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Interviste / Manuela Marchi

Manuela Marchi

Date le premesse fatte, secondo me adesso dovremmo dividere la domanda tra: chi sei per te e chi sei per gli altri.


Perfetto. Dunque...fammici pensare un attimino...cosa vuoi sapere prima, chi sono per me o chi sono per gli altri?


Chi sei per te.


In realtà ancora non lo so. Se lo sapessi non avrei una serie di problematiche che tuttora ho e che rimangono mie e che molto spesso non mi va nemmeno di condividere con gli altri. Comunque, in fondo, io credo di essere una persona molto valida, di aver fatto tanto e di meritarmi tanto. Di aver fatto cose che altri non fanno, o che magari fanno ma siccome le ho fatte io sono meglio di altri. Quindi, nella mia totale sincerità, quando io mi sono guardata allo specchio, mi sono sempre detta: brava, sei in gamba. Questo è quello che io vedo di me. Mi sono sempre detta che la mia unica pecca sia quella di essere fortemente legata alla mia città e quindi di non essere mai riuscita ad andare fuori. Son convinta che se fossi andata fuori avrei fatto chissà cosa.


Un cordone ombelicale disagiato.


Però c'è da dire anche una cosa: io col tempo ho perso molta di quella che era la mia ambizione originaria. Non mi sento una perdente, ma la società ti fa credere non adatta...però se io devo pensare a me, io sono abbastanza soddisfatta della mia vita.


Io il tuo nome lo metterò all'inizio. Speravo in una tua presentazione più formale.


Ah! Quindi vuoi una...


Alla Maria, alla Maria. Fai una presentazione alla Maria.


Va bene. Allora, io sono...


No! A parte nome e cognome...in quale categoria della società tu ti inserisci in questo momento.


Allora...io sono Manuela Marchi. In quale categoria? Studentessa disoccupata. Perché allo stato attuale per la società io sono questo. Anzi, sono una laureata, adesso alle prese con la specialistica, disoccupata.


Bene.


Sono proprio questo, io, per la società.


Disoccupata perché hai meravigliosamente deciso di intraprendere una strada...che poi è quella che hai intrapreso, no?


Stiamo parlando del giornalismo?


Sì.


E' una delle cose che mi piacerebbe fare nella vita.


Quindi tu sei una di quelle che è d'accordo con la teoria del paracadute.


Cioè?


Che bisogna tenerse aperte diverse porte perché il fallimento spaventa. Non si può semplicemente tentare una vita, fallire e arrivare alla fine della propria vita semplicemente ammettendo: ok, io ho fallito.


Nel mio caso la cosa è differente. Se io sapessi di poter vivere col giornalismo, mi dedicherei solo a quello e ne sarei felice. Sono però consapevole che attualmente non vivo con quello che mi piace fare, quindi mi sono sempre dovuta creare delle alternative.


Allora tu lavori...


Io scrivo.


Ecco. Non parliamo di lavoro perché non c'è busta paga.


Io scrivo per un giornale della mia città, un mensile. Prima scrivevo per un giornale di Martina Franca. Quello è stato il mio ingresso nel mondo del giornalismo. Per me è stata un'esperienza che non rinnego assolutamente, è stata la svolta della mia vita e la mia ex direttrice è stata la prima persona che mi ha permesso di scrivere. Certo, gli articoli erano concessi gratuitamente e non erano riconosciuti per il tesserino.


Che si prende come? Spieghiamo.


Si prende scrivendo...


E poi aspetta: c'è una differenza tra giornalista e...


Pubblicista. Il primo step è quello del giornalista-pubblicista. E poi, dopo un esame, si diventa giornalista professionista. Fondamentalmente, detto in poche parole, per prendere questo tesserino, devi scrivere con una costanza di 2 anni, in varie testate. A seconda che sia un mensile, un settimanale, un quotidiano, c'è un tot di articoli che tu devi raggiungere e questi articoli devono essere riconosciuti. Tu devi versare dei contributi, ci devono essere delle ricevute che attestano che tu hai preso determinati soldi. Ovviamente, se tu non vieni retribuito e se il tuo editore non ti paga questi contributi, molti pubblicisti arrivano a pagarsi loro queste spese.


E' una specie di Cepu del giornalismo.


Praticamente. Sono grata alla mia prima esperienza giornalistica; mi ha fatto scrivere, mi ha fatto fare quello che mi piace fare: ho incontrato persone, mi sono confrontata con delle realtà culturali che apparentemente in queste zone non esistono e che grazie a questo mestiere ho scoperto sempre più vive. Poi sono venuta a conoscenza di questo nuovo progetto: Alchimie. E' un mensile che nasce per sponsorizzare eventi culturali e che ha dato luogo ad un vero e proprio magazine, con tanto di direttrice, iscrizione all'albo.


Nel corso del tempo tu hai fatto un po' di interviste. Chi ti ha lasciato di più? Quanto c'è di preparato?


