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Interviste / Giorgio Volpe

Giorgio Volpe

La domanda nasce spontanea, guardando la locandina del prossimo spettacolo in cui sarai in scena: da piccolo, mentre tutti erano impegnati a rispondere: "L'astronauta.", alla domanda: "Cosa vuoi fare da grande?", Giorgio Volpe rispondeva: "L'attore."?


Ho iniziato a capire, o meglio a desiderare di voler fare l'attore, all'età di 13 – 14 anni. Gli anni prima sinceramente non ricordo bene cosa io desiderassi...anzi no, ricordo: il manager per multinazionali, cosa che secondo me mi avrebbe portato a viaggiare molto. Dai 13 – 14 invece, è sbocciata la passione verso la recitazione. Quando mi si chiedeva: "Cosa vuoi fare da grande?", e io rispondevo: "L'attore.", spesso mi è stato detto: "Cosa? Ma per fare l'attore ci devi nascere!", o ancora: "Sì, vabbè." Io mi chiedevo: devi nascere con cosa? Boh. Ci restavo abbastanza male delle facce, delle risposte della gente alla mia risposta. E a causa loro ho sempre nascosto, in qualche modo, questo mio grande desiderio.


Ecco, a tal proposito...in un mondo come questo, dove la laurea o tutto ciò che purtroppo concerne l'universo del "riconosciuto ufficialmente", sembrano essere le uniche cose realmente valide, cosa passa, in termini di sociale giudizio, chi sceglie di intraprendere una carriera nel mondo artistico? In altre parole: non hai mai desiderato, anche solo per un attimo, di esser nato con un sogno più semplice tipo aprire un negozio di lupini?


Nel 2009 mi sono trasferito a Roma con il grande sogno, cioè quello di fare l'attore, sogno che ancora coltivo e che tassello per tassello sto rendendo concreto. Feci un provino per una nota accademia, non mi selezionarono e mi cadde il mondo addosso, ma mi dissi: è solo l'inizio, se ti arrendi adesso è finita. Scelsi un'altra accademia e lì mi selezionarono: ero strafelice. Il primo anno decisi di voler fare solo teatro, niente università. Ero contentissimo, ma dopo più o meno cinque mesi sentii che mi mancava qualcosa: era lo studio, la voglia di sapere, di acculturarmi, allora mi iscrissi alla facoltà di Arti e Scienze dello Spettacolo, che ho terminato lo scorso Dicembre. E' stato un percorso molto bello, durante il quale ho imparato molto e ho conosciuto gente fantastica; me lo sarei aspettato un po' diverso, ma pazienza. Attualmente è una continua lotta: la mia laurea mi serve a ben poco, a nulla se è per questo, ma devo ammettere che ne ero consapevole. Io ho solo 23 anni, dare dei consigli forse è un po' presuntuoso, però a quelli che rincorrono un sogno duro, tortuoso più del nostro intestino, dico: fate solo quello che sapete o pensate vi porti a ciò che volete essere o diventare. E' vero, in Italia siamo tanti, ma siamo tanti perché molti vedono la via dell'arte come la via più facile e semplice: soldi, foto, interviste, ecc...macché! Quelli probabilmente ci saranno, ma non si può voler fare arte per potersi permettere la macchina figa o l'attico. La scrematura poi avviene da sé: si inizia in 100 e solo uno o due riusciranno a vivere solo di questo; ci riusciranno perché non si fermeranno ai primi no, perché credono in quello che fanno e soprattutto accettano i propri limiti, perché è importante capire che non si può fare tutto. Ah! Crearsi sempre un piano B!


Un piano B? Dunque l'epoca in cui si viveva d'arte o si moriva di fame è effettivamente finita. Il tuo piano B, quindi?


Vivere d'arte, o almeno solo di teatro, almeno in Italia è impossibile. C'è anche chi ci riesce a vivere...beati loro. Il mio piano B? Ci sto ancora pensando.


Torniamo al tuo impegno prossimo: lo spettacolo "The Houseboy" andrà in scena dal 23 al 26 Aprile al teatro Tordinona. La cosa che colpisce immediatamente, almeno quelli come il sottoscritto, è il fatto che faccia la sua comparsa, in bella mostra sulla locandina, la scritta "V.M.18". Dimmi che non è una trovata pubblicitaria e che si vedrà qualcosa di veramente forte, visto che al teatro servono scosse elettriche importanti per riprendere quota.


No no, non è assolutamente una trovata pubblicitaria. La scritta V.M.18 è dovuta non tanto alle scene di nudo integrale, (ormai quelle sono ovunque), ma alle scene di sesso simulato. Mi pare corretto avvisare lo spettatore, per un minorenne è poco gradevole. Per minorenne non intendo il diciassettenne, ma dai 15 in giù.


Se solo Silvio l'avesse pensata come te...


A quest'ora non si troverebbe a scontare la pena in un'ospizio.


