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Cinema / Il Mio Angolo Di Paradiso

Il Mio Angolo Di Paradiso

Kate Hudson, Kathy Bates e Whoopi Goldberg sarebbero un cast sufficiente per far alzare il culo da una qualunque sedia e raggiungere il cinema più vicino, ma io, probabilmente, nel 2011, ero impegnato ad inseguire chissà quale chimera, chissà quale sogno sbiadito, e di questo film, all'epoca, nemmeno ne sentii parlare.

Per fortuna, già da un po' di tempo a questa parte, Youtube è diventato un importante punto di riferimento anche per la filmografia, oltre che per la musica e le stronzate per cui è maggiormente conosciuto, come idioti che se la sentono matta e riescono a convincere milioni di seguaci di essere davvero fighi come dicono.


Marley Corbett, donna di successo da un punto di vista lavorativo ma irrisolta da quello più meramente sentimentale, scopre in seguito ad un malore di avere un cancro al colon. Inizia così la sua trafila medica, che si risolve abbastanza velocemente in un nulla di fatto: le cure standard non sembrano funzionare, un'operazione è ormai da considerarsi impossibile visto l'eccessivo progredire della malattia, e una nuova cura sperimentale non porta i benefici sperati. Durante una visita di controllo, Marley incontra Dio (simpatico il fatto che sia interpretato dalla Goldberg che interpreta se stessa, visto che la Corbett ha sempre pensato che Dio in realtà sia proprio lei) che le annuncia di poter esaudire tre desideri. I primi due sono facili, per la ragazza, da individuare: poter volare e avere un milione di dollari. Il terzo, però, rimane in sospeso.

Tornata "sulla Terra", Marley inizia a fare i conti con la sua malattia e con una nuova relazione che inizia ad instaurarsi con Julian, il suo medico.

Man mano che il suo debilitarsi fisico procede, verranno al pettine tutti i nodi della sua esistenza: l'allontanamento di alcuni amici, il rapporto non felice con i genitori (la mamma, tra l'altro, è una meravigliosa e tenerissima Bates), il suo blocco emotivo quando si tratta di mettersi in gioco in una relazione che vada oltre la semplice notte di sesso (terzo desiderio).

Fino alla fine del film, tutto troverà una sua giusta collocazione, persino la morte stessa, che non verrà trattata con tristezza ma combattuta con una festa vera e propria.


Alcuni non annovererebbero nemmeno questo film tra quelli che avrebbe avuto senso produrre, nel mondo dello spettacolo, ma a me non è dispiaciuto, e mi ha persino strappato qualche lacrima sulla fine.

Il punto è che la malattia è un qualcosa con cui, seppur lievemente rispetto alla protagonista, ho avuto a che fare in questo periodo della mia vita, ed è una cartina tornasole dei reali rapporti che abbiamo stretto nel corso della vita.

Se ci fermiamo un attimo a rifletterci seriamente, scopriremo che non riusciremo a mettere la mano sul fuoco se non per pochissime persone, nel caso toccasse a noi scoprire di non avere più molto tempo per vivere.

Chi ci ha voluto bene veramente?

E a quanti abbiamo voluto veramente bene noi?

E ancora: trattiamo tutti come dovrebbero essere trattati, o spesso regaliamo la parte migliore di noi a chi non è stato propriamente corretto, nei nostri confronti, lasciando ai nostri cari il lato più musone, triste, stronzo e cinico?

La morte è un qualcosa su cui sarebbe bene riflettere sempre. Con sempre, intendiamoci, non dico in ogni momento della giornata...sennò poi si diventerebbe inadatti alla vita; ma sempre in ogni momento, che siano momenti felici o meno. Alla morte si dovrebbe pensare mentre si è in vita, così da non essere poi colti di sorpresa una volta arrivati agli sgoccioli.

E' troppo facile, specie dopo un lutto che ci ha magari sconvolti da vicino, lanciarsi in mirabolanti discussioni su quanto sia importante godersi gli attimi a disposizione, ma Cristo! E' proprio così! E se la smettessimo, ad esempio, di preoccuparci delle rate, delle bollette, del pil, di Renzi, di Putin, non vivremmo tutti molto meglio? Se mettessimo da parte le taglie, i saldi, le marche, le mutande col sostegno ergonomico, non riusciremmo a portare a casa un po' di serenità in più?

Toccherebbe lanciarsi in quei viaggi che vorremmo tanto fare; toccherebbe fare quella ricetta che non c'è mai riuscita e provarci di nuovo, di nuovo, di nuovo; toccherebbe adottare una marea di cani, fare mille scherzi, leggere tantissimi libri e abbandonare per un po' la televisione; toccherebbe rincorrere i propri sogni e smettere di darsi dei limiti, finirla col credere che crescere significhi riuscire ad accontentarsi.


Una volta un'amica mi disse: "Non c'è poesia nell'accontentarsi."

Ecco. Io credo che sia proprio così.

Ma se facciamo mente locale, se alziamo lo sguardo a chi ci sta vicino, la cosa appare subito chiarissima e preoccupante: chi fa davvero quello che vorrebbe fare? Chi è felice di com'è fisicamente o del lavoro che fa? E quanto poco teniamo presente il fatto che non si ritorna a vivere, una volta calato il sipario?

Ognuno trovi il rimedio che può.

Ognuno si salvi come gli pare.

Tutto va bene e tutto fa brodo, al punto che io, ad esempio, del film non ho detto assolutamente niente...ed ho riempito un po' di spazio con altrettanto niente meravigliandomi poi del fatto che questo sarà l'ennesimo pezzo che non farà il giro del mondo, ma non è importante; niente è importante davvero. Nemmeno i titoli, i professori, i datori di lavoro, gli amministratori di condominio, il preside della scuola. Tutto è relativo al grande gioco della vita che, in quanto gioco, appunto, si sminuisce totalmente se iniziamo a prenderlo troppo sul serio.

Il problema vero, non è che si muore; è che si vive male.

Stonati, deviati, confusi.

Viviamo così perché così si è sempre vissuto fino ad ora, ma se il mondo è di uomini che è fatto, è anche dagli uomini che può essere cambiato.

Tanto è tutto un gioco, semmai.

E male che andrà, ricordatevi sempre che per fortuna si muore tutti.

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