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Come L'Acqua Per Il Cioccolato

"Le rivoluzioni non sarebbero male, se ogni giorno si potesse mangiare in famiglia."


Di cibo si parla, e Luca c'è.

Di cibo si vive.

Di cibo si scrive.

Di cibo si gira.

Come in questo caso.


Siamo nel 1992 e Alfonso Arau (che io avevo incontrato in precedenza come firma per la regia di "Ho solo fatto a pezzi mia moglie") sigla un film drammatico ambientato nei primi anni del 1900, che narra le vicende di una famiglia e di una terra, l'America del sud, che incanta con i suoi colori e le sue regole, spesso malsane. Spesso lontane dalla vita vera.

Tita, ultima figlia di Elena, si ritrova suo malgrado imprigionata in una griglia di restrizioni e comandamenti messi in piedi dalla madre vedova e tiranna, che la designa come sua curatrice a vita e le proibisce di contrarre matrimonio. Pedro, dal canto suo, vistosi nell'impossibilità di ricevere amore da Tita, nonostante il suo forte sentimento sia ricambiato dalla giovane, sposa la sorella di lei Rosaura, mentre la sorella più scapestrata si lancia all'avventura di una vita lontana dal nido familiare e finisce a fare la prostituta in un bordello di città.

Ok ok...a primo impatto può sembrare la trama di una telenovela di pessima fattura; qualcosa tipo "Oh mio amor lontano!" o magari "Amore mio amame te pregos!", ma così non è.

E' anzi un film piuttosto atipico, piuttosto complicato, di pregevole fattura in quanto ad ambientazioni e scenografie, e con un cast che per quanto non abbia poi fatto fortuna, almeno in produzioni importanti, ha saputo rivestire perfettamente il suo ruolo, almeno secondo il mio modestissimo parere.

Il cibo è un ingrediente fondamentale della vita di noi tutti...ed è anche la colonna portante di questo film, che spesso e volentieri regala inquadrature di alimenti che paiono fotografie (d'altronde Emmanuel Lubezki è un direttore di fotografia quotatissimo); il cibo cambia le carte in tavola, ha quasi poteri magici sulla comunità, il cibo si alimenta dei sentimenti di chi lo prepara e a sua volta è in grado di trasmetterlo ai commensali. Ecco che la cipolla, il melograno, le noci, i peperoni, riescono con la loro essenza nascosta e smuovere le vite di tutti, a regalare colpi di scena inimmaginabili, a cogliere lo spettatore di sorpresa.

Il pianto, l'allegria, l'innamoramento, passano attraverso i sughi, le carni, le rose profumate usate per guarnire i piatti.

Un tripudio di trigliceridi che farebbe bene al cuore, se non lo intasasse.

Gli scherzi di una vita crudele.


E poi c'è l'amore.

A bizzeffe. A chili. A iosa.

L'amore assente, l'amore non corrisposto, l'amore riparatore, l'amore ad imbroglio, l'amore per i figli, l'amore lontano, l'amore cercato e non trovato, l'amore che sfugge dalle dita della mano come quando si cerca di fermare il mercurio.

Ed è talmente fitto l'intreccio delle vite e delle morti dei vari personaggi, che a volte ci si confonde, ci si meraviglia di chi riappare a dire una battuta, o ad accendere semplicemente una candela.

L'amore per i morti, che spesso continuano a vegliare sulle vite dei vivi...o l'odio dei morti, che spesso continuano ad infestare le vite e le stanze di quelli che non hanno sopportato in vita.

E' un film che definire catalogabile in un'unica categoria è dire errore; c'è del fantastico, in questa pellicola...c'è del magico, c'è del documentario, c'è del programma di cucina...e poi c'è ovunque quel colore retrò, quel sapore di oggetti antichi, di rumori che non possiamo ascoltare più nell'epoca in cui ci hanno tolto di mezzo tutto rincoglionendoci con oggetti sempre più veloci, sempre più autonomi, sempre meno a misura d'uomo.

Si finisce col dire che: "Erano altri tempi". Ed è vero. Lo erano sicuramente. Tempi che noi vediamo tinti di colori più belli di quelli che viviamo, probabilmente...ma che facilissimi proprio non credo che furono; d'altronde, però, rimane la sensazione che a quel tempo si vivesse di più. E non intendo, ovviamente, più anni. No. Quelli sono a nostro appannaggio. Ma si viveva più intensamente, con più paura, forse, ma proprio per questo con più attenzione. E sarò vecchio, che volete che vi dica...ma vedere gente che non finiva a letto dopo mezzo incontro, vedere persone impaurite dal bianco dell'abito da sposa...mi fa sorgere il dubbio che non siamo stati in grado di arrivare ad una via di mezzo, con l'evoluzione. Alcune cose, superate, lo so, erano però anche quelle in grado di garantire delle emozioni vere; e non merce. Perché è di merce che ormai viviamo...anche se parliamo di sentimenti.

E allora che ci salvino i film. Che ci aiutino i libri. A vivere quello che non vivremo più. Il chiedere la mano ai genitori dell'amata, l'entusiasmarsi per una ricetta ben riuscita, il prendere gli ingredienti dall'orto dietro casa...sono cose che non sentiamo più. E se è vero che oggi siamo più liberi, è anche vero che la facilità ci ha resi schiavi di qualcosa di diverso.

E poi, comunque, incontrare i punti di incontro con la vita che viviamo al giorno d'oggi è sempre rassicurante; e sentire dalla bocca di un personaggio quello che io ho sentito quelle poche volte che l'amore ha bussato alla mia porta, è stato meravigliosamente debilitante: "Quando tu non ci sei, sento che è lui che amo. Però quando ti vedo tutto cambia: con te mi sento tranquilla, sicura, in pace."

Perché chi fugge, chi non si fa trovare, chi è stronzo e sa di esserlo, vince. Di qualunque epoca si parli. E' stato ed è così. E a quelli che invece rimangono, a quelli che costruiscono, a quelli che non si fanno desiderare ma si spendono senza remore, rimane la consolazione di sentirsi superiori perché superiori sono, ma poco altro rimane nelle loro tasche.

Come poco altro è rimasto nelle mie.

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