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...E Ora Parliamo Di Kevin

Può un figlio rovinare la vita di un genitore?

Può togliergli la voglia di essere madre, donna e sposa allo stesso tempo?

Può riuscire a scardinare gli equilibri di una famiglia solo con la sua presenza?

Kevin sì.

In questa pellicola che ha visto la luce del pubblico nel 2011, è proprio questo il fulcro su cui l'intera faccenda ruota: la figura di questo bambino problematico, inizialmente, nel suo rapporto con la madre, poi sempre più scontroso, borioso, chiuso in un mondo impenetrabile di cui nessuno riesce a vederne il contenuto. La mente di Kevin lavora e lavora per la parte sbagliata del mondo; è di male che si nutre ed è al male che aspira, fino alla strage familiare (con l'uccisione del padre e della sorellina) e poi nella sua stessa scuola che il ragazzo farà intorno all'età di 16 anni, prima di essere rinchiuso in carcere.

Tramite un montaggio confusionario e poco avvincente, nonostante credo che l'intento iniziale fosse proprio questo, la vincenda è narrata con particolare attenzione per la figura della madre (una sempre orribile Tilda Swinton), relegata, dopo la vicenda, in una vita-rattoppo. La vediamo all'inizio del film in cerca di una piccola ma significativa ricostruzione di se stessa dopo gli avvenimenti passati. Cerca e trova un lavoro. Prova a ripulire la sua casa macchiata di vernice dai vandali. Insomma una donna distrutta, completamente privata di ogni senso, che comunque tenta di rimettersi in piedi senza alcuna stampella.

Il film scorrerà tra flashback e immagini del presente, in un turbinio di scene spesso fastidiose allo sguardo, ma questo credo sia solo da imputare, come dicevo solo qualche rigo fa, ad un montaggio che se l'è sentita matta senza realmente poterselo permettere, o ad una regia inesperta di ciò che davvero riesce a tenere un occhio puntato sullo schermo.

Tuttavia, la trama tiene e tiene bene; il film si lascia guardare, quasi morbosamente, e lascia sensazioni contrastanti una volta finito. Anzi. Io più che contrastanti direi...pericolose.

Almeno nel mio caso.


All'inizio ho provato d'istinto una solidarietà con la madre che mi ha portato a sperare che lo uccidesse, quel figlioletto ingrato e coglioncello che si divertiva a sputare la pastina, a lanciare in aria la frutta, a fare la cacca nel pannolino già grandicello.

Ho goduto come un matto, lo ammetto senza problemi, quando lei lo ha lanciato per terra e gli ha rotto il braccio, ad esempio.

Ero incollato allo schermo e pensavo: uccidilo. Fallo fuori. Soffocalo nel sonno, 'sto stronzetto di merda.

Poi, certo, la razionalità ha preso in parte il suo posto...ed ho cominciato a provare pena per quell'ammasso di cellule evidentemente in debito col raziocinio e la sanità mentale; ma l'odio del sottoscritto per i bambini ha origini antiche, e chi mi conosce lo sa benissimo...non riuscivo ad essere del tutto lucido mentre assistevo allo scempio che quel marmocchio era stato in grado di fare delle vite dei genitori.

Dei genitori, poi...della mamma. E basta.

Perché se da un lato il rapporto con Eva era disastroso, quello col padre, Franklin, non ha mai apparentemente dato alcun segno di anormalità.

E' per questo, infatti, che ho odiato profondamente anche lui.

Ed ho sperato, venendo accolto all'ultimo, che pagasse con la morte la mancanza di fiducia nei confronti della moglie e delle sue richieste di soccorso.


Un figlio fortunato ha due genitori, nella sua vita.

Anche un figlio sfortunato, a volte, li ha.

Un figlio stronzo? Molto spesso ne ha due anche lui.

Ma a prescindere da tutti i manuali di psicologia sul caso, è sicuro quasi totalmente che uno stronzo preferirà uno dei due genitori all'altro, così come il fortunato e lo sfortunato.

Chiedere ad un bambino: "Vuoi più bene alla mamma o al papà?" ha sempre fatto storcere il naso agli illusi, quasi come se fosse invece logico che un figlio non ha preferenze...ma questo non è affatto vero, e in alcuni casi, anche in tenerissima età, un bambino a questa domanda saprebbe rispondere perfettamente.

Kevin avrebbe risposto: "Voglio più bene a papà."

Il fatto poi che alla fine abbia dimostrato il contrario, non è di interesse, in questo momento.

Quello che sto cercando di dire è che nella pellicola si assiste anche ad un altro pericolo: il fatto che, sentendosi amato, uno dei due genitori non creda all'altro su quello che nel figlio non va bene.

Eva non viene ascoltata dal marito, anzi viene derisa, viene ignorata, viene spinta quasi alla follia e alla colpevolizzazione di sé, e solo perché l'uomo aveva dal figlio (apparentemente) tutto l'affetto di cui aveva bisogno.

L'ascolto reciproco, in una famiglia, viene prima di ogni altra cosa.

Anche se è del proprio figlio che viene messa in dubbio la sanità mentale.


Ho sempre avuto un grandissimo rispetto per la pazzia.

Ho sempre trovato affascinante l'idea che una mente possa uscire dai normali binari e mettersi a correre lì dove altre menti non arrivano, vuoi per limiti vuoi per "normalità".

Ho sempre trovato stupido che una cosa si definisse accettabile e quindi 'sana' solo perché perpetrata da un numero consistente della massa, mentre invece l'insano è tutto ciò che fanno in pochi e che quindi non è contabile come "comune".

Tutto ciò che è comune, d'altronde, non è detto che sia giusto; il fatto che tutti piscino nel gabinetto non fa di chi si piscia addosso un pazzo, se vogliamo fare un esempio terra terra.

Eppure, nonostante il mio interesse per tutto questo mondo, per quall'altro lato del cancello, Kevin io non l'ho perdonato.

Non l'ho perdonato quando era piccolo, quando è cresciuto, quando ha ucciso i suoi compagni.

Non l'ho perdonato nemmeno quando si è girato, nella macchina della polizia, ed ha accennato uno sguardo quasi finalmente malleabile.

Non ho perdonato il suo modo di minare la vita di una donna che ha avuto, come unica colpa, quella di metterlo al mondo.

Non l'ho perdonato, molto probabilmente, perché è contro sua madre che ha gettato le sue cattiverie; l'avesse fatto verso suo padre, che io amo amo molto meno come figura familiare, probabilmente non l'avrei odiato come invece ho fatto.

Ma questa è ovviamente un'altra storia. La mia. E non è di quella che si parla qui.

Qui si parla di un film che va snocciolato, consigliato o meno, e poi archiviato.

Ma si parla anche di tutti quei piccoli e grandi drammi familiari di cui siamo all'oscuro, e che invece condizionano e anche di molto la vita della società in cui tutti noi mettiamo i piedi al mattino.

Tutte quelle facce infelici che incontriamo...probabilmente, a casa loro, hanno solo a che fare con Kevin.

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