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Cinema / Il Compleanno

Il Compleanno

Io Marco Filiberti non so proprio chi sia, se vogliamo dirla tutta. Sì ok, un regista, mi dicono. Alla sua seconda firma, in questo caso, dopo aver esordito nel 2003 con "Poco più di un anno fa". Ma dico...nella vita di tutti i giorni, 'sto tizio che fa? Da dove prende i soldi per pagare i cast dei suoi lungometraggi? Chi corrompe? Di chi occupa il letto? Di chi è fratello? Figlio? Di chi pulisce la cantina? Di chi cura il giardino? Di chi porta fuori la figlia cessa il Sabato sera?

Il primo in grado di fornirmi informazioni utili in questo senso, non avrà una lira ma una stretta di mano sì; assicurata.


C'è da dire, infatti, che se questo film ha un barlume di speranza, almeno per il mio modesto parere ed è evidente che il mio è un parere che non conta, visto che questi registi esistono ancora, lo deve proprio all'interpretazione degli attori che vanta.

Alessandro Gassman, di cui non si ricordano particolari interpretazioni rilevanti, arriva addirittura a non essere malaccio, qui. Lui è Diego, un ignorantello pacioso tutto dedito alle principali occupazioni maschili: donne, calcio e chissà cos'altro dirà loro quella testa.

Maria de Medeiros, Francesca, è stata una scoperta piacevolissima. Al di là della sua bravura, è una persona che sprigiona una tenerezza e una fragilità mista ad una solarità che volontariamente o meno traspare dallo schermo e colpisce lo spettatore. Il suo personaggio è minuto quanto lei, ma colmo di dettagli e particolari che l'attrice aggiunge inconsapevolmente, io credo.

Massimo Poggio, finalmente messo fuori dagli schemi delle serie tv, mostra un talento io credo da approfondire, oltre ad uno sguardo espressivo e capace di catturare l'occhio di chi guarda. Lui è Matteo, problematico e inquieto analista.

Michela Cescon è Shary, e per quanto il suo personaggio risulti praticamente trasparente ai fini della storia, l'attrice ha destato in me interesse.

Hristo Jivkov è Leonard, ma sia che si parli di lui sia che si parli del personaggio che interpreta...possiamo sorvolare per mancanza di dati pervenuti.

Chiudono il cerchio Thyago Alves, bellissimo modello brasiliano devo dire anche abbastanza capacino (almeno a mettersi bene in posa per la telecamera), che qui interpreta David, figlio di Diego e Shary, e una meravigliosa Piera Degli Esposti, che interpreta Giuliana, una paziente di Matteo.

Volete una trama?

E' presto fatto: le due coppie di amici (Diego e Shary, Matteo e Francesca) decidono di andare in vacanza insieme, e di condividere l'appartamento al mare; a far crollare i già precari equilibri delle due coppie, che non tardano a mostrare certe insicurezze di base, subentra il figlio di una delle due: David, appunto, che pian piano inizierà a turbare i sogni e la pacata serenità di Matteo, fino a rubargli completamente i pensieri e le attenzioni. Il tutto, ovviamente, all'oscuro della consorte e della coppia di amici. Fino al finale, devo dire piuttosto telefonato ma comunque piacevole, che alza il ritmo piuttosto lento e diciamolo pure moscio dell'intera pellicola.


Non è per dir male di nessuno, sia chiaro...ma perché non lo date a me un progetto cinematografico? Faccio una regia e sparisco, che vi piaccia o no.

No perché si fa molto presto a puntare sul cinema a tematica omosessuale, ormai; il mondo gay vende molto: ci sono artisti che campano solo ed unicamente grazie al mondo omosessuale, così come candidati politici che vincono grazie a quella fetta dell'elettorato...ma proprio per lo sputtanamento che questa fetta di mercato ha subito, diventa sempre più difficile riuscire a raccontarla come si deve.

Il tema, e cioè quello dell'etero "curioso" o comunque del bisessuale latente che si scopre attratto da un uomo a 40 anni, non sarebbe nemmeno male, all'origine. Anche perché tanti episodi di cronaca ci raccontano di uomini con famiglie belle che formate che ad un certo punto fuggono col primo trans incontrato sul cammino. Il punto è nel ritmo. Ecco, io credo che a questa pellicola manchi il ritmo, il mordente, il sale necessario per far sì che tutto quadri e che non sia solo un polpettone con un messaggio carino o meno carino di fondo.

Il film appare macchinoso, privo di reali fatti che possano smuovere l'attenzione, e tutto scorre con una serenità oltraggiosa.

Tuttavia, manco a dirlo, è proprio la paziente Giuliana che regala uno degli spunti di riflessione miglior riusciti di tutta la pellicola, che, suo malgrado, ne presenta diversi senza tanto successo: "Perché non possiamo accettare che siamo esseri umani con le nostre imperfezioni? Per forza una madre deve amare i propri figli? Per forza i figli devono amare i loro genitori? Ma chi l'ha detto?"


Carissimo Filiberti, non so se tu sai che io scrivo; e per tua fortuna, scrivo anche sceneggiature teatrali.

Dal teatro al cinema il passo può essere breve, ammesso che ne valga la pena.

Rimango in attesa di un tuo contatto, in questo senso.

Son sempre disponibile ad aiutare chi sta messo peggio di me.

Me l'ha insegnato mammà.

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