Non Garantisco

Eventi / Suite Matrimoniale

Suite Matrimoniale

14 Giugno. Roma.

Ultimissima occasione, per me, di vedere questo spettacolo che è stato in scena ben 8 giorni, e che nonostante il caldo romano sia in questi tempi particolarmente asfissiante, ha visto anche me come spettatore proprio l'ultimo giorno disponibile.

Non mentirò sul perché sono andato a vederlo, perché mentire non è ciò che faccio abitualmente (e poi non riesco a ricordarmi le menzogne, dunque perché sprecare fatica in questo senso?) e poi perché l'idea di conoscere qualcuno nell'ambiente mi fa sentire un po' meno estraneo ai circoli che contano nonostante io estraneo lo sia eccome.

E allora, come dicevo, non mentirò e tirerò chiaramente in ballo un paio di nomi: il primo è quello di Alberto Buccolini, regista dello spettacolo in questione nonché direttore artistico del Teatro Elettra, che è stata la cornice di queste repliche (a quanto pare molto fortunate, in quanto a presenza di pubblico); il secondo è quello di Flavia Pinti, una delle attrici (come potete vedere dalla locandina riportata proprio qui) dello spettacolo nonché una delle mie preferite in questo particolare caso.

Ma andiamo con ordine.

Qualcuno si starà chiedendo: "Sì ma quindi come li conosci 'sti due?"

E' presto detto: la Pinti curò la regia di una sceneggiatura scritta da me medesimo, che vide Manuela Bello come interprete unica (e d'altronde si trattava di un monologo) e che andò in scena nell'ormai lontano 2012; Buccolini, invece, oltre ad essere all'epoca il direttore artistico del teatro che ospitò il mio monologo (e sempre dell'Elettra si trattava), l'ho sentito ultimamente per un progetto che ci vede lavorare insieme e che spero possa prendere il via molto presto, ora che il caldo permette di impazzire come si deve sotto i riflettori.

Detto questo (e no, assolutamente no, non ho scritto tutto ciò per sentirmi dire che sono bravo da chi legge... ma da Alberto e Flavia sì, lo pretendo proprio) e terminato l'uso privato di un "mezzo pubblico", andiamo a raccontare un pochetto di ciò che ho visto, tra una goccia di sudore e l'altra che, incautamente, superavano le barriere pelose e finivano dalla fronte dritte nel mio occhio destro.


A primissimo impatto, tenendo conto che gli attori in scena erano 6, il palco piccino dell'Elettra sembrava impossibilitato a contenerli tutti.

A conti fatti, però, il movimento ben coordinato dalla regia non ha mai fatto risultare qualcuno, come si dice in gergo, "impallato", cioè coperto. C'è da dire che l'arco, messo proprio a cornice del parco, non aiuta la visuale laterale delle scene: dal posto che occupavo qualcosina me la son persa, ma non posso certo star qui a tirare fuori un trattato di architettura.

Il cast è stato a mio parere all'altezza della situazione: dagli interventi di Luca Bertollo (che certamente avrebbe potuto "spingere" un pochetto di più) ad Ylenia Assogna, passando per un bravo Fulvio Filoni (che ha firmato la sceneggiatura della commedia), un misurato Alberto Buccolini, fino agli exploit di Flavia Pinti (che ha perfettamente incarnato il ruolo da caratterista purissima che le era richiesto) e di Monica Seller, personalmente la vera rivelazione dello spettacolo: mai invadente in scena, mai eccessiva, mai caricatura di se stessa, ma sempre perfettamente nei tempi comici, che le hanno permesso di prendersi un meritatissimo applauso finale a cui spero di aver contribuito sonoramente!

Chiaramente, era una commedia molto leggera.

Una commedia degli equivoci, se così possiamo dire, che so che va moltissimo di moda come definizione.

Tuttavia, e questa è una parte decisamente importante da mettere in risalto, non si trattava della solita commedia all'italiana, dove pernacchie e smorfie da cabaret fanno da padrone e svelano quanto in basso sia caduto il gusto del pubblico nostrano; si rideva e si sorrideva perché i personaggi erano ben caratterizzati, e poi perché effettivamente la tensione narrativa è rimasta molto alta fino all'ultima scena (con un lieve calo, fisiologico, nella parte finale dello spettacolo), svelandosi poi in un finale simpatico che ha lasciato aperte molte conclusioni, affidate poi allo spettatore.

Una commedia senza alcuna pretesa "sociale", e comunque non mi è dispiaciuto. Bisogna sempre ricordarsi che sorridere e far sorridere è un potere enorme, perché è proprio nel sorriso che ritroviamo una riflessione serena, e poi è stata ben organizzata anche la scena, divisa in due ambienti che vivevano contemporaneamente e che non lasciavano mai spazi vuoti o di buio.


Se con qualcosa di pseudo-filosofico/sociale posso concludere, e non sarei io se non lo facessi, credo che mi tocchi invitare tutti noi ad una maggiore considerazione del teatro come luogo culturale e pubblico e ludico.

A teatro, per motivi diversi, si va sempre meno e sempre più difficile è diventato utilizzarlo anche per gli addetti ai lavori, a causa di costi proibitivi e di misere paghe che non bastano nemmeno a comprare una pizza una volta terminata la messa in scena.

Eppure, come luogo magico, continua ad avere una forza incredibile, terapeutica, di fortissimo impatto sociale; il teatro è un aggregante naturale, sia per chi lo guarda che per chi lo fa. E non ci sono limiti che tengano, non ci sono storielle inutili che possono raccontarci, non ci sono cinematografi che possano sostituirlo.

Proviamo a pensare ai figli (i vostri, ovviamente; lungi da me volere un marmocchio tra le scatole) e a quello che è bene trasmettere loro: l'amore per tutto ciò che vale la pena di coltivare.

Ecco perché, e concludo, mi ha fatto molto piacere vedere un paio di bambini nel pubblico, ieri sera.

Era una gioia vederli interessarsi alla vicenda, partecipare, lanciare occhiate curiose a quel "mostro" meraviglioso che è un palcoscenico e chi lo abita.

Ecco io credo che si cresca molto meglio, se i genitori ti portano a teatro. Lo si percepisce come un amico da cui andare a piangere o ridere ogni tanto, e non come un tipo losco dove si può entrare solo con una pelliccia addosso, vera o sintetica che sia.

Si ricostruisce, in scena come in platea, una piccola "famiglia" improvvisata.

Una famiglia nuova: tantissime mamme, nonne, papà, nipoti e figli, che si fondono per la durata dello spettacolo e tornano ognuno al suo posto una volta spento l'ultimo riflettore.

Una famiglia che torna al suo posto.

Un sogno, praticamente!

Uno spettacolo nello spettacolo.

Grafica by DursoGrafica
Visite: 44905 - Pagine viste: 135551

Facebook Youtube NonGarantisco.it di Luca Casamassima
Privacy | Note legali