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Interviste / Marta Finiti

Marta Finiti

Partiamo dal presupposto che stiamo parlando con una persona che ha una diretta esperienza nel variegato mondo delle "comunità minori", in particolar modo riferendoci alla realtà di Roma. Per questioni lavorative, ti sei ritrovata a stare a stretto contatto con i rom: questo fantomatico mondo, che viene poi spesso utilizzato come spauracchio al posto del più famoso e tradizionale "uomo nero" di cui abbiamo sentito parlare da bambini, cosa ha di molto più vicino ai nostri modi di fare di quanto si possa pensare? Quanto c'è di fondato in questa paura, che più in generale c'è nei confronti dello straniero ma che colpisce maggiormente questo universo?


In lingua romanesch, il termine rom significa uomo. La questione dei rom è estremamenta complessa e delicata, che va analizzata in un macrocontesto. Chi sono i rom? Questo popolo da dove viene? Come nasce? Da quello che ci suggerisce buona parte della letteratura, i rom li ritroviamo da secoli. Esistono piccole culture nomadi che si spostano dall'India, come alcuni suggeriscono, o dall'est Europa. In Italia, rispetto ad altre nazioni d'Europa come la Spagna, i rom sono solo una piccola minoranza, che ritroviamo in grandi comunità stabilmente presenti sul territorio da tanto tempo, come ad esempio quella in Abruzzo, verso Pescara. Ci sono, sono integratissimi. Lo spauracchio nasce dal fatto che si ha sempre paura di ciò che non si conosce. Mi viene un esempio molto banale: se si entra in una casa buia, si ha paura di poter prendere uno spigolo. La non conoscenza porta paura, porta livore, ed è facile cadere nello stereotipo: lui è il cattivo, lo do per assodato, perché è diverso da me. Diverso da cosa? I rom sono persone, quindi a livello umano non ci sono differenze. Io come persona, in base anche agli studi che faccio, sono convinta che i confini non esistano: esiste un confine naturale, ma un confine umano e politico non ci dovrebbe essere. Bisognerebbe, poi, fare anche una distinzione in base alle provenienze: abbiamo dei rom che vengono dall'ex Iugoslavia, e c'è una differenza di comportamento e di atteggiamento tra i rom bosniaci, quelli della Romania, quelli del Kosovo o quelli serbi. In quello sì, si riscontra una differenza culturale, paragonabile a quella che troviamo tra chi vive a Belluno e chi ad Avellino, che è normale che ci sia. I bambini che noi la mattina andiamo a prendere con dei pullmini e che portiamo a scuola, hanno mamme che fanno le domande di qualsiasi altra mamma: "Come va a scuola? Tutto bene?" Si è pur sempre persone. Esiste, però, un problema di segregazione. Le politiche sono sempre state di mero assistenzialismo: vige la regola del "ti do il pesce ma non ti insegno a pescare." L'importante, invece, è l'insegnare ad essere indipendenti. Con quello che Alemanno chiamò "il pieno sicurezza", diversi campi tollerati vennero scardinati, e tutte queste realtà vennero letteralmente rinchiuse in delle micro-aree, spesso lotanissime da qualunque servizio, come il campo a Castel Romano.


Possiamo quindi dire che tu fai parte di un tentativo, da parte dello Stato italiano, di fornire degli strumenti per l'integrazione? Qui parliamo di un progetto che, tramite il servizio civile, invia delle persone a recuperare i bambini, che saranno poi i cittadini del domani, per incentivare la presenza scolastica.


L'impegno c'è. A mio modestissimo parere, non tanto da parte dello Stato quanto da parte delle associazioni. Se lo Stato volesse aiutare, dovrebbe chiudere i Cara, i Cie. Spesso, nelle scuole, abbiamo a che fare con ragazzi che non sono rom: il nostro è un progetto di scolarizzazione, di inclusione. Con questo progetto noi non vedremo i risultati in breve termine: il nostro è un risultato generazionale. Noi riusciremo a far prendere un diploma di terza media, e probabilmente i figli di quel ragazzo riusciranno a diplomarsi, o magari no perché la famiglia si sposterà. L'importante è riuscire a dare l'occasione, l'alternativa al niente. Lo Stato dovrebbe fare una mappatura dei grandi problemi sociali, come ad esempio l'esclusione dei rom. Noi dovremmo arrivare al punto in cui non ci sia più il pullmino per i rom, ma ci sia un pullmino per tutti, che prenda il bambino X e il bambino Y senza fare alcuna differenza di provenienza.


Prima hai parlato della giunta Alemanno. A livello politico, c'è stato un cambiamento di prospettive, di predisposizioni, tra la precedente amministrazione e quella attuale guidata da Marino? E' un po' come tornare al tempo di "Dica qualcosa di sinistra", no? Quanto è reale, allo stato attuale delle cose, la differenza in campo sociale che può esistere tra una destra e una sinistra che non sia a livello puramente teorico? Ormai chi vota a sinistra vota per una sinistra idealizzata, così come chi vota per la destra. C'è ancora una diversa predisposizione verso l'accoglienza e l'integrazione delle minoranze?


