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Al Di Là Dei Sogni

"E' nella testa che viviamo la nostra vita."


E qui, di testa, di cuore, di muscoli, di cervello, di sedativi, ne son serviti tanti.

Ve lo dico subito: don't try this at home.


Filmetto decisamente impegnativo, per un cuore malaticcio come quello del sottoscritto; è stata una sfida con me stesso e col mio panico latente, ma alla fine ho vinto io, e sono ancora vivo per raccontarlo.

Cerchiamo di partire con ordine, perché altrimenti non se ne esce.

Sto divagando.

La smetto.


Chris ed Annie sono una coppia felice. Si conosco da ragazzini, per puro caso, e non hanno nemmeno bisogno di un lungo periodo di conoscenza e di frequentazione per capire una cosa fondamentale: possono considerarsi l'uno l'anima gemella dell'altro.

I due crescono, si sposano, mettono su una famiglia, con due figli e un cane; un perfetto sogno americano coronato nei primi 10 minuti di pellicola (mentre ci son film interi che riguardano 'sta stronzata, ma vabbè.)

Solo che poi, una mattina, Ian e Marie muoiono in un incidente stradale, e il sogno si spappola.

Annie comincia ad avere problemi mentali, al punto che viene rinchiusa in un ospedale psichiatrico, e Chris sembra colpito da una totale apatia che non gli permette di realizzare del tutto la perdita subita.

Passa qualche tempo, (il tempo è un'unità di misura molto maltrattata, nel film; la cosa è gradevolissima) e anche Chris trova la morte, nuovamente per colpa di un incidente d'auto.

A quel punto, ad Annie resta il mondo dei vivi, da sopportare...

A Chris, invece, si spalanca la porta del mondo dei morti.


Qui, nel posto al di là dei sogni, Chris incontra una guida, come un moderno Dante, e inizia un percorso complicato di accettazione della propria morte e soprattutto di separazione dall'amata, a cui continua giornalmente a far "visita", finendo però con il causare alla donna stati isterici ancora più gravi di quelli che vive dopo la morte del marito.

Morire non è facile, e un Robin Williams in splendida forma lo sottolinea in modo impeccabile; è un Chris che non si arrende quello che insieme ad Albert (la guida di cui sopra) comincia a scoprire il mondo nel quale è finito, in cui la vita dopo la morte non è che una meravigliosa scoperta continua. Esistono città, esistono luoghi fantastici, esiste la possibilità di "personalizzare" il luogo di "degenza". Chris finisce, ad esempio, in un luogo che richiama i dipinti della moglie, restauratrice e pittrice essa stessa; sono momenti di meraviglia, per gli occhi. Le riprese sono bellissime e bellissimo è l'effetto usato per far immergere Chris nel mondo dipinto, che sotto le sue suole modella i colori come dopo una pennellata di un pittore. D'altronde c'è un Oscar di mezzo per i migliori effetti speciali, mica bruscolini.

Ma proprio nel momento in cui Chris riconosce in due personaggi del luogo il figlio e la figlia persi nell'incidente d'auto, ecco che una nuova morte colpisce duramente lo spettatore: Annie non ha resistito alla perdita dell'intera famiglia, e si è quindi suicidata.


Per chi la morte la teme, e generalmente accade ai non credenti, non muniti quindi dei conforti religiosi di cui il gregge va tanto fiero, questo è un film difficile da digerire. Ancor di più per me, che vivo la morte ogni volta che ho un attacco di panico. So cosa significa sentirsi sul baratro e guardare il nulla negli occhi, e anche se la morte potrebbe non essere così...certo non è di bella vita che si parla.

C'è, da un lato, l'incoraggiamento di un mondo "post", ma è un mondo con le sue regole, con le sue direttive, tant'è che Annie, colpevole di aver violato il naturale corso dell'esistenza, non arriva nel medesimo luogo del marito e dei figli e finisce all'Inferno.

"I suicidi vanno da un'altra parte."

E allora, anche se il discorso meritebbe di essere approfondito, mi limiterò a dire che ha inizio l'eterno scontro tra l'egoismo e l'amore, che poi hanno un confine talmente labile che parlare di scontro non è nemmeno giusto; Chris si lancia alla ricerca della moglie, lapidato dalla sentenza poco favorevole che "Non si è mai visto un suicida tornare dall'inferno", e nell'Inferno ci entra, ci cammina, ci sguazza, fino ad arrivare a trovarla davvero quella moglie per cui lui prova tutto l'amore del mondo, ammesso che il mondo abbia sufficiente amore per giustificare un viaggio attraverso l'inferno per trovare una consorte problematica. Lei non lo ricosce, ma a lui non importa; e decide di rinunciare a tutto il meraviglioso mondo che ha visto prima per poter stare con lei.

Non so se sia più fantasy questa scelta o tutto il resto del film.

Ad ogni modo, siccome siamo un genere che ha bisogno di continue conferme e di un lieto fine accondiscendente, la faccenda si risolverà nel migliore dei modi, con una inaspettata decisione finale.


Da segnalare, in ordine sparso:

  • Non avevo mai visto all'opera Annabella Sciorra (Annie): la trovo di una bellezza incredibile e di una bravura interessante. Spero di incontrarla di nuovo.

  • Robin Williams è meraviglioso come in tutti i suoi film degli anni '90...mi piacerebbe capire che fine abbia fatto.

  • Sarebbe bello, bellissimo in verità, trovare un amore come quello di Annie e Chris; ma se dovessi trovarlo, se dovessi finire all'inferno dopo essermi suicidato, a chiunque mi starà accanto in quel momento dico: fatti i fatti tuoi e lasciami tra i peccatori, a meno che il clima non sia troppo afoso.

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