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Interviste / Pierfrancesco Madeo

Pierfrancesco Madeo

Dopo parecchio tempo passato ad inseguirci, riesco finalmente a raggiungerti! Direi che la domanda con cui potremmo dare il via è forse la più banale ma al contempo la più difficile, a seconda di come la si legge e la si interpreta: chi è Piefrancesco Madeo?


Mi chiamo Piefrancesco Madeo, ho 30 anni, e vivo a Longobucco, un paesino in provincia di Cosenza. Il mio percorso artistico ufficiale inizia all'età di 17 anni, in cui ho deciso di iscrivermi alla "Giuseppe Verdi", scuola musicale di Rossano Calabro, dove frequento il corso di 'Tecnica vocale', raccogliendo i primi applausi in festival popolari e concerti di piazza. Nel frattempo ho iniziato a dedicarmi seriamente alla scrittura di testi musicali e alla realizzazione della mia idea di arte. Da lì ho iniziato a partecipare a concorsi e festival nazionali e internazionali. Nel 2004 al prestigioso Festival Mia Martini: "Sento" arriva in semifinale; è il mio primo inedito. Identico risultato al Festival Di Napoli, dove eseguo il mio secondo inedito "Amica forever". Nel 2005 sono finalista a Voce Di Calabria, con l'inedito "Immenso mare". Nello stesso anno partecipo a Sanremo Rock e a Una Voce Per Sanremo: in entrambi i concorsi raccolgo due ottimi terzi posti. Nel 2008 partecipo a X Factor e al Festival Di Castrocaro Terme. Nel frattempo, oltre a numerose esibizioni nelle piazze d'Italia, intensifico la mia attività autoriale collaborando con compositori e arrangiatori professionisti. A Maggio del 2009 esce "Magma": è il mio primo album professionale, distribuito dall'etichetta discografica Sound On Sound. Il 2010 è l'anno delle soddisfazioni: a Gennaio raggiungo le selezioni finali del Festival Di Sanremo, nella categoria "Nuova generazione". A Settembre approdo negli States, dove sono finalista al Festival Della Canzone Italiana di New York. A Dicembre sono invitato da Rai Uno come ospite per la maratona Telethon, in cui ho duettato con Alessandra Amoroso. Nel 2011 sono semifinalista al celebre Hyundai Music Awarda della Universal Music. Il 2012 è l'anno di Sanremo: alle selezioni del Festival presento il singolo "Angeli di un sogno". "Utopia", e siamo nell'Aprile 2013, è il mio ultimo disco: sognante, combattivo e sprezzante dell'ipocrisia dei falsi sorrisi; è il mio manifesto artistico e di vita più completo.


Dalle tua parole si capisce chiaramente quanto tu creda in ciò che fai e proponi. A tal proposito: come pensi possa incidere, la musica e l'arte in generale, sulle generazioni di oggi? Mi spiego meglio: credi ci sia la possibilità di riuscire davvero ad aprire le coscienze, a smuovere passioni, a regalare conforto, a rivoluzionare le cose, magari partendo proprio da un prodotto musicale? D'altronde, tu stesso definisci il tuo lavoro "Utopia" come 'combattivo'.


Io credo che la musica possa incidere moltissimo: è l'unica delle arti che riesce ad arrivare in modo più forte all'anima e a farci riflettere. Anche se io penso che sia fondamentale, per riuscire a fare tutto ciò, che chi fa e propone musica debba farlo con amore, cercando di inserire un messaggio che esprima qualcosa di importante, dai contenuti veri, ragionando come artista e non come mercante su come fare business. Chi realizza un brano a tavolino, sicuramente non facile da realizzare e non lo metto in dubbio, difficilmente farà un pezzo che possa restare nel cuore e nelle coscienze della gente. Un artista dev'essere un artista, il resto si vede dopo. Il mio ultimo lavoro, "Utopia", è un album combattivo, con dei messaggi molto forti e importanti, con una modalità non troppo pesante perché sennò poi la gente si può annoiare. Comunque, l'utopia dell'album non vuole esprimere uno stato interiore irraggiungibile, bensì il contrario: vuole comunicare la voglia di lottare e di non arrendersi mai; solo se ci crediamo fortemente e con determinazione, ciò che ci sembra un miraggio impossibile può realizzarsi. Basta crederci e volerlo con tutto se stessi.


Prima di approfondire meglio un lato del discorso, che vedremo tra poco, vorrei chiederti: qual è l'esperienza, tra le tante di cui mi parlavi all'inizio, che ti è rimasta maggiormente nel cuore? E ancora: c'è stato invece un momento, nonostante il già lungo e soddisfacente curriculum che hai alle spalle, in cui hai pensato di mollare tutto?


