Non Garantisco

Cinema / Carnage

Carnage

Foster, Winslet, Waltz, Reilly.

4 nomi, 3 dei quali premi Oscar.

Può bastare per un incasso sostanzioso, non essendo più al tempo di Anna Magnani.


Carnage è uno di quei film che mi sarebbe tanto piaciuto girare, se proprio vogliamo essere sinceri. Un po' perché Polanski non dovrebbe essere poi tanto male, come regista; un po' perché l'intera costruzione del film ha uno spiccato riferimento all'impostazione teatrale,che tanto cara mi fu, sicuramente più di un qualunque ermo colle.

La trama è praticamente inesistente, ma questo non vieta allo spettatore di rimanere comunque tranquillamente incollato allo schermo per tutta la durata del film; pretesto dell'incontro tra questi quattro mostri sacri del cinema, ripartiti in due coppie (Foster-Reilly e Winslet-Waltz), è lo scontro avvenuto tra i due figli delle rispettive unioni, uno dei quali (il figlio WiWa) ha colpito con un bastone l'altro (il figlio FoRe), rovinandogli la bocca e facendogli cadere due denti. Fine della trama, fine della storia.

I quattro, quindi, decidono di incontrarsi a casa della coppia FoRe, e di trovare insieme un punto di incontro e di snodo sulla vicenda.

Da quella casa, fino alla fine del film, non usciranno mai più.


Detto così pare un horror, ma non è niente di tutto ciò, ovviamente. Wikipedia classifica questo film come una commedia, e forse, in fin dei conti, di commedia vera e pura si tratta.

Una commedia umana, ovviamente; dove vengono a galla con lo scorrere del tempo, caratteri, paure, manie, drammi piccoli e meno piccoli, che riguardano la vita dei singoli esseri umani e quella delle coppie che questi uomini hanno formato nel tempo.

Se da un lato la coppia FoRe appare inizialmente come la più consolidata tra le due, e quella politicamente più a sinistra, se proprio vogliamo inquadrarla in qualche modo, l'altra si presenta invece come l'unione male assortita di un manager completamente estraneo alla vita di tutti i giorni e una donna trasparente, che vive e non vive a seconda delle intenzioni del marito.

Man mano che il tempo passa, tra dialoghi con spunti interessanti e scene di dubbio gusto ma di risata assicurata (la Winslet che vomita su un tavolino è da non perdere, non fosse altro per la faccia che segue al piccolo dramma), gli esseri umani di questo piccolo puzzle a quattro voci iniziano ad identificarsi, a dare di sé un'immagine, a mostrarsi per quello che sono e non sono, mettendo a nudo tutto ciò che li rende odiosi, da compatire, da ignorare, da condannare, o semplicemente da apprezzare non fosse altro per invidia.

Dalla disperata ricerca di un senso alla vita, che la Foster trova nel problema africano e nel tentativo della sua risoluzione, allo spietato cinismo e all'assenteismo di un Waltz perfettamente odioso, alla ridicola mediocrità di un Reilly solo all'apparenza bonario e mite, ai colpi di coda di una Winslet alle prese con un marito che la ignora e una nausea causata dallo stress.

Tutto è potenzialmente ridicolo, tutto è potenzialmente drammatico, ed il bello di questo film forse è proprio in questo.

Al di là degli inesistenti cambi di scena, salvo quello iniziale e finale, al di là degli attori praticamente inesistenti al di fuori di questi quattro, tra quattro mura è in grado di svilupparsi un mondo, e questo è sicuramente un punto di vista estremamente interessante se pensiamo che ultimamente il troppo sembra essere l'unico modo per attirare spettatori e consacrare un film come "da vedere".

Infatti, e trovo che si sia sfruttato poco il filone (o forse sono semplicemente ignorante io, in materia), proprio un anno dopo l'uscita di questo film, lo ha seguito "Cena tra amici", che ne riprende in sostanza la struttura.


Tra borse lanciate, aggressioni mitigate dall'alcool, becchi e battibecchi, il film scorre piacevolmente fino alla scena finale, che conferma, nel più classico dei capolinea, che tutto ciò che abbiamo visto è stato in sostanza inutile, visto e considerato che i due bambini non serbano rancore e dimenticano in fretta l'accaduto.

Son sempre gli adulti a complicare le cose...perché hanno così tanto da dire, e lo dicono così male, che invece di comunicare passo dopo passo accumulano insoddisfazioni e rancori che portano ad esplosioni devastanti anche in contesti in cui mantenere la calma sarebbe la cosa ideale da fare.


Non saprei dire, sinceramente, se questo sia un film che abbia le carte in regola per essere considerato "un buon film" obiettivamente, ma personalmente lo consiglierei, magari per un pomeriggio morto come quello di oggi, mio, o come quelli che ci sono in questo periodo natalizio, tra un cenone dalla zia odiosa e un pranzo a casa propria che ci si pente sempre pochi minuti prima per aver invitato 20 persone.

E poi, magia della bravura, stare a guardare questi quattro recitare è un vero piacere per gli occhi.

Certo poi uno si chiede:

  • Se avessero recitato quattro perfetti sconosciuti, il film avrebbe avuto il successo che ha avuto?

  • Perché le opere teatrali non funzionano mai, a livello di pubblico, ma al cinema tutti trovano i soldi per andarsi a guardare quello che hanno snobbato a teatro?

  • Perché la sceneggiatrice, tale Yasmina Reza, nel 2007 ha seguito la campagna elettorale di Sarkozy?


Ma in fondo tutto questo è stupido, perché un'opera va "giudicata" così com'è.

E allora, a conti fatti, siccome i piccoli disastri quotidiani sono all'ordine del giorno, siccome anche noi abbiamo piccole vite e troppi rancori da portare sulle spalle, siccome anche noi siamo insoddisfatti della moglie di turno o del marito assenteista, siccome anche noi facciamo finta di interessarci dell'Africa per non sentirci troppo stronzi, io dico che va benissimo così.

Va proprio bene così.

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