Per quanto riguarda le mie interviste, di preparato c'è pochissimo. Se non le prime che, per paura, ho fatto leggere. Ma lì si sbaglia. Parliamo di persone affermate magari anche a livello nazionale o internazionale, però in contesti locali. Se noi parliamo di personaggi importanti, prima di poter fare un'intervista, tu parli con il loro addetto stampa, fai vedere le domande che verranno fatte, se a loro non piacciono loro ti dicono che domande devi fare. In questo mondo io ancora non ci sono arrivata. Queste interviste sono state tutte molto interessanti, e molte mi hanno colpita positivamente. Quelle che invece mi hanno fatto più paura sono state quelle mute: magari grandi artisti, grandi persone, alle quali tu fai una domanda sperando che ti raccontino e alla quale magari rispondono con un: "Sì." o un: "No." Le interviste migliori sono quelle alle persone umili. Sono puntuali, non si fanno pregare, capiscono che dietro a quello che tu fai c'è un lavoro, c'è un rispetto della persona più che della professione.


Chi ti piacerebbe intervistare?


Victoria Cabello. Io vorrei essere Victoria Cabello.


Beh...a questo punto...dì perché.


Non lo so. La seguivo dai tempi di Mtv. Ha una padronanza dell'inglese che io invidio fottutamente, perché io sono laureata in lingue e ancora non ho questa dimestichezza con la lingua. C'è sempre quella parola che non capisci. E' perché dovrei andare lì? Adesso c'è anche questo luogo comune che appena ti laurei l'altra tappa debba essere un viaggio. Sono le tappe obbligate che mi danno molto fastidio. La Cabello mi piace perché nel suo modo di realizzare i programmi io trovo una semplicità di arrivo al pubblico che ha dietro delle cose interessanti. Mi piace il suo modo di spaziare. Nei suoi programmi ha intervistato uomini di un certo spessore culturale o anche politico, mantenendo la sua faccia di culo. E poi mi piace il fatto che lei porti lo stesso taglio di capelli da 10 anni. Vorrei passare qualche giorno con lei...e capire magari cosa lei possa pensare di me.


Cioè, tu faresti tutto questo per sapere cosa pensa di te Victoria Cabello?


Sì.


Tornando al discorso di prima: le realtà locali che tu hai scoperto facendo questo lavoro. Sulle realtà locali c'è un'ignoranza di fondo; vengono conosciute a livello nazionale solo se parliamo di zone quali Roma o Napoli. Le cose circoscritte a queste due città hanno comunque la possibilità di essere rilevanti a livello nazionale. Le cose che succedono in altre città molto meno.


Dipende. La mia ultima intervista è stata a Giacomo Abruzzese. E' un regista tarantino che a Taranto però non vive, fa la spola tra Milano e la Francia. Magari i tarantini non lo conoscono, ma nel resto del mondo è conosciuto. Certo, la maggior parte degli artisti che ho conosciuto sono personaggi che per il momento hanno guadagnato il successo qui. Però ad esempio ci sono i Nirkiop che si sono affermati a livello nazionale. Loro sono al secondo posto della classifica dei Video-tubers più visti.


Cosa faresti tu per la situazione delle realtà undergound? Quelle realtà che se magari riuscissero ad imporsi all'attenzione del pubblico avrebbero da raccontare qualcosa? Io ti chiedo: cosa faresti tu, di pratico, non so...una legge, un editto, una qualunque cosa, per eliminare Manuela Arcuri e metterci Tizio? Cosa manca alla micro-cultura?


Delle selezioni sincere. Noi sappiamo benissimo che il mondo dello spettacolo è un mondo corrotto. Sicuramente...non ti posso dire che farei una legge, perché dovremmo riscrivere tante cose della nostra nazione...ma quello che io vorrei fare è far uscire le mie interviste su un giornale nazionale. Sarebbe bello se le grandi testate dessero questa possibilità. E' anche vero che noi siamo tanti. Riuscire a far conoscere tutti è veramente molto difficile.


La domanda che tu vorresti che ti facesse Victoria Cabello in tv.


Mi piace molto il gioco "Ce l'ho – Mi manca".


C'è una figura femminile di spicco, oggi, in Italia?


Di politica non capisco granché; mi son fermata al periodo della nascita della nostra costituzione. Ma oggi come oggi...una persona che mi fa molta simpatia è Emma Bonino. Mi piacciono anche molto le Femen. Sono molto legata al discorso del femminismo. Sono stata contenta quando la Bonino è stata eletta come ministro degli esteri, ma se adesso mi chiedi cosa stia facendo...io non ti so rispondere. Apprezzo la Bonino per le sue battaglie passate, ecco.


I tuoi sogni futuri? A lungo termine.


Io non ho sogni a lungo termine. Spero di non essere mai turbata. A breve farò il mio primo viaggio fuori dall'Europa: Guatemala e Messico. Spero che mi possa dare la forza per affrontare un viaggio di volontariato che voglio fare da molto tempo...e spero che contemporaneamente possa essere un'ispirazione per il mio futuro, compresa la stesura di un romanzo. Io mi emoziono ancora leggendo le storie d'amore.


Hai a disposizione una frase da dire ad Obama. Ti offrono la possibilità di chiamarlo. Che gli diresti?


Fai una festa e invita i siriani.


Cos'è che non garantisci?


La stabilità. Fisica e mentale.

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