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E Se Vivessimo Tutti Insieme?

Dimmi, ragazzo mio, hai mai pensato a cosa conti davvero nella vita?

Hai mai passato in rassegna tutto quello che hai, che avrai e che invece presto o tardi lascerà il tuo corpo?

La gioventù, ad esempio. La gioventù. I giovani mi venissero a dire se hanno mai pensato all'attimo esatto in cui, compleanno dopo compleanno, si ritroveranno ad essere anziani senza alcun tipo di riscatto da poter chiedere.

D'altra parte...il peggio capita sempre agli altri, dico bene? Mai a noi. Ed è pensiero comune che anche la vecchiaia sia un qualcosa di tremendo, certo...quasi di sfortunato...che non potrà impicciare il nostro cammino nonostante lo abbia fatto con miliardi di cammini prima del nostro e lo farà altre volte dopo di noi.

Avrai parenti pronti a prendersi cura di te?

Avrai figli a sufficienza, ad esempio?

Potrai far gola a qualcuno con la tua eventuale pensione di invalidità?

E ci pensi mai, davvero, a quando gli eredi si strapperanno i capelli per riuscire a mettere le mani su quei quattro spiccioli che non sei riuscito a perdere al gioco come hai fatto con tutti gli altri?

Nessuno ci pensa mai, al fatto che potrà essere proprio suo nipote a sbatterlo in una casa di riposo, lì dove non c'è spazio per altro che non sia malinconia e dolori alle ossa.


Ecco da cosa scappano, i protagonisti di questa commedia agrodolce, a firma di Robelin, che ne ha curato anche la sceneggiatura, e che ha visto la luce nel 2011: dalla paura della solitudine, dal timore di vedere il proprio figlio decidere per il loro seppur breve futuro, dal rendersi conto che gli amori possono non bastare a sostenere il corpo quando gli anni cominciano ad essere troppi persino per essere ricordati. Scappano, in sostanza, da una concezione di nucleo familiare che non garantisce, ormai, alcun tipo di protezione: un po' come dire, insomma, che due persone son poche per aiutarsi a vicenda.

Dunque, 3 uomini e 2 donne (due coppie e un single) decidono di trasferirsi nella casa di una delle due coppie.

Com'è ovvio che sia, ogni essere umano si porta dietro il proprio carico di vita: un cancro contro cui si è stanchi di lottare, una demenza senile incalzante, un cuore ormai difettoso, una personalità fragile, e sono proprio questi gli ingredienti di una pellicola che non ha assolutamente pretese di grandissimo film esistenziale, ma che a mio parere descrive perfettamente un pezzo di esistenza, specie in un periodo storico in cui la figura dell'anziano è stata un po' screditata (e non solo per colpa della poca attenzione dei giovani).

"E' strano...in tutto ormai siamo previdenti: assicuriamo la macchina, assicuriamo la casa, assicuriamo persino la vita...ma non ci preoccupiamo mai, assolutamente, dei nostri ultimi anni."

Ma d'altronde, resistere è l'unico imperativo che conta, in alcuni casi...e che importa se il modo trovato per far fronte al baratro è quello di unire le poche forze che restano, specie se di amici di vecchia data si parla?


Ecco. Appunto. L'amicizia.

Colonna portante dell'intero film è proprio questo antichissimo legame tra esseri umani, capace di rimanere indissolubile nel corso degli anni quando può contare su solidi basi, bugie incluse ovviamente (ma non intendo svelare altro, in merito).

In un susseguirsi di scene amare e spiritose, il bravissimo cast regala un momento importante di scoperta umana di uno dei momenti forse meno mitizzati della vita, quando i ricordi sono più delle speranze e il verbo che utilizziamo maggiormente è sempre quello coniugato al passato.

Geraldine Chaplin, Jane Fonda, Claude Rich, Pierre Richard e Guy Bedos intrattengono benissimamente il pubblico, regalando interpretazioni interessanti, e inserendosi in un filone francese che cattura sempre più la mia attenzione.


Nel film non mancano momenti di forte impatto emotivo: "In mezzo a un corteo nero, ho sognato una bara rosa: non piangete troppo...ho vissuto bene. E per farmi contenta, venite a bere champagne vicino alla mia bara. Potete anche appoggiare sopra le coppe: non mi formalizzerò." seguiti da attimi in cui c'è spazio ad una visione decisamente lontana da ciò che i puritani hanno deciso di mettere in evidenza: "Bisogna smettere di pensare che i vecchi siano asessuati."


Girovagando su internet, ho potuto notare che a livello di pubblico nostrano c'è stata una buona valutazione, complessivamente: alcuni fanno rimandi ad altre pellicole, che non ho visto e non menziono nemmeno, ma soprattutto in tutti i commenti c'è la presa di coscienza della "sopportazione"; è una parola usata molto spesso e riferita al fatto che ci si debba unire per riuscire a superare l'ultimo considerevole scoglio della vita: la vecchiaia, appunto. Mi ha fatto riflettere, come spesso accade, ad un livello ben più ampio della singola espressione artistica: siamo davvero sicuri, dunque, che l'unica cellula possibile per la società sia quella che prevede la coppia alla base di tutto? Viaggi per coppie, privilegi per le coppie, serate per coppie...salvo poi rendersi conto che non c'è coppia che non abbia probabilmente bisogno di altre mani, nel corso dell'anzianità. Insomma, il punto è un altro: è davvero da abbandonare definitivamente, da relegare nell'ambito di una cultura da "figli dei fiori" l'idea che la comunità, la condivisione, lo coabitazione, possano essere valide alternative alla solita modalità di condurre un'esistenza?

Ho divagato, suppongo, ma temo che succeda quando sul film in sé si arriva a dire poco, perché se n'è colto il senso piacevole, e piuttosto ci si dedica a tutto quello che potrebbe giarci intorno.


In ultima analisi, sono contento che il cinema francese sforni film di questo tipo: c'è sempre una delicatezza, un'ironia, un tratteggiare personaggi interessanti, nel cinema prodotto lassù, e trovo sia una cosa affascinante. Sicuramente, che piaccia o meno, lo trovo di gran lunga superiore al cinema americano degli ultimi anni, e questo posso affermarlo con certezza. Dell'Italia non parlo, almeno questa volta...rischierei per passare da traditore della patria.

Oh che paura.

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