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Cinema / The Life Of David Gale

The Life Of David Gale

La vita di ogni essere umano è costellata di impegni obbligatori: bollette, lavoro, regole condominiali da seguire, auguri di compleanno da fare.

C'è poi, per alcuni, per i più fortunati, un campo in cui è decisamente più possibile essere relativamente liberi: il campo delle passioni personali. Dei propri ideali. Politici, sociali, economici, ambientali.

A modo proprio, ognuno è le passioni che ha.


David Gale, professore di filosofia e attivista contro la pena capitale, viene condannato a morte per stupro e omicidio.

Rinchiuso nel braccio della morte, a poche ore dalla sua esecuzione, riesce ad ottenere, tramite il suo avvocato, una serie di tre interviste con la giornalista Bitsey Bloom.

A lei decide di raccontare l'immenso peso della vita che ha condotto e che lo ha portato ad essere accusato dei crimini che lo porteranno presto all'esecuzione.

Tramite i racconti di questo, Bitsey comincia rivalutare l'idea della colpevolezza dell'uomo, lanciandosi alla ricerca della verità, che scoprirà debilitante, in tutta la sua assurda follia, comunque fuori tempo massimo per riuscire a salvarlo.


Telegrafico.

Sentenze, più che frasi vere e proprie.

Il punto è che la pellicola, annata 2003 e firmata da Alan Parker, mette sul piedistallo due delle cose che più difficilmente riescono ad avere una netta differenza, nella vita di alcuni esseri umani: il fanatismo e la passione per un ideale.

A ciò si aggiunge tutto quello che si è o meno disposti a perdere, fosse anche la vita, per dimostrare al mondo che quello in cui si crede è qualcosa di giusto.

In quest'epoca in cui le generazioni mie coetanee sono lontanissime da qualcosa che assomigli anche lontanamente ad una fede politica vera, ad un vero attaccamento a questa o a quella utopia, risulta magari difficile credere che si possa arrivare a fare cose inaudite per il bene di una causa che crediamo superiore.

Sappiamo benissimo che tutto quello che facciamo, o la maggior parte comunque delle cose, non ci sopravviverà. Mangiamo cinese, commentiamo pellicole e cd musicali, spettegoliamo su questa o quella vicina di casa, ma quello che realmente tiene in piedi la memoria di un uomo è quello che ha fatto per gli altri. In questo caso si parla di attivisti contro la pena di morte, ma il gioco è quello di qualunque cosa si tratti: è importante lasciare il mondo un po' migliore di come lo abbiamo trovato.

Il punto è: come?

E soprattutto: perché?

Spero di non essere l'unico, ma se anche lo fossi andrebbe bene comunque, ad essere sempre più sfiduciato da tutto quello che riguarda l'impegno sociale.

Ci sono "categorie" indifendibili.

Minoranze che non lasciano alcuno spazio alla bontà.

E poi dall'altro lato ci sono persone che sparano giudizi affrettati e mettono tutti in un unico grande calderone in cui si confondono le teste e le code.


In America, nel 2013, sono state 39 le persone giustiziate.

In altri stati, come l'Iran, i numeri salgono vertiginosamente.

La barbarie di questo procedimento "giudiziario", di questa pena, supera di gran lunga tutto quello che di medievale può esser fatto.

Al di là del fatto che uccidere un essere umano (fosse pure un assassino) non è la cosa giusta da fare, è anche vero che molto spesso quello che alcuni deliquenti subiscono (specie in Italia) non è che una carezza, in confronto a quello che hanno fatto.

Ma se le pene non sono giuste, non è giusto nemmeno che si uccida.

Non è giusto mai.

La pellicola mostra chiaramente quanto ci può essere di più neauseante, in questo procedimento: l'errore.

E se per caso si stesse condannando a morte un innocente?

Sì sì, d'accordo...l'abbiam già detto che nemmeno un colpevole merita di morire...ma un innocente? Che va al patibolo sapendo di non aver commesso assolutamente niente di quello per andrà a morire?


Nonostante il film abbia raccolto una grande quantità di critiche negative, alcune delle quali hanno addirittura esposto come quasi sembri incoraggiare la pena capitale (questi critici mi contattassero perché io non riesco proprio a capacitarmi di questo verdetto), troviamo una Kate Winslet e un Kevin Spacey (che non amo particolarmente, lo ammetto) davvero in gran forma, ma più di tutti il mio plauso personale va a Laura Linney, che ho trovato semplicemente strepitosa.

E' bello sapere che alcune pellicole stimolino l'opinione pubblica su temi che spesso, troppo spesso, facciamo finta che non siano di questo pianeta.

Un po' come faccio io, d'altronde; ma i riconoscimenti stentano ad arrivare.

Ai posteri l'ardua sentenza.


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