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Cinema / Dramma Della Gelosia

Dramma Della Gelosia

"Avete mai amato? Avete mai sofferto per amore? No? E allora che state a guardà?"


E' l'intensa voce di un'indimenticata Monica Vitti l'accompagnatrice dell'inizio di questo film, anno 1970, targato Ettore Scola.

Uno di quei film perfettamente ascrivibili alla categoria della commedia all'italiana.

E sarà che il periodo è fertile, sarà che io non sono ancora tornato a lavoro, ma lasciatemelo dire: collegatevi su Youtube, cercatevi il titolo, e guardatevelo.

Adesso!


Un po' me ne vergogno, e lo ammetto con candore...ma credo che questo sia il primo film in 24 lunghissimi anni di vita che vedo e che vanta la Vitti come protagonista; certo, della Vitti ho sempre sentito parlare, conoscevo la sua voce e avrei saputo riconoscerla tra mille, ho visto alcuni spezzoni (indimenticabile nel pezzo "I crauti"), so della sua tristissima malattia e del ritiro forzato dalle scene, ma vederla all'opera per un'intera pellicola è stato un piacere per gli occhi.

Andiamo con ordine, va.


Oreste (un bravissimo Marcello Mastroianni) e Adelaide (Monica Vitti) si incontrano, finalmente faccia a faccia, ad una festa dell'Unità; lei gli confida che lo segue da tempo, che lo ha visto altre volte e solo di sfuggita, e che finalmente può avere l'occasione di mostrargli il sentimento che prova per lui. Successivamente, Nello Serafini (un giovanissimo Giancarlo Giannini) si insinua nella coppia, arrivando prima a stringere con Oreste una forte amicizia, e poi a sedurre Adelaide fino a portarla al tradimento.

La trama, di per sé abbastanza spicciola, spicca però il volo con le interpretazioni degli attori; la Vitti, perfettamente calata nel ruolo, regala espressioni ed intonazioni che smuovono la risata proprio dalla pancia (sì, insomma...da dove non si ride più al giorno d'oggi); Mastroianni riesce con una incredibile velocità a muovere corde comiche e tragiche, arrivando a far ridere di cuore e a strappare anche qualche sguardo lucido ad uno spettatore che non si annoia, non ha mai tempo di chiedersi (come spesso accade): "Ma quando finirà?". Giannini, dal canto suo, si destreggia bene in mezzo a questi due mostri sacri e veste perfettamente il ruolo di uno stralunato pizzaiolo.

A far da sfondo alla trama, un'Italia praticamente sparita dalle scene. Sventolano bandiere con la falce e il martello, si parla di manifestazioni, si assiste a cortei; insomma siamo in un periodo in cui davvero contava qualcosa il riunirsi, il mettersi in assemblea, il parlare, l'ideologia.


L'amore preso in considerazione, poi, è un amore ovviamente bistrattato; se da parte di Oreste pare esserci il puro interesse nei confronti di Adelaide, lei è invece divisa tra le attenzioni che Mastroianni ha per lei e quelle di Giannini, che si propone come un uomo più moderno, meno vissuto, semplicemente più giovane. Trovo, e siamo nel 1970 quindi credo di poter aver ragione nel dirlo, che questo periodo del cinema nostrano sia stato uno dei migliori che abbiamo avuto per il coraggio, per la sfrontatezza, per la modernità che le pellicole riuscivano a mostrare. In questo caso particolare, i tre tentano addirittura una sorta di ménage à trois sessuale, salvo poi andare a finire in una delle scene più comiche, a mio dire, dell'intero film. Insomma, guardiamo in faccia la realtà e mettiamoci l'anima in pace: non stiamo facendo altro che regredire! E questa pellicola, come moltissime altre, ce lo mostra in modo spietato; si rischiava di più nel '70 rispetto al 2000.

Se ripenso al "Satyricon", scritto nel 60 d.c, e allo scandalo che ha dato Melissa P. con "100 colpi di spazzola" mi viene solo da vomitare. Il perbenismo, la morale, i bigotti, sono saliti alla ribalta in modo direttamente proporzionale con l'avanzata della civiltà.


Memorabile il finale del film, con un tocco di tragedia che lascia l'amaro in bocca e porta, dopo aver riso e sorriso, a riflettere.

Non ci si libera mai di un amore non andato come volevamo; e questo è quanto.

Che noi lo si dica ridendo o con le lacrime agli occhi.

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