L'esperienza che mi è rimasta più nel cuore è stata sicuramente la partecipazione alla finale negli States, al Festival Della Canzone Italiana di New York. Comunque ogni mia esperienza ha lasciato in me qualcosa di indelebile: lacrime e sorrise, cadute e rialzi. Ho pensato molte volte di mollare tutto: a volte le critiche cattive e distruttive, le offese gratuite, mi hanno ferito nell'anima, anche se so nasconderle con un sorriso... Il periodo dove ho raggiunto il limite e stavo mollando tutto seriamente è stato nel Gennaio 2013, mentre ero in fase di produzione dell'album "Utopia": avevo deciso che sarebbe stato il mio ultimo lavoro. Poi qualcosa dentro di me mi ha dato la forza di continuare.


Ecco, parliamo un attimo di produzioni. Qual è il tuo punto di vista, a tal proposito? Ultimamente sempre più artisti decidono di non affidarsi alle case discografiche di grande respiro, ma è una scelta artistica, dettata dalla possibilità di avere maggiore libertà, o credi che in realtà sia perché i grandi nomi preferiscono puntare su ciò che vende a discapito della qualità?


Oggi gli artisti non hanno più modo di decidere nulla. Le grandi case discografiche non investono più sugli artisti, né tanto meno li cercano; puntano sui Reality, sono in cerca del personaggio che può fargli vendere bene e subito, giocando sul fattore dell'enorme visibilità che il reality gli porta, e poi quando tutto questo finisce vengono abbandonati. Oggi un artista è costretto ad auto-prodursi, cercando strade alternative; è l'unico modo per muoversi e non rimanere nell'eterna illusione che qualcuno si interessi a te. Bisogna darsi da fare con immensi sacrifici per portare avanti la propria musica, che abbia un cammino artistico credibile e vero e non un prodotto di serie con la data di scadenza.


So che magari sarebbe come chiedere ad un padre quale figlia preferisce di più, ma...c'è una canzone che hai cantato e che magari ha una storia particolare, o alla quale ti senti più legato?


Una domanda difficile, questa. Sono legato a tutte, ognuna di esse riflette una parte importante di me: è come in un libro che racconta una storia in musica, traccia dopo traccia sfoglia le pagine della mia anima. Dovendo proprio dirne uno, sceglierei il brano "Utopia", che dà anche il nome al mio ultimo album. Rispecchia un po' tutto il mio modo di concepire la musica e l'esistenza, racchiude ogni mio sentimento lungo il percorso della vita. Tra rabbia, gioia, dolore, ma sempre con la voglia di lottare e non mollare; è il mio vissuto, il mio lavoro musicale più intimo ed emotivo, la mia parte più gothic, dolce e malinconica, grintosa e combattiva.


Nel panorama musicale italiano, abbastanza alle strette dopo l'invenzione infernale dei Talent, i nomi che riescono a salire alla ribalta sono pochi e le voci sembrano assomigliarsi tutte. Hai un tuo personale punto di riferimento, un modello insomma (anche se è ormai fuori moda ammettere di averne uno) a cui puoi in qualche modo affermare di ispirarti? Insomma: quali sono i cd che ascolti più spesso? Sei anche tu, come la quasi totalità dei giovani italiani, un esterofilo convinto?


I Talent hanno appiattito la qualità musicale: è una sfida basata sulle cover, alla fine si giudicano solo la voce e il personaggio da creare, e non il cammino della loro musica e del loro essere. Le voci si assomigliano perché insegnano a cantare a tutti nello stesso modo, con una tecnica pre-impostata; poi il tipo di musica che esce nei canali commerciali è pressoché uguale e in più, oramai, in studio c'è il vizio di esagerare con i correttori vocali, che robotizzano la voce e fanno sì che sembrino fatte con lo stampino. Purtroppo, il fatto di affogare le voci con Autotunes e Melodyne non è solo italiano: all'estero hanno un repertorio di genere più vario, c'è più personalità, e si nota meno. Parliamo del "commerciale", però, perché il panorama indie italiano non ha nulla da invidiare alla musica straniera. Per quanto riguarda me, quelli che mi hanno trasmesso il fascino della musica fin da bambino sono stati gruppi e artisti come Queen, Scorpions, Guns'n Roses, Nomadi, Battisti, De Andrè, Bertoli, Battiato, e ancora Placebo, Him, Muse, Renga, Timoria, Subsonica, ecc. Ognuno di loro mi ha contaminato di ispirazione e da lì sono partito per costruire la mia identità artistica. Non mi sento esterofilo: io seguo tutta la bella musica ben fatta.