Purtroppo non ho lavorato, in questo ambito, sotto la giunta Alemanno. Lavoro con una giunta attuale, che si è ritrovata in una situazione complessa per il bilancio del comune in nero: il comune di Roma ha dei debiti del 1963, Marino è nato nel 1955. E' una situazione complessa: sono stati ridotti i municipi, ci sono delle competenze diverse. Detto ciò, trovo che la giunta Marino abbia una grande voglia di risolvere, di parlare, c'è un dialogo aperto con le associazioni. La sinistra credo che abbia un atteggiamento diverso: di ascolto, di dialogo. Le amministrazioni, non lo nego, hanno delle difficoltà ad attuare dei piani sul momento, non è così semplice. Le competenze non sono solo ed unicamente del comune, ma spesso del Ministero degli Interni, degli Esteri in campo di rimpatrio. Le persone spesso non riescono a concentrarsi sulla complessità del tutto.


Estraniamoci un attimo dal contesto: vorrei un parere, come chiedo spesso agli intervistati, sull'attuale situazione politica italiana. Stiamo andando verso le elezioni europee, quindi c'è uno sfoggio generale di tutto quello che si sarebbe dovuto fare e non si è fatto. Tu come vedi il tutto? Davvero il problema si può considerare semplicemente il puro Renzi no, Renzi sì? Alcuni hanno detto, e credo sia vero, che ultimamente ci siamo fatti superare a sinistra dal papa; per un certo periodo di tempo è parso più di sinistra Fini che tutto il resto della ciurma. In vista del risultato alle europee, molte micro-realtà risentiranno di questo. C'è una Europa che manca quando dovrebbe esserci e c'è quando dovrebbe mancare.


C'è indubbiamente una forte deriva. Una deriva imbarazzante. Il nostro, demograficamente parlando, è un paese vecchio; abbiamo una natalità che rasenta lo 0%. Gli immigrati sono gli unici che hanno il coraggio di fare dei figli, quindi è grazie a loro che riusciamo ancora a tenere le scuole aperte. E' un paese molto vecchio anagraficamente e forse anche di idee. Renzi ha azzeccato perfettamente l'idea del rinnovamento, su questo non posso che essere d'accordo, ma il problema generale è che nel tempo si è andata a sfaldare una differenza politica che c'è, esiste, ed è sostanziale. La sinistra è la sinistra, e mi piace pensare che Guevara aveva perfettamente ragione: "Un rivoluzionario è colui che sa sentire un'ingiustizia comessa contro chiunque in qualunque parte del mondo." e su questo la sinistra deve ripartire, perché abbiamo una classe dirigente spesso sorda. La questione della precarietà viene lasciata morire: abbiamo trentenni vulnerabili come quindicenni, che chiedono soltanto di poter essere banalmente indipendenti. Non c'è niente di sbagliato, di brutto, nel chiedere questo: la libertà e il diritto alla felicità. La classe dirigente fa i conti senza l'oste: abbiamo un'economia che ha annientato la politica, quando è la politica che dev'essere un metro di giudizio per l'economia, e questo lo vediamo anche a livello europeo: l'austerity, il pareggio di bilancio. Non è così che si risolvono problemi protratti per anni. In Europa appoggio la lista Tsipras, appoggio un candidato anche molto giovane che si chiama Marco Furfaro, e lo appoggio perché è stato uno dei primi firmatari del reddito minimo garantito. In un momento in cui si hanno difficoltà enormi a trovare lavoro, si parte dal reddito, per vivere in modo dignitoso; la Costituzione parla di dignità, parla di dignità della persona, e noi vediamo famiglie dilaniate, che hanno difficoltà non tanto a mandare il figlio in gita fuori quanto a pagare la mensa, spesso. Tutta questa situazione di immensa criticità portà alla famosa lotta tra poveri, quando in verità è proprio da questo che dovremmo ripartire: dalla consapevolezza di non essere i grandi vinti della storia, non arrendersi all'esistenza ma viverla, e viverla in un certo modo. La dignità c'è, esiste. Purtroppo questo spesso non è motivo di applausi, se ne parla estremamente poco, ma è di questo che si deve parlare. A livello politico come si traduce tutto questo? La politica deve ripartire dalla politica, non dall'economia. Partiamo dai diritti. Dalla consapevolezza che ci sono e devono essere rispettati. Tsipras per me è il simbolo del piccolo paese del sud della Grecia che ci riprova. E' Davide contro Golia. E per me, Davide vince sulla carta. Il grande problema della sinistra è che non è nelle piazze, è nei teatri.


Questa domanda viene da un pigro: quanto è stancante, a livello di ideali, di lotta, di fervore, il paese Italia? Un paese che ha avuto una dittatura, è un paese composto per la maggior parte da idioti, perché i dittatori attecchiscono dove c'è idiozia, e infatti abbiamo dato una quantità di seggi impressionante al Movimento 5 Stelle. Hai mai sentito una notizia, una dichiarazione, un qualcosa, che ti abbia fatto venire in mente la frase: non ne vale la pena?