I nomi che appaiono sulla locandina, almeno per quanto riguarda gli attori, sono unicamente maschili. Facendo un rapido calcolo: è di uno spettacolo a tematica omosessuale quello di cui parliamo?


Sì, si tratta di uno spettacolo a tematica omosessuale, tratto dall'omonimo film.


Che personalmente non ho visto. Senza dire molto, anche perché immagino che tu non lo possa fare, riusciresti in un concetto breve a dirci perché andrebbe visto? Insomma: una trama che non si sbilanci troppo, ecco.


Non racconto la trama, quella si trova facilmente su internet. "The Houseboy" va visto per diverse ragioni: parla di omosessualità, argomento purtroppo ancora tabù per molti; parla di un ragazzo confuso, abbandonato, perso, alla ricerca di uno spiraglio di luce/vita, una situazione in cui uomo o donna che sia, indipendentemente dall'orientamento sessuale, si può ritrovare; mostra un aspetto dell'omosessualità a molti sconosciuto. E' uno spettacolo forte, emotivamente e scenicamente. Nella pomeridiana che facemmo a Napoli, a Febbraio, a fine spettacolo due signore sui 70 si sono complimentate con il cast e hanno detto: "Che bello...avete mostrato un aspetto della vita sentimentale che tutti tendiamo a nascondere. Una storia d'amore diversa ma allo stesso tempo uguale a tante altre." Sono belle parole, che acquistano ancora più rilevanza se dette da due 70enni, perché forse in Italia alla fine non siamo chiusi come sembra. E' un elemento positivo. E' anche sintomo di una maggiore apertura mentale verso tematiche come l'omosessualità.


Ecco, agganciandomi a quello che hai detto prima: andare in scena con scene di sesso, per quanto simulato possa essere, credo sia uno dei tabù artistici più forti e una delle più grandi difficoltà che un attore possa incontrare; come ti sei approcciato a questo aspetto? Hai mai pensato che avrebbe vinto la vergogna?


Inizialmente ero molto spaventato dalla cosa. Spaventato nel senso che credevo, appunto, che la mia vergogna (e sono timido) avrebbe avuto la meglio, invece no; mi sono stupito di me stesso. Non pensavo di essere così sfrontato, è una parte di me che conoscevo poco. Già dal provino mi stupii di me stesso: ero solo io in scena, e in platea 8 persone circa tra regista, scenografa e altri membri del cast tecnico; feci delle scene di nudo e sentii solo quell'imbarazzo che penso sia normale avvertire in situazioni del genere, ma nulla più. Poi comunque quando sei in scena, vuoi la concentrazione, vuoi le luci, vuoi la magia del teatro, ti dimentichi della gente che sta in platea e ti vivi quel momento come fosse l'ultimo.


Il tema dell'omosessualità è solo uno dei tanti che scaldano la questione sociale. Credi che l'arte, in qualche modo, possa giocare un ruolo in questo senso? Pensi mai a te come quello che i più definirebbero "un artista impegnato"?


Penso e credo molto che l'arte e in particolar modo il teatro possa giocare un ruolo molto importante. Da sempre il teatro è stato portatore di messaggi, di idee, che hanno poi in qualche modo condizionato la società; quando poi ci si è accorti che queste idee svegliavano troppo il popolo, si è cercato di porre un freno al teatro, ma non è certo nel 2014 che può accadere una cosa del genere. Ritengo che il teatro svolga un'ottima funzione di divulgazione e sensibilizzazione verso tematiche delicate e ancora tenute al buio come quella dell'omosessualità. Sinceramente non ci ho mai pensato, ma la cosa non mi darebbe fastidio, sono contento di far parte di questi messaggi che il teatro lancia, e se la mia attività può servire a smuovere, anche se di pochissimo, questa società, ben venga.


Lasciando per un attimo il teatro e avviandoci verso la conclusione, qual è il tuo pensiero in merito all'attuale situazione italiana? Renzi no, Renzi sì: è davvero tutto qui il problema?


Mi interesso poco di politica. Lo so, è un grande male. Penso solo che finché gli stipendi dei politici saranno di 30.000 euro mensili, in Italia non cambierà nulla. E' inutile farsi vedere a favore dell'abbassamento delle tasse se loro percepiscono somme così alte per non fare nulla.


Spostiamoci al futuro: progetti in cantiere?


Due spettacoli: "Una donna e il suo bagaglio", in scena dal 5 all'8 Giugno al teatro Elettra per la regia di Danilo Canzanella, e "One more night", in scena dal 17 al 18 Maggio, e poi tante altre idee, progetti, sogni nel cassetto...ma acqua in bocca, per adesso.


Cos'è che proprio non garantisci?


Ecco, aspettavo questa domanda... Non garantisco che la situazione teatrale e sociale italiana migliori, però se tutti contribuiamo positivamente almeno un po', un pochino forse cambierà.

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