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Cinema / Allacciate Le Cinture

Allacciate Le Cinture

Ricordate 'Le fate ignoranti'?

Ricordate 'La finestra di fronte'?

Ricordate 'Saturno contro'?

Ricordate 'Magnifica presenza'?

Ricordate 'Mine vaganti' e la sua bellezza quasi sfolgorante?

Dimenticateli.


Ricordate Ferzan Ozpetek?

Dimenticate anche lui.


Elena e Antonio scontrano le loro vite un pomeriggio, quando Silvia, amica e collega di Elena, presenta il ragazzo come il suo attuale compagno. Tra i due non scorre buon sangue, per evidenti ragioni: Antonio è razzista, omofobo, insomma un concentrato di quell'uomo rude e virile che non deve chiedere mai perché probabilmente non sa mettere in croce due parole.

Di contorno la figura di Fabio, amico di Elena e socio nella gestione di un nuovo locale che i due apriranno mettendosi in proprio; quella di Viviana e di Anna, rispettivamente la zia e la mamma di Elena; quella di Diana, una ragazza che studia medicina e frequenta spesso il bar dove Elena lavora.

Imrovvisamente, tra Antonio ed Elena scocca una scintilla particolare, e i due si ritrovano a condividere un sentimento che si tufferà, qualche anno dopo, in un matrimonio con tanto di pargoletti.

Nel bel mezzo di una vita ricca di soddisfazioni (il locale che va bene, gli amici intorno, una mamma presente e un marito...prestante) il male piomba, un giorno, nella vita di Elena: cancro al seno. In aggiunta, la donna viene a scoprire di numerosi tradimenti del marito, principalmente con la parrucchiera Maricla.

Inizierà un viaggio tra medicine e cure, un viaggio in cui Elena si legherà alla figura di Egle e in cui scoprirà che Diana, ormai diventata dottoressa, è proprio quella che la seguirà nel percorso di recupero e di lotta alla malattia.


Bene.

Adesso che il mio "dovere" di blogger qualunque l'ho fatto, cioè scribacchiare la trama e farlo anche male perché non ne sono per niente capace, allacciate le cinture per davvero perché si cascherà.

Non so bene se Ozpetek avesse previsto già la mia reazione (e quella della gran parte del pubblico presente in sala, devo dire) decidendo di dare questo titolo al film, ma se immaginiamo Ferzan come un aereo, con tutta la sua filmografia, quello a cui ci ha abituati, i suoi personaggi, le colonne portanti della sua arte, è chiaro che la turbolenza a cui si riferiva quando ha chiesto di allacciare le cinture era la colossale scivolata che questo film rappresenta.

Partiamo dal presupposto che son partito lottando contro moltissimi pregiudizi, e il più grande inutile negarlo riguardava la presenza di Francesco Arca, ma guardando il film mi è accaduta una cosa rarissima: scoprivo, scena dopo scena, che era tutto addirittura molto peggio di come avevo previsto in un primo momento.

Potrei decidere di tralasciare il fatto, ad esempio, che qualunque altro regista avrebbe potuto firmare questa pellicola. Potrei sorvolare sul fatto che di tutto ciò di cui ci siamo nutriti fino ad ora, all'uscita di un film di Ozpetek, non v'è alcuna traccia: amicizia, legami ambigui, familiari da tradizione popolare...spariti nel nulla. Inghiottiti, per meglio dire, dai glutei di un Arca costantemente nudo. Ma potrei soprassedere, sicuramente, su questo aspetto della vicenda. Potrei dimenticare di rendere noto il fatto che in quasi 2 ore di film si parli pochissimo, miseramente, senza reali contenuti che non vadano a finire in un banale da quattro soldi che abbiamo visto e rivisto nei peggiori incubi. Potrei addirittura dimenticare che le mie orecchie abbiano avuto modo di ascoltare uno degli scambi di battute più disgustosi che la cinematografia abbia mai prodotto:

"Sei pazzo."

"Sì...di te."

Ma quello su cui proprio non posso passare sopra, è la disgustosa nudità di Arca propinata in ogni salsa e in ogni scena che prevedesse la sua presenza. Più che movimento scenico, parlerei a giusta ragione di uno spogliarello continuo e fastidioso, che probabilmente copriva una scelta attoriale di dubbio gusto. Non posso assolutamente far finta di non aver visto una totale assenza di profondità, di spessore, di un universo meraviglioso a cui il tocco del regista aveva da sempre dato quel qualcosa in più in grado di distinguerlo dalla massa.

Restano, tuttavia, delle interpretazioni interessanti, come quella di Kasia Smutniak; delle interpretazioni piacevolissime e azzeccate, come quelle di Carla Signoris ed Elena Sofia Ricci; delle interpretazioni piene e corpose, come quella di Filippo Scicchitano; delle interpretazioni mirabili e pregevoli come quella di Paola Minaccioni; delle interpretazioni simpatiche e purtroppo poco approfondite, come quella di Luisa Ranieri. Ma niente, niente ha potuto sollevarmi il morale una volta iniziati i titoli di coda. Niente è riuscito a farmi togliere di mezzo quella sensazione fastidiosa che il film dovesse improvvisamente ricominciare e che fosse tutto uno scherzo quello visto fino a quel momento.


Il film è uscito nelle sale il 6 Marzo. Un po' poco tempo per cercare di trarre delle conclusioni, a livello di gradimento di pubblico e critica. Ma se penso, e ci ho pensato spesso, che questo è lo stesso regista che ha saputo tratteggiare un personaggio favoloso come quello magistralmente interpretato da Ilaria Occhini in 'Mine vaganti', viene subito in mente che il disastro sia vicino.

In cuor mio, posso solo sperare che la prossima volta Ozpetek si limiti a comprare un calendario di Francesco Arca, senza pagarlo per spogliarsi; posso solo sperare che tutto quello che ho visto rientri tra le sviste che in una carriera possono accadere; posso solo sperare che tutto questo serva da lezione a Maria De Filippi, perché ci pensi due volte prima di fare certi programmi.

In cuor mio, rimane la speranza non ancora distrutta ma certo scalfita, che la bellezza fisica non sia paragonabile ad una interpretazione valida.

E chi mi conosce lo sa, lo sa benissimo che non è di tecnica che parlo, ma di cuore, di passione, di verità scenica.

Qualcuno, non mi ricordo su quale testata, ha scritto che l'operazione riuscitissima con Argentero, ha fallito qui con Arca. Ovvio, mi verrebbe da dire. Ovvio. Non c'è paragone che tenga. Argentero colpì con la sua bravura inaspettata...qui il culo di Arca nemmeno colpisce più, dopo che lo si vede di continuo dalla seconda scena in poi.

La prestanza fisica, indubbia, ha occupato tutto il posto che sarebbe dovuto essere della recitazione.

In una intervista, Ozpetek ha dichiarato: "Mi è dispiaciuto non aver conosciuto Francesco otto anni fa; adesso avrebbe fatto molti più film."

Ferzan mi senti?

Sarà mica la crisi di mezza età?

Sarà che tutti i tatuaggi di 'sto belloccio ti hanno dato alla testa?

Ferzan torna tra noi.

Concessa questa scappatella, adesso torna seriamente a lavorare come hai meravigliosamente fatto fino ad ora.

E la prossima volta che ti verrà in mente un personaggio e immaginerai la faccia di Francesco Arca, pagati un escort e chiama Serra Yilmaz.

Farai del bene alla comunità, te lo posso assicurare.

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