Che faccio? Rimango in balia degli eventi e non faccio nulla? Guardo in modo passivo quello che succede? C'è un libro meraviglioso che si chiama "In ogni caso nessun rimorso" di Pino Cacucci, che scrive romanzi storici di persone realmente esistite che sono dimenticate dalla storia, ma sono persone che non si sono mai arrese al guardare il mondo che gira. C'è qualcosa che non va? Allora parliamone. Voglio essere protagonista affinché qualcosa cambi. Uno ci può provare. I grandi mostri esistono: per dirla alla Hobbes il Leviatano c'è, esiste, ma non è di certo lo Stato...è tutta la subcultura xenofoba, è tutto ciò che esclude l'altro. La deriva populista del Movimento 5 Stelle nasce da un malcontento ma chi ha governato c'è, abbiamo nomi e cognomi, perché non abbiamo fatto nulla fino ad adesso? Fino ad oggi chi si è votato? Perché? Potevi non votare più. Potevi non votare quella persona. Si dice che questo sia il millennio dell'anti-ideologia: non è vero. Chi l'ha detto? E' soprattutto in questi momenti di grande criticità che si può spostare l'asse verso movimenti estremisti, come Alba Dorata in Grecia: un movimento fascista, xenofobo, razzista, ed è in questi momenti che bisogna riprendere le redini in mano e avere delle posizioni nette, delle posizioni democratiche, delle posizioni alternative ai grandi movimenti oscuri. Manca la volontà di dialogo, secondo me fondamentale a livello politico.


A livello di accettazione, come è stata vista la tua figura? Che accoglienza hai avuto? C'è fiducia? Paura? Come hanno reagito?


Come qualsiasi persona, rom o non rom, italiana o non italiana, la fiducia si acquista nel tempo. Daresti mai in mano tuo figlio a qualcuno che non conosci? Saresti diffidente, al di là della tua cultura. Ci vuole tempo.


Hai parlato di una figura presente all'interno delle scuole, elementari e medie in questo caso, come una specie di supporto sotto vari punti di vista: integrazione ma anche didattica in generale. La domanda è: quanto questo fenomeno, cioè quello di inserire tramite progetti determinate persone, può essere paragonato al chiamare una cartomante per non andare dallo psicologo? Le figure all'interno della scuola sono idonee? Ci sono dei criteri di scelta? O vengono messe lì in sostituzione di figure più appropriate che lo Stato non paga?


Nelle scuole sono presenti operatori sociali, che magari si occupano di ragazzi con disabilità. La scuola pubblica, però, soffre dei mancati finanziamenti...ma per quanto riguarda noi, siamo stati scelti con dei colloqui, su una base curriculare. Io mi occupo spesso del diritto allo studio. Fino ad oggi l'ho fatto per la formazione universitaria, ma è una cosa che sento proprio a livello personale. Il colloquio è stato fatto tra persone che hanno determinati tipi di capacità, che magari hanno già insegnato,che hanno già rapporti con l'associazionismo, che si sono già occupati di diritti umanitari e di minori. Un mio collega, ad esempio, parla benissimo cinese e tiene un corso di italiano nelle scuole. Un curriculum adatto ci deve essere, almeno su questo tipo di progetto.


Come giudichi il silenzio, il tacito assenso generale, che c'è stato nei confronti della deriva russa? L'errore è stato comune: le voci che si sono alzate in difesa dei diritti messi al bando dalla Russia si possono contare sulle dita di una mano. Sconvolge che abbia parlato contro Putin una Lady Gaga piuttosto che una Merkel. Cosa diresti a Putin potendolo chiamare?


E' ovvio che non ne parli la Merkel, è ovvio che si lascino parlare i media piuttosto che gli addetti ai lavori, poiché la Russia è il perno geopolitico. E' da lì che partono importanti e immense risorse. Putin, avendo uno stampo nazional-bolscevico, ha l'idea di ricostruire una sorta di Unione Sovietica riscritta in stampo xenofobo e razzista. La Russia potrebbe essere lo stato più ricco del mondo. Non è ammissibile, in nessun caso, che nessuno chiuda i rapporti con uno stato che permette delle violenze a livello umano, fisico, psicologico. Se potessi chiamare Putin mi farei dare quattro o cinque grandi volume del KGB, e sicuramente gli direi di rifarsi un attimo i conti. E' folle che non esista una mobilitazione internazionale. Andrebbe un attimo rivista la Carta sui diritti alla famosa felicità di cui parlavamo prima.


E' una fortuna essere giovani, in questo momento storico, perché ad esser vecchi si corre il rischio che t'assista Silvio. Un flash d'agenzia sulla condanna a Berlusconi?


In radio, sentivo che i vecchietti di questo centro non volevano Berlusconi perché tifavano tutti Inter. Di Berlusconi onestamente non ne parlo, credo si sia detto tutto.


Cos'è che non garantisci?


Non garantisco l'essere asettici. Non garantisco la non comprensione.

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