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Amletomania

27 Giugno. Castro Dei Volsci.


"Se conosci un regista e lo apprezzi, i suoi spettacoli li vai a vedere a scatola chiusa."

Quanto è vero.

In questo caso, poi, più che una conoscenza indiretta o vissuta tramite spettacoli precedenti, c'è proprio il gusto di alzare il culo per seguire una donna che ha avuto il compito, per ben due volte, di dirigerti direttamente.

Vedete, contrariamente a quanto si può pensare, il ruolo del registra a teatro è un ruolo importante. E' importante perché, forse più che nei progetti cinematografici, in quelli teatrali è opportuno che si tratti di una persona in grado di possedere grandissime qualità lavorative: la visione di insieme, la giusta dose di reti e reticoli da dare in pasto agli attori perché si muovano e parlino con cognizione di causa e in favore di pubblico ma senza mai che sembrino marionette, la capacità di dare al singolo attore, protagonista o secondario che sia, la motivazione giusta. E poi, ovviamente, la scelta dei ruoli. Il talento nel capire chi deve fare cosa, e come, e perché, e se può trovare in lui determinate corde che possono essere pizzicate per produrre proprio quel suono, e non un altro.

Per esperienza diretta, Barbara Amodio è una che in tutte queste capacità ci sguazza molto volentieri, e contrariamente ad altri nomi del teatro contemporaneo, ci sguazza con quella sapienza e quella capacità e sincerità di intenti che è raro trovare.


Al teatro comunale di Castro, intitolato a Vittorio Gassman, ieri la gente era tantissima. Tantissima al punto, si è sentito nei corridoi, che i biglietti venduti erano almeno di 70 unità superiori ai posti disponibili inizialmente, tanto che credo si siano dovute aggiungere parecchie file di sedie.

Sarà che l'estate porta finalmente la gente in giro, sarà che il nome di Barbara è sempre un ottimo richiamo in ambito teatrale, sarà che si trattava di un laboratorio con attori professionisti e non, il boom c'è effettivamente stato. E poi il caldo. Torrido, a momenti. Ma quella è un'altra storia(?)

Sta di fatto che l'inizio dello spettacolo, affidato alle colonne portanti dello show (Ornella Amodio, Alessandro Maria Ostili e una strepitosa Luisa Iacurti) è riuscito nell'intento di attaccare gli occhi dello spettatore al palco, con trovate registiche di forte impatto comico.

Un regista e un'agente decidono di portare a termine un sogno: far calcare le assi, nuovamente, ad Amleto. Il problema, però, sta negli attori che si presentano ai provini: bambine con il pallino della musica alla "Non è la Rai", omosessuali interessati al ruolo della regina, attori così caricati da sembrare sul punto di esplodere, esaltati, sbadate, trasformisti con tic nervosi da mito metropolitano, in una rosa di candidati che, seppur scelta a malincuore, sembra non promettere nulla di buono.

I toni della commedia ci sono e ci sono tutti: colori, momenti profondamente divertenti, picchi di comicità dai toni mai volgari, fanno da sfondo alla vicenda principale: come si può mettere in scena un testo così importante con una manica di svitati?

Eppure, ed il messaggio è proprio questo, si può. Si può eccome.

Ci sono stati piccoli momenti, nello spettacolo, in cui sono state messe a nudo tutte le difficoltà dei teatranti di oggi (discorso poi ripreso dalla regista al termine dello spettacolo): soldi che mancano, teatri gestiti male e con malignità, attori che poco si impegnano e poco ci credono, e un pubblico che ormai tarda ad arrivare e non si entusiasma neanche più.

L'operazione tentata dalla Amodio (che ha preso spunto dalla pellicola "Nel bel mezzo di un gelido inverno") è stata delicata ma di effetto: raccontare, tramite una commedia, il dramma degli attori e dei testi che capitano loro tra le mani, spesso in grado di smuovere corde dell'anima rimaste sopite per troppo tempo. Un'operazione in grado di portare, agli occhi dello spettatore, i disagi che si vivono quando si vive di arte, e quando, soprattutto, non ci si può vivere realmente.


Al di là di straordinarie interpretazioni personali, a volte lo spettacolo ha sofferto di cali di tensione abbastanza importanti, a mio parere, fortunatamente bilanciati da momenti di grande impatto (musica e gesti) che riuscivano nell'intento di stordire gli occhi e di trascinare l'intero corpo dello spettatore nello spazio scenico.

Scene come quella dell'apparecchiamento, ad esempio, rimangono impresse nella mente per la capacità che ha avuto la regia di orchestrare i movimenti di tutti, così che la scena potesse apparire piena, in movimento, ma mai confusa.

Ottima anche la scelta musicale: indimenticabile il brano (strumentale in questo caso) "Big spender", e la ritmata "Candyman" sul finale.


Il teatro è una risorsa importante.

E' importante per chi lo fa, certo, ma anche e soprattutto per chi va a sedersi in platea ed ha la possibilità di riconoscersi in qualcuno che possono vedere tutti i presenti.

I propri tic, le proprie manie, le proprie paure, vengono messi sotto una speciale lente di ingrandimento con tanto di cornice sipariale intorno, e questo fa bene. Fa bene, ogni tanto, vedersi sbattuti in faccia i propri pregi come i propri difetti, non fosse altro che per poterli conoscere in modo dignitoso.

Il teatro è una cosa importante, ed è importante senza ombra di dubbio e senza alcun tipo di nuvola. E' importante al punto che lo stanno lentamente facendo fuori, tramite scelte sempre più sbagliate, che si propongono di andare incontro ad un mercato saturo di idioti invece di tornare ad educarlo come si faceva prima.

Prima quando?

Quando il pubblico fischiava i coglioni e le capre, e tributava come convenuto i bravi attori, che erano riusciti ad essere perfettamente sé pur non essendolo affatto.

Ecco perché al teatro ci si deve andare. E perché per il teatro si deve ancora scrivere. E perché ai laboratori bisogna andarci. E poi in scena. E poi a casa, con la consapevolezza di aver aggiunto un tassello importante alla propria vita.

Se poi c'è una regista come Barbara Amodio, allora viene tutto meglio.

Se poi ci sono attori che riescono, per quelle ore, ad essere anche famiglia, allora è fatta.

Magicamente.


"Eretico sarà chi accende il rogo, non già colei che vi brucerà dentro!"

E da me e William è tutto.

Passo e chiudo.

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