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Omaggio A Trovajoli

9 Marzo. Taranto.

Nonostante sia Domenica, o forse proprio per questo, stento a riuscire a sorridere, oggi. Fortunatamente ieri ho avuto una buona notizia, da un'amica, al telefono: "Son riuscita a prendere l'accredito stampa anche per te. Ho il biglietto per domani!"

Devo dirlo: non far parte di un giornale riconosciuto ma appartenere alla misera categoria di chi si è aperto un sito e tenta di mandarlo avanti da solo pur non potendosi fregiare di alcun titolo nobiliare, spesso è degradante. E' vero che i giornalisti non beccano una lira, ultimamente...quelli in erba, intendo; ma almeno hanno accrediti per andarsi a vedere gli spettacoli senza poi dover sborsare un centesimo! Cosa che torna utilissima quando poi vai a vedere qualcosa che si rivela essere un merdone.

Polemiche a parte, evviva.


Conosco pochissimo la figura di Armando Trovajoli, e già per questo mi scuso in anticipo; non mi dilungherò quindi sulla sua persona, perché se dovessi farlo potrei solo copiare spezzoni di informazioni raccolte qui e lì su qualche sito internet di dubbio gusto. Probabilmente non ha mai raggiunto il popolo (quello basso, proprio come me) che ha invece raggiunto la figura di Morricone, ma tant'è.

Resta il fatto che Trovajoli è morto. Precisamente, è morto il 1 Marzo 2013. Questo fa di lui un privilegiato, perché oltre ad essere stato un artista di qualità, è anche stecchito, cosa che ha aumentato notevolmente il suo spessore come ogni artista che schiatta ed ha la cittadinanza italiana.

La serata, piacevolissima, inizia con un ottimo afflusso di persone. Sarà la città, sarà che comunque i giovani son distanti da tutto quello che riguarda il bello, l'età media del pubblico si aggira intorno ai 100 – 150 anni. Poco male. Almeno hanno potuto tirare fuori le pellicce. Come se sfoderare una pelliccia fosse un atto carino o anche solo minimamente interessante.

Il concerto inizia, non senza attesa, e sulla carta si mostra immediatamente degno di attenzione: l'Orchestra Della Magna Grecia, guidata da un simpatico Giacomo Desiante e con un bravissimo Roberto Ottaviano al sax, accompagnerà la voce di Paola Arnesano sulle note di alcuni successi di Trovajoli riletti in chiave jazz.

Con 'A lonely man' l'apertura mostra la bravura, immediatamente, di tutti i musicisti. I pezzi cantati ('La matriarca', 'Descansado') si alternano a momenti unicamente musicali ('Il commissario pepe', 'Casanova '70), e scivolando di canzone in canzone, di colonna sonora in colonna sonora, l'atmosfera, complice la rilettura raffinata e perfettamente eseguita, diventa calda e accogliente, come ci si trovasse in uno di quei vecchi locali sotto il livello della strada e non in un hotel a 4 stelle sul mare.

Il pubblico comincia a rispondere al suono di una bellissima 'Che m'è 'mparato a fa', e passando per 'Tema di Giuditta' e 'Sette uomini d'oro', esplode al suono commovente delle prime note di 'Roma non fa la stupida stasera', per poi lanciarsi in "sfrenati" battimani a tempo sulla canzone 'Aggiungi un posto a tavola'.

Viene addirittura chiesto il bis.

Accontentati. Ripartono le note dell'ultima canzone, il pubblico canta, il microfono passa di bocca in bocca con la complicità dello scapigliato direttore d'orchestra.


Ascoltare musica jazz è fuori moda, e questo si sa.

Ultimamente, poi, mi ha fatto amaramente sorridere un momento, ne 'La grande bellezza', dove proprio il mondo del jazz viene preso bonariamente di mira, il pubblico italiano nei suoi confronti, più che altro, con l'affermazione che "L'unica scena jazz veramente interessante è quella etiope".

A conti fatti, invece, il jazz si suona anche in Italia, e si suona benissimo. Io non mi intendo di musica tecnicamente, quindi non posso star qui a spiegare note e noticine, ma ho sentito la passione, la voglia di fare bene, negli strumenti dell'orchestra, e questo è importante. In fondo, per noi che ascoltiamo musica ma non l'abbiamo mai studiata, le fregature potrebbero essere dietro l'angolo: che ne sappiamo noi di una nota fatta bene o male? Noi possiamo solo giudicare, se di giudizio si tratta, quello che dagli strumenti arriva o non arriva. Questa sera posso dire che ho forse avuto modo di ascoltare musica dal vivo, di un'orchestra intendo, per la prima volta in vita mia; il suono degli strumenti, la loro disposizione studiata sul palco, il suono dolcissimo del sax, hanno contribuito a creare un'atmosfera che per un attimo mi ha persino fatto dimenticare le pellicce delle vecchie imbellettate, che Pirandello avrebbe potuto scriverci ancora e ancora, se solo fosse stato presente.

Unica nota stonata, ma questo solo perché devo rompere le palle altrimenti non sono contento, riguarda la cantante.

Nulla da dire, ovviamente, sulla voce calda e morbida della Arnesano; ma la tecnica vocale, prepotente e fiera, ha forse un po' coperto quella passione, quel sudore, quel guizzo spontaneo. E' parsa bravissima, perché bravissima è stata e bravissima è (non conosco nemmeno lei, non me ne voglia nessuno dei suoi parenti), ma è mancato quel quid, è mancato lo sputtanato qualcosainpiù che probabilmente non mi ha permesso di essere totalmente soddisfatto della sua prestazione. Certo, immagino che cantare con un'orchestra alle spalle non sia semplice, e forse un po' di voce è stata anche coperta da quella ben più potente degli strumenti, ma...come dire...ecco, ci siamo capiti.


Tirando le somme, non posso che esser contento di questa uscita serale, tra l'altro in una serata climaticamente niente male.

La mia amica è riuscita a convincere l'organizzazione che io scrivessi per qualcosa di chissà quanto importante, ma quei soldi signori miei stanno meglio nel mio, di portafoglio. Però la gioia della musica, il suo potere curativo, la sua evocazione perenne e forse involontaria, restano una delle magie che l'essere umano ha compiuto meglio.

Che si valorizzi, accidenti a noi, questa ricchezza di talenti e di grandi nomi che appartengono al suolo italico!

Che si suonino, ovunque, gli strumenti che ragazzi giovanissimi sanno gestire con passione e bravura!

Che si parli, sempre e comunque, di quello che i territori hanno da offrire in fatto di arte!

E vedrete che si morirebbe molto meno, in discoteca, per uno sguardo di troppo alla coglioncella di un boss qualsiasi.


Ragionando: la mia amica ha gli accrediti e i biglietti non li paga...ma quello che scrivo io lei nemmeno se lo sogna!

I giornali pagano sì gli ingressi, ma poi ti censurano anche il buco del naso.

Siamo pari, amica mia.

Palla al centro.

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