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Cinema / Tulpa

Tulpa

E' bene che ognuno faccia quello che è realmente in grado di fare. L'idea che tutti si improvvisino tuttofare mi lascia perplesso da molto tempo eppure pare sia la chiave per proporsi ed ottenere consensi e lavori.

Gaber diceva: "La qualità non è richiesta, è il numero che conta."

E allora.


Ho visto questo film con moltissime aspettative sul groppone e questo è un atteggiamento sbagliato con cui iniziare a vedere una pellicola, me ne rendo perfettamente conto. Come ogni cosa che si intraprende, la visione di un film dovrebbe essere concimata da una neutralità di fondo, con qualche concessione per una normalissima curiosità.

In questo caso, però, l'attesa era contaminata da una voglia matta di vedere all'opera Zampaglione e consorte.

Partiamo dal presupposto che ho sempre amato Claudia Gerini, identificandola con ruoli conosciuti (Verdone docet) o meno, e non ho mai lasciato che la mia mente assocciasse il suo nome a quello del leader dei Tiromancino. In questo caso, però, com'è normale che sia, l'idea che tutti e due lavorassero ad un progetto comune mi ha incuriosito non poco. Federico nella parte del regista, lontano quindi da microfoni e mixer; Claudia nelle mani del compagno, con tutto quello che di bello e di orrido questo comporta.

Se fossi andato a mangiare un gelato, in questo Ottobre primaverile, sarebbe stato meglio.

E sono gentile.


Io non ho idea, precisamente, di cos'avesse in testa Zampaglione. Non ho idea di quello che avrebbe voluto realizzare, mettere in luce. Di sicuro la trama ha un forte impatto emotivo...ma il modo in cui si dipana nel corso della durata è quanto di più lontano potessi immaginare, quanto di più lontano ci possa essere da un bel film.

Credo rientri nella categoria degli horror, ma sinceramente sono poco ferrato in materia e non ho idea del fatto se possa essersi rifatto o meno a qualche decade passata. Il film è splatter, a tratti ridicolo, e la cattiveria ben congeniata in alcuni punti (una vittima viene legata su un cavalluccio di una giostrina, che girando, la porta a graffiarsi contro delle matasse di filo spinato disposte sul percorso) non riesce a compiere il suo dovere fino in fondo (tant'è che alla fine di questa scena, l'occhio della poverella cade dall'orbita finendo a terra.) Gli elementi horror non spaventano, l'ansia si respira raramente e la Gerini sembra in preda ad una confusione mai vista nel suo recitare. Michele Placido, nel film capo-ufficio della Gerini, è un personaggio inutile e asettico. La fotografia non brilla e la macchina da presa neppure.

Aggiungiamoci poi che il film è ripieno di scene a sfondo erotico. Un eros mai del tutto volgare ma mai celato.

La Gerini si cimenta in diverse scene che farebbero sbavare i nerd più casti, e nonostante questo, appare fuori luogo e spaesata, quasi che Zampaglione (che del film ha curato anche la sceneggiatura) abbia voluto ingaggiarla per vedere quello che nella vita reale non vedrà mai.

Insomma, uno spettacolo tutto sommato inutile, che non lascia niente e niente pretende.

Unica nota interessante, se proprio vogliamo essere magnanimi, un finale che lascia intendere una conferma all'idea che il lupo perde il pelo ma non il vizio. Difficile, in questi tempi buonisti...quindi teniamocelo stretto.


A conti fatti, ho perso 82 minuti di vita.

Zampaglione ha girato altri due film, nella sua vita, uno dei quali riscosse qualche successo all'epoca...credo che gli darò una seconda opportunità. In fondo, è come se di Coelho si leggesse "Il manoscritto ritrovato ad Accra" e si perdesse poi la bellezza di "Veronika decide di morire".

Tutti gli artisti cadono.

Certo è che se ognuno facesse il lavoro suo...

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