, perciò sapere di riuscire a far sorridere qualcun'altro mi rallegra la giornata. Quanto al commento che mi ha fatto più male...una volta qualcuno mi ha dato della "checca sfranta" perché avevo osato criticare il look di Bianca Balti a Sanremo, quando in realtà avevo scritto che era bellissima nonostante i capelli color pelliccia di licaone e i denti gialli. Ma non è che ci abbia sofferto più di tanto. Ho sentito di peggio.


Avviamoci alla conclusione, perché sento sulla testa la spada di Damocle del tempo che ti ho rubato. Una fotografia dell'attuale situazione politica? Renzi sì, Renzi no...è davvero tutto qui il problema?


Confidavo in una conclusione più facile! Non so ancora cosa pensare. Renzi ha la dote di ogni politico di successo: una faccia di cazzo. Scusate l'espressione, forse avrei dovuto ricorrere a qualche perifrasi barocco-vendoliana, ma non so proprio come altro chiamarlo un Bugs Bunny così. Era impaziente di agire, il che dopo anni di impaludamento è una cosa buona, ma non si è capito ancora cosa intenda combinare. Sta di fatto che si continua ancora a fare scalette di priorità, e questo "benaltrismo" per me è pericolosissimo. La comunità LGBT italiana, tanto per fare un esempio, conduce una vita da reietti, "ma c'è altro a cui pensare." Non è una grande consolazione pensare che: "Almeno non siamo sotto il regime di Putin!"


Solitamente chiedo gli intervistati se avevano voglia di sentirsi fare una domanda...posso farlo anche a te, se vuoi, oppure chiederti direttamente cosa diresti ad Obama se avessi la possibilità di fare una chiacchierata con lui al telefono. O preferisci chiamare Putin? (Russia, questa è democrazia!)


Se devo parlare con Putin, tanto vale che parli nel tubo dell'aerosol, anziché alla cornetta del telefono. Quanto a Obama, per il momento non me la sento di parlargli, anche perché certi nostri connazionali gli hanno già parlato parecchio, e a vanvera ("Aiuto, Obama! I giudici comunisti mi vogliono fare la bua!") Mi riservo l'opzione dell'egocentrico: la domanda alla Marzullo. Raffy, qual è la qualità che più apprezzi nelle persone?


Riferirsi a se stessi con un nomignolo è una cosa tenera. A parte questo: hai la parola.


La qualità che preferisco? Da anglofilo, direi proprio la gentilezza. La english politeness. Non c'è mai "grazie" che sia di troppo. E nella fattispecie, grazie mille, Luca.


Grazie a te della disponibilità. Mi hai fatto pentire di non aver avuto a portata di mano dei pasticcini con una teiera fumante, magari mentre canta: "Ma è una macchia quella o no?" Raffaele Cataldo, adesso che abbiamo finito puoi dirlo: cos'è che non garantisci?


Agli altri, ma soprattutto a me stesso, non garantisco di fare sempre la cosa giusta.

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