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Emotivi Anonimi

Ammettiamo che qualcuno, un dato Marco, si rompa una gamba.

Riuscite ad immaginare facilmente, con un po' di buon senso e di fantasia, tutto quello che la rottura della gamba di Marco comporterà? Facciamo qualche esempio?

A Marco telefoneranno tutti gli amici più stretti. Si informeranno della sua salute, tenteranno di fargli alzare il morale, proporranno cene e giochi di società per non lasciarlo da solo.

A Marco telefoneranno parenti persino lontani, che magari non sentiva più, pronti a sincerarsi della sua salute e a vedere se è vero che il nonno ha lasciato a lui in eredità il casale in montagna.

A Marco tornerà sul cellulare il nome della sua ex fidanzata, preoccupatissima per la sua salute e pronta a fare di tutto nel caso di bisogno.


Ammettiamo che qualcuno, un dato Mattia, scopra di soffrire di qualche disturbo mentale.

Riuscite ad immaginare facilmente, con un po' di buon senso e di fantasia, tutto quello che questo disturbo mentale comporterà? Facciamo qualche esempio?

A Mattia telefoneranno pochissimi amici stretti, comunque spaventati all'idea di una possibile reazione da "matto" dell'amico. Nessuno lo inviterà a cena o tirerà fuori Tabù dall'armadio per fargli passare qualche ora lontano dal suo problema.

A Mattia telefoneranno a stento i fratelli, preoccupatissimi della gestione che un "matto" possa fare del casale in montagna lasciatogli in eredità dal nonno.

A Mattia sparirà dal cellulare il numero della ragazza con cui da qualche tempo si sta frequentando, senza che questa fornisca alcuna spiegazione dettagliata della fuga.


In questa piacevole commedia, made in Francia, è proprio di questo argomento che si parla: il disagio mentale.

Intendiamoci subito: non mi riferisco a niente di apocalittico: schizofrenia, disturbi della personalità, borderline. Non sono queste le problematiche trattate nella pellicola.

Si tratta di qualcosa di diverso...di più difficilmente comprensibile, probabilmente, in una società come questa pronta a non dare il giusto peso a tutto quello che riguarda la mente e i suoi risvolti, specie se non son cose "teatrali" e che ben si prestano al pettegolezzo.

I due protagonisti di questo film soffrono di un disturbo emotivo parecchio accentuato, che impedisce loro di condurre una vita normale, sebbene entrambi (all'inizio sconosciuti tra loro) tentino di far trascorrere i loro giorni in modo più o meno tranquillo.

Angélique (una bravissima Isabelle Carré) è iscritta ad un gruppo di sostegno (gli Emotivi Anonimi, appunto); Jean-René è in cura da uno psicologo. Questo (Jean) gestisce una piccola cioccolateria artigianale, alla quale lei approderà dopo un colloquio come responsabile delle vendite.

La pellicola si snoda tra le sedute di lui, in cui lo psicologo lo spinge a superare il suo drammatico blocco nei confronti dell'universo femminile, e le impervie vie di lei, decisa a tenere nascosto uno dei segreti che servirebbe all'attività per cui lavora per evitare il fallimento: la sua dimestichezza col mondo del cioccolato, che anni e anni prima l'aveva portata ad altissimi livelli nel mondo dei dolci (senza però che lei avesse mai avuto il coraggio di rivelare la sua verà identità).


Le scene involontariamente comiche (carinissima la cena tra lui e lei, in cui c'è un trionfo di assurdità) si mischiano a quelle più dure, che fanno riflettere su quanto sia difficile portare avanti una vita del genere in un mondo così sicuro di sé.

E' impossibile non rimanere colpiti dalla dolcezza che queste due personalità portano allo scoperto, quasi come se fosse un evento (e in effetti lo è) vedere tratti di debolezza in un essere umano.

Non esistono superuomini e superdonne, qui dentro. Non c'è nessun sesso che prevale sull'altro. Non ci sono bellezze stratosferiche che si scontrano, non esistono uomini che non devono chiedere mai.

Bontà divina.


In tutto ciò, e non guasta mai almeno per i gusti del sottoscritto, il cibo fa la sua parte.

Tutto il film è pregno dell'odore e del sapore dei cioccolati più diversi e nonostante tutto, è particolarissimo anche il fatto che per una volta non si parli del cibo come di un qualcosa di odiato/amato, ma come di una delle valvole di sfogo più importanti che queste due esistenze hanno a disposizione.

L'amore, poi, è un amore atipico.

Niente grandissimi discorsi, niente immagini vincenti, niente banali scenari da commediola romantica, ma un vero e proprio lottare contro i limiti imposti da una mente che non va come dovrebbe (o come si vorrebbe che andasse), con un esito simpaticissimo che strappa un sorriso e lascia intatto l'interrogativo di sempre: quanto può servire, l'amore, a distruggere il male che si annida in una vita?


Contrariamente a quanto avevo intenzione di fare (e cioè lanciarmi in assurdi ragionamenti su quanto sia debilitante quello che non siamo riusciti a fare in quanto a progresso), non ho chissà quali pretese, chissà quali verità personali da dire, chissà quali grandi pensieri da aggiungere.

Una cosa però posso dirla, e posso dirla perché l'ho vissuta e la sto vivendo sulla mia pelle: non si dia mai per scontato quanto possa essere difficile, per gli altri, avere a che fare con una persona che ha avuto dei massi sul proprio percorso di "salute mentale".

Attacchi di panico, d'ansia, stress, nervoso, piccole manie o fissazioni, ipocondria, sono cose che lacerano i rapporti poco maturi, quelli in cui c'è del bene a metà, quelli in cui si fugge quando le cose non sono perfettamente al proprio posto.

Stare vicini a gente come noi, e mi ci metto in mezzo per ovvi motivi, non è facile.

Quando però (e questo nel film si vede molto bene) si riesce a trovare una chiave di lettura, tutto viene messo al proprio posto, e la normalità diventa un concetto banale e superato.

Un po' come dire che se si è folli in due, allora son gli altri ad essere poco originali.

E, io credo, così è.

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