Non Garantisco

Interviste / Giuliano 'Negro' Piccirillo

Giuliano 'Negro' Piccirillo

Che canti lo diciamo immediatamente, così da togliere ogni dubbio. Una domanda a bruciapelo, però, te la faccio prima di addentrarci in qualunque altro discorso: quel "sogno della capitale", di cui parli in un tuo pezzo, sei riuscito a realizzarlo o no? O è "del" Capitale? E' stato il live a fregarmi l'udito?


Nella canzone mi riferivo a "Il capitale" di Marx.


Ecco, benissimo...


Però il mio sogno lo sto realizzando nella capitale!


Il titolo del tuo progetto discografico, "Fiumi azzurri e pappagalli rosa", è decisamente bucolico: come è stato scelto? Ha una storia particolare? E che legame ha, Giuliano, con i pappagalli? Sono una figura stilisticamente ricorrente, nel progetto.


"Fiumi azzurri e pappagalli rosa" è il nome e la prima traccia del progetto: il brano mischia l'asfalto grigio della città con le sue contraddizioni e l'occhio mio e di chiunque come me vuole ancora guardare, gustare e scoprire fiumi azzurri e pappagalli rosa anche dove occhio non vede.


Hai deciso di presentarti, insieme ai componenti del gruppo che ti accompagna, con il nome di Negroserio. A parte un mio personalissimo plauso, del tutto politico, che ti faccio in merito alla questione dell'utilizzo della parola "negro" in senso finalmente non dispregiativo (cosa alla quale l'Italietta che abitiamo ci ha purtroppo abituato a considerare di ordinaria amministrazione), cosa ti ha o vi ha spinti a scegliere questo nome? Nessuna paura che potesse scattare il rimando ai Negramaro, che tra l'altro hanno il frontman che ha il tuo stesso nome?


Sono sempre stato chiamato Negro dagli amici, durante la mia adolescenza, e mai in senso dispregiativo; ho quindi voluto portare con me nel progetto la parola Negro, che mi identifica, e fonderla con serio, visto che tutti intorno ci volevano obbligare a scegliere un lavoro "serio", come se la musica non lo fosse. Scoprire poi che un anno dopo si presentavano a Sanremo i Negramaro con un frontman di nome Giuliano...ti lascio immaginare le reazioni! Non so Giuliano Sangiorgi come l'abbia presa.


All'inizio di un tuo brano, decisamente godibile (ma pare che non ci si debba esporre mai nei blog, altrimenti ti accusano di essere di parte come se esserlo fosse un problema), campeggia la frase: "Scrivo parole troppo piene di sabbia e dolore." Proprio sotto il video, raggiungibile da Youtube, il tuo commento: "Tira più il video di Raffaella Fico che il nostro carro di buoi...dei paesi tuoi." La domanda, la questione quasi filosofica è: in un paese come quello italiano, ha ancora senso portare in giro una musica diversa da quella puramente godereccia? C'è ancora spazio per chi ha bisogno di raccontare e raccontarsi, piuttosto che di sculettare per sculacciarsi?


Il brano di cui parli è "Trema", scritto dopo il terremoto dell'Aquila. I brani che scrivo e poi decido insieme alla produttrice e al gruppo di proporre, esulano dalle logiche di mercato e se le rispettano è per puro caso. Abbiamo deciso di partire dai testi e dalle atmosfere e dai rumori che con la musica e gli strumenti abbiamo la volontà di creare. Non ho mai pensato alle persone come pubblico, ma come interlocutori che hanno deciso di dedicare un'ora o poco più ad ascoltare. E poi chi lo dice che la mia musica non sia a suo modo godereccia?


In un momento delicato come questo, che in Italia dura da diversi anni, è difficile riuscire ad inquadrare un "cantante impegnato", definizione che i più sembrano denigrare. Ti ci senti, in qualche modo? Quanto credi che possa pesare, un brano musicale o un'opera artistica in generale, all'interno del pensiero sociale di un paese?


Con il progetto Negroserio raccontiamo cose, storie... Personalmente non mi sento "impegnato" ma in dovere di essere credibile. Ed è una lotta continua che faccio anche nella mia vita. Sono per una visione soggettiva di ciò che è arte, ed attualmente è una parola abusata; e l'artista pare essere tale solo se stravagante, o "particolare", o eccentrico.


