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Cinema / Struck By Lightning

Struck By Lightning

"Era un ragazzo così felice. Mi scriveva delle storie. Ricordo la prima storia che mi ha scritto: 'C'era una volta un ragazzo.' Poi è diventata: 'C'era una volta un ragazzo che voleva volare.' Ed è migliorata di volta in volta. Però non ho mai scoperto se il ragazzo sia riuscito a volare."


Guardare questo film non è stato facile.

Non è stato facile per motivi puramente tecnici, dato che la pellicola non è uscita in Italia e sono quindi stato costretto a guardarla in lingua originale con i sottotitoli, cosa che certo non aiuta la mia già scarsissima concentrazione, e per motivi sentimentali, se così possiamo dire. Se di sentimenti ancora possiamo parlare.

Quando un film ci tocca troppo da vicino, quando i personaggi che ci propone sono simili a noi, quando alcuni meccanismi ci sfondano l'anima pericolosamente, si corre il rischio di cadere in un vortice di dubbio gusto. Proprio come ho fatto io. Ma va benissimo così. E' la vita, bellezza. E' l'arte.


Carson è un ragazzo risoluto, intelligente, deciso. Al di sopra della media che frequenta la sua stessa scuola, al di sopra dei pensieri di chi lo circonda, al di sopra degli interessi che vanno per la maggiore all'età di 17 anni in ogni normalissimo adolescente. E il suo essere fiorito troppo presto, il suo essere cresciuto di colpo a causa di una famiglia disastrata e di una predisposizione al dolore che purtroppo certe vite regalano, lo portano ad un isolamento forzato, ad un'antipatia generale nei suoi confronti, ad un confino. La sua popolarità scolastica è praticamente nulla, così come nullo è l'interesse per le sue passioni e per il club degli scrittori che lui stesso gestisce, costretto a fare il lavoro di tutti i membri che vi risiedono solo ed unicamente per passare il tempo. L'unica persona che sembra cercare sinceramente di stargli dietro è Malerie, ed è con lei che Carson metterà su una vera e propria azione criminale tra i muri della scuola, ricattando i personaggi più in vista e costringendoli a scrivere per il suo nuovo progetto, una rivista letteraria, che potrebbe essere la chiave di accesso al college che desidera frequentare.

Di contorno, si sviluppano le vite della madre (devastata dal divorzio e incattivita da una vita che non è quella che avrebbe voluto), della nonna (colpita da una malattia mentale degenerativa e incapace molto spesso di riconoscerlo), del padre (che si ritrova impegnato in una nuova storia e con un nuovo bimbo in arrivo nella sua vita).


Colpisce la solitudine di fondo di questo ragazzo, l'assoluta mancanza di comprensione per i suoi sogni di grandezza, ostacolati da una madre incapace di pensare ad un possibile distacco ("I sogni non si avverano, Carson.")

Ed io, io Luca, io proprio io, mi ritrovavo battuta dopo battuta a dividermi tra quello che sono stato e quello che adesso sono.

Proprio io, che come Carson ho lottato contro il niente che mi circondava, ho utilizzato l'ironia per salvarmi la vita, ho provato a cambiare il mondo nel mio piccolo, con le mie stupide battaglie personali, con i miei ideali, con i miei sogni che mi scaldavano e mi tenevano compagnia, proprio io ho lasciato che tutto mi sfuggisse...che tutto andasse via...fino a ritrovarmi in uno stato di completo distacco, di disprezzo quasi, per chi ha ancora voglia di fare; perché quando la tua vita fallisce, se non sei una brava persona, vuoi che falliscano anche tutte le altre.

E mentre io mi rendevo conto del male che questo causava al sognatore della pellicola, ero anche dalla parte di coloro che, sconfitti dalla vita, gli remavano contro e lo affossavano, convinti di poter alleggerire il carico del loro male.


La vita non è mai come vorremmo, questo l'ho capito. Ma fare i conti giorno dopo giorno è un'altra cosa. Un altro paio di maniche. Al punto che si può diventare alla stregua di quelli che abbiamo odiato quando ad essere scoraggiati eravamo noi.


Da sottolineare la gradevolissima interpretazione di Chris Colfer, che del film firma anche la sceneggiatura, di Rebel Wilson e di Polly Bergen.

E in ultima analisi, è un vero peccato che questo film non sia uscito sul suolo italico. Assistiamo ogni mese ad uscite di film veramente orripilanti (ed è un discorso che vale anche e soprattutto per i libri) e poi magari non prestiamo attenzione a queste pellicole che tutto sommato non ci farebbe male vedere in circolazione.

La gente che sogna fa male...fa male perché ha quel coraggio che probabilmente noi non abbiamo più, adagiati come siamo sull'idea di aver fallito un qualcosa, di aver mancato il bersaglio, di star perdendo tempo. Ma quello che ferisce maggiormente, è l'idea che da questo torpore non ci si possa più risvegliare. Quasi come se fosse definitivo. Una specie di condanna alla quale sfuggire è impossibile.

A volte credo che sia così. A volte, invece, spero sempre che succeda qualcosa, che cambino le carte in tavola, che arrivi qualcuno a rendersi conto del potenziale. Ma i miracoli sono rarissimi persino per chi crede in Dio, figuriamoci per me.

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