Volendo discostarci un attimo dal discorso puramente pentagrammato, anche se non più di tanto, abbiamo parlato del panorama musicale ed artistico in Italia... Ma qual è invece il tuo punto di vista su quello politico e sociale? E ancora: credi che l'etichetta di "artista impegnato" abbia ancora un senso nel 2014?


Viviamo in un periodo molto duro. Il mio giudizio è abbastanza negativo: la politica non pensa ai problemi reali della gente, sento tanto parlare ma a fatti stiamo a zero. Il tessuto sociale è sempre più degradante, il disagio e l'indifferenza ci stanno portando ad un punto di rottura: c'è troppa violenza, troppa cattiveria, ognuno pensa solo ai propri interessi e sinceramente sono stanco di vedere tutto questo. Io penso che fare arte sia un valore da non perdere, da non far cadere nel ridicolo. L'arte è nata per comunicare con l'anima e darle sollievo, serve a far uscire il lato migliore delle persone; per questo credo che debba essere tutelata. Se perdiamo anche l'essenza dell'arte non ci resta più niente; siamo destinati al solo potere schiacciante del Dio Denaro, dell'usa e getta di tutto, in un mondo governato dal caos.


Mi rendo perfettamente conto della durezza della domanda, ma sono anche convinto che non ci si debba mai nascondere dietro un dito; e poi, aggiungo, credo tu sia una persona sufficientemente matura per poterne cogliere il senso: il fatto che una malattia, di cui magari potremmo anche decidere di non parlare, ti costringa fisicamente a tutta una serie di privazioni, soprattutto fisiche ma immagino anche mentali, ha avuto una qualche influenza sul tuo modo di concepire la musica e di cantarla? Credi che, in qualche modo, possa essere una sorta di valore aggiunto alla tua profonda sensibilità, che molto spesso viene fuori da ciò che dici e che poi esprimi con il canto?


Sicuramente la malattia su molte cose mi è stata di ostacolo, soprattutto sull'autonomia, e questo spesso non è stato facile da vivere interiormente, ma io ho sempre avuto un motto: con la mente e la forza d'animo si può andare ovunque, si possono affrontare le battaglie più dure e insormontabili. Sinceramente non so se la malattia abbia influenzato il mio modo di concepire la musica, però posso dire che vedo la vita da una prospettiva diversa, riesco a capire ed apprezzare quelle piccole cose che molti ignorano o danno per scontate; riesco ad andare oltre l'orizzonte e a vedere la luce anche quando c'è il buio più profondo. Nelle mie canzoni, alla fine, racconto una parte di me, le mie sensazioni più intime, nella concezione della mia anima e del mondo che mi circonda. Più che un valore aggiunto, direi che è un modo diverso di scrivere, che va oltre le ovvietà, che lascia immaginare con la fantasia, in cui ognuno ci si può rivedere a seconda del suo stato d'animo, e può crearsi il proprio significato.


Avviandoci verso le domande conclusive: quali sono i contatti tramite cui ti si può raggiungere? E soprattutto: quali sono, al momento, i tuoi progetti per il futuro? Sei in fase di scrittura? C'è qualcosa che bolle in pentola?


Mi si può raggiungere tramite i seguenti link:

https://www.facebook.com/pages/Pierfrancesco-Madeo/58349202518

https://www.youtube.com/user/pierfrancescomadeo

https://myspace.com/pierfrancescomadeo


I miei progetti futuri sono in fase creativa: sto realizzando delle nuove canzoni, stanno nascendo delle belle collaborazioni che porteranno un valore aggiunto alla qualità complessiva dei brani. In primavera fioriranno tante novità, che ancora non posso svelarvi; posso solo dirvi che il nuovo sound è molto evanescente, trasporta la mente in un sogno.


C'è una domanda che vorresti ti fosse stata rivolta? Volendo, puoi fartela da solo. Siam democratici, qui!


La musica cosa rappresenta per te? Rappresenta la linfa vitale che mi fa sentire come in un sogno, è una passione che tocca le corde dell'anima. Non c'è gioia più grande che regalare emozioni e speranze, per cambiare, con le nostre parole, le nostre note. La musica mi dà tutto, riempie e colora ogni istante della mia anima.


Cos'è che proprio ti senti di non poter garantire?


Non lo so.

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