A proposito di artisti: qual è il bagaglio musicale che ti porti dietro? Da dove attingi, a chi ti rifai, o magari, molto più semplicemente, di chi tieni un cd a portata di mano?


Amo il jazz. Il jazz senza nomi roboanti, fatto di strumentisti e di artisti alla ricerca di un suono. Ho imparato da piccolo a suonare quel che basta la chitarra per poi vivere una bella esperienza come sassofonista a Napoli tra jam session e voglia di sperimentare. E per caso, poi, ho dovuto tirare fuori le cose che scrivevo dal cassetto. Come autori italiani ho amato tanto Concato e l'ultimo De Andrè, non tanto il primo (e con questa cosa mi farò qualche nemico). Musica classica, pop, rock...ormai non mi chiedo i nomi: ascolto e gusto.


Hai citato Napoli, e d'altronde le tue radici affondano proprio nella città partenopea. Ricordo il nome di uno degli ultimi cd di Federico Salvatore: "Fare il napoletano...stanca!" Ecco, quanto pensi che ti sia stato utile, nella tua carriera musicale, questa origine? E quanto invece (e se) pensi che possa in qualche modo aver gravato sul tutto?


La mia città mi ha reso ciò che sono, nel bene e nel male. Una città piena di odori, volti, vita e umanità. Spesso si parla della Napoli monumentale o dei fatti di cronaca, ma mai delle persone che crea; non parlo degli artisti o dei musicisti, ma della sensibilità, e quando davanti agli occhi vedi tutto, il bene e la parte più brutta del male, sei una persona pronta ad ascoltare.


La nascita di questo disco, con la seguente scia di esibizioni live, è nata dalla fiducia che qualcuno ha messo nel progetto, iniziando a crederci oltre a te, a voi. Quanto è stato difficile riuscire ad arrivare al cd vero e proprio? E i social possono giocare un ruolo importante, in questo senso, o si deve ancora sperare nel talent scout seduto nel pubblico che non si fa notare e poi sfodera un contratto a fine serata?


Io devo ringraziare Ornella Miriam Amodio, che ha creduto in me e in ciò che scrivo, mi ha portato da Tony Carnevale e così è nato "Fiumi azzurri e pappagalli rosa": con la semplicità di professionisti che ti fanno vivere la nascita di un lavoro discografico come la cosa più naturale del mondo. Poi la decisione di andare piano, e semplicemente di andare in giro a far ascoltare il nostro progetto. Stiamo ancora imparando come comunicare tramite i social; io devo ringraziare il vecchio MySpace, tramite il quale ho conosciuto la mia produttrice e molti dei musicisti che ancora collaborano al progetto.


Quali sono i progetti futuri al momento, dunque? Insistere sui live?


I live sono il pane quotidiano! Stiamo scegliendo i brani per il nuovo lavoro, previsto per il 2015 o 2016, la produzione non ci dà fretta. Non sforniamo biscotti, e bisogna parlare solo quando si pensa di avere qualcosa da dire.


Avviandoci alle battute finali, anche per non incorrere in un tuo suicidio in diretta, cosa pensi della macchina "talent", che così tanto ormai riempie le classifiche italiane? Ricollegandomi a ciò che hai appena detto, ci son cantanti che sfiorano pericolosamente la media di quasi 2 cd all'anno.


Una vetrina che ti espone una volta sola, e dopo tre mesi ti uccide perché deve uscire un altro prodotto, tutto qui. Non voglio pensarci.


Allacciandoci a momenti di marzulliana memoria, volendo puoi farti quella domanda che nessuno ti ha mai fatto fino ad ora. Se vuoi puoi anche risponderti; dicono che chi faccia da sé...


Anni fa ero pronto a questa cosa, ed avevo selezionato cinque domande interessantissime con altrettante risposte pertinentissime, ma la domanda che mi faccio è: Negro, o Giuliano, o Negroserio, ma la vita è un sogno o i sogni aiutano a vivere meglio? E la risposta è: non lo so! E' il dubbio che mi rende vivo.


Cos'è che non garantisci?


Di aver detto il vero.

Grafica by DursoGrafica
Visite: 55310 - Pagine viste: 173178

Facebook Youtube NonGarantisco.it di Luca Casamassima
Privacy | Note legali