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La Bellezza Del Somaro

"Beh? Cosa sono queste facce? Ha ragione: io sono vecchio."


Quando gli italiani ci si mettono, in quanto a commedie, non hanno assolutamente niente da invidiare a nessuno.

Peccato, però, che ci si impegnino poco, e che molti fondi delle grandi produzioni vadano incontro a prodotti di dubbia qualità, oltre che di dubbio gusto ovviamente, ma non voglio star qui a fare il tipo che borbotta.


La pellicola in questione, che ho personalmente trovato piacevole e divertente, con attimi persino illuminanti nonostante l'apparente miscela di grottesco e nonsense, vede la luce nel 2010, per la regia di Sergio Castellitto e la firma della sceneggiatura di Margaret Mazzantini.

Il vero colpaccio, il vero fulcro, il grandissimo perno su cui l'intera vicenda si svolge, è un cast meraviglioso e meravigliosamente orchestrato, che mette in risalto una serie di attori che purtroppo si vedono piuttosto poco per il valore che avrebbero invece da esprimere: dallo stesso Castellitto alla Morante, da Giallini alla Bobul'ova, da Imparato alla Torresi, dalla Grimalda alla Vitale, passando per Renato Marchetti, Lola Ponce, Erika Blanc, e via discorrendo, in un turbinio di facce da "l'abbiamo già visto da qualche parte" che riescono a travolgere lo spettatore e ad incatenarlo allo schermo.

Personaggi folli, fuori dagli schemi, assolutamente distanti da una concezione di persone perbene o semplicemente "normali", accompagnano la scoperta della coppia protagonista del nuovo fidanzato della figlia 17enne: Armando. Interpretato, e qui capirete anche il senso ultimo e primo della pellicola, da un meravigliosamente anziano Enzo Jannacci, proprio tre anni prima della sua disperata scomparsa da qualunque tipo di palcoscenico, vita compresa.

Va da sé che uno dei temi portanti sarà quello che riguarderà il rapporto di coppia tra persone non propriamente affini, sulla carta, in quanto ad età. La bellezza, però, del film, sta proprio non nel incentrare unicamente su questo l'intero svolgimento della storia: di vecchiaia si parla, certo, ma anche della paura della morte di cui la vecchiaia è la naturale anticamera, dei piccoli problemi che nascono in seno a quella struttura tanto osannata che chiamiamo famiglia, della gestione dei figli, dello scontro generazionale tra quelli che non sono più giovani ma non sono neanche vecchi e quelli che giovani lo sono ma probabilmente più vicino alla stanchezza senile di cui i genitori paiono non