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Interviste / Fabiola Danese

Fabiola Danese

Dunque...chi è Fabiola Danese?


Una dannata romantica, che però troppo spesso indossa pantaloni con tasche bucate da cui scivolano dei sogni. Qualcuno, una volta, mi ha dedicato una frase che credo dica tutto di me: "Spesso vorresti un paio d'ali, spesso le cose più banali; spesso abbracci le tue stelle o spesso ti limita la pelle."


Mi stai dicendo che tutti i romantici scrivono, che tutti indossano i pantaloni o che tutti ascoltano Tiziano Ferro?


Direi che probabilmente su un curriculum di uno scrittore ci sono tutte queste cose.


Tu hai una pubblicazione all'attivo...di che si tratta?


E' una raccolta che non amo definire di poesie, ma di pensieri. A Gennaio di quest'anno è uscito il mio primo lavoro: Tutta colpa di Cenerentola. E' una raccolta nata dalla necessità di ricordare qualcuno che è stato importante per me e che purtroppo ora non c'è più. Ha inciso tanto il fatto di voler comunicare a tutti quelli che hanno passato un periodo molto negativo, che si sopravvive a tutto e che il bambino che è dentro di noi va cullato ogni tanto, la sera, anche se la Disney ha creato delle forti illusioni in ogni ragazza che come me ha aspettato il principe azzurro per anni.


Tu lo hai trovato?


Il principe azzurro non si trova, ma la persona giusta sì.


Mi stai dicendo che persino i sognatori hanno smesso di credere all'arrivo di un tizio su un cavallo bianco pronto a sconfiggere il drago e salire sulla torre?


Credo che quelli che chiamiamo sognatori, siano una razza in via d'estinzione; ma ho capito che forse è meglio così. Non è sbagliato sognare, non fraintendermi, ma ad un certo punto ti rendi conto che la sveglia suona e che se sei riuscito a non svegliarti sudato, la notte, in preda al panico, allora tanti di quei sogni probabilmente sono nella tua realtà.


L'Italia è un paese di artisti; o almeno, questo è quello che vogliono farci credere da un po' di anni a questa parte. Sono molti quelli che provano ad entrare nel mondo della recitazione, del canto, del ballo. Il mondo della scrittura com'è messo?


Molto male, direi. Quello che mi ha spinto finalmente a pubblicare qualcosa di mio è nato da un profondo disgusto provocato dall'entrata nelle librerie e la vista accecata dalle cavolate che vengono pubblicate al giorno d'oggi. Il mio è disgusto, odio, disprezzo per come viene condotto questo business in Italia, e ho detto tutto.


Andiamo controcorrente: fammi nome e cognome di chi hai trovato in libreria e ti ha fatto schifo. E aggiungo: potendoci parlare, che cosa gli diresti?


Quando ho visto il libro delle barzellette di Totti credo di aver toccato l'apice. Non me la prenderei con lui, se lo incontrassi; sono solo mortificata dal fatto che per essere pagati e non pagare per una pubblicazione, bisogna essere un calciatore, una velina o un tronista.


Vogliamo svelare un attimino questo meccanismo perverso in cui sono cadute le case editrici minori? Gli autori sono obbligati a comprare delle copie del loro stesso libro?


Sì, ovvio. A prezzi che nessun giovane, al giorno d'oggi, potrebbe permettersi; se non con l'aiuto di qualcuno. E' squallido vendere i sogni degli scrittori. E' necessario pagare per poter ricevere delle copie che sarai tu stesso a tentare di rivendere per cercare di rientrare nella cifra investita. Tutto il resto non è che una misera percentuale sulle vendite online o cartacee.


Posso chiederti com'è andata la vendita? La gente non legge più...o no?


Diciamo che è stata più che altro una soddisfazione personale. La gente non è interessata realmente a quello che pensi, la maggior parte si cura della propria superficie, ma questo è il mondo che ormai abitiamo.


Se tu fossi messa nelle condizioni di governare uno stato, cosa faresti? Le prime tre leggi che ti vengono in mente.


Ne ho solo una: tagliare gli stipendi dei politici, dei calciatori e delle soubrette, per sfamare l'Italia intera. E' un sistema che non funziona, il nostro, ma del resto il cancro ha generato fin troppe metastasi.


Tornando al discorso del libro...quali sono i riferimenti? C'è un sito? Una pagina Facebook?


La mia casa editrice, la Booksprintedizioni, è prevalentemente online. Basta andare sul sito e la mia pagina con tutti i riferimenti al libro, un'anteprima, il booktrailer, sono disponibili alla consultazione. Inoltre mi hanno messo a disposizione un intero blog dove poter seguire il mio oblio della farneticazione su questo mad world.


Molto spesso le voci delle scrittrici si alzano a difesa dei diritti civili, dei diritti sociali, in particolar modo in questo momento storico in cui il femminicidio è purtroppo presente sui giornali. Cosa si potrebbe fare? Tu hai avuto esperienze di questo tipo, magari di qualche donna a te vicina, che ha subito situazioni poco piacevoli?


Fortunatamente no, non conosco nessuno che ha avuto di questi problemi. Le cose da fare sono tante, ma purtroppo spesso la paura regna sovrana. Segnalare gli eventi sarebbe già un grosso traguardo, non siamo sole, tanta gente si occupa di questi casi, sta solo alle vittime fare il primo passo, che è anche quello più difficile.


Quale domanda avresti voluto che non ti ho fatto? Diciamo che hai la possibilità di dire quello che ti pare. Citiamo Marzullo? Potresti farti una domanda e darti una risposta.


Onestamente posso solo ringraziarti per avermi permesso di dire la mia, di essermi sfogata e di avermi dato la parola. Non mi capita spesso che qualcuno mi chieda un'opinione su quello che realmente penso di questo mondo, forse perché le mie risposte non piacerebbero a tutti.


Hai una scrittrice di riferimento?


A questa età devo dirti che ho perso una linea da seguire, seguo me stessa, ma se proprio dovessi farti un nome...non sarebbe femminile: Zafon.


Hai a disposizione una telefonata con Obama: cosa gli diresti?


Vieni da noi, prendi l'Italia sotto la tua ala e conducici verso il futuro.


Fabiola cos'è che non garantisce?


Non garantisco per il paradiso. Credo in questa vita e in questa soltanto, viverla al meglio è tutto ciò che chiedo a me e a tutti quelli che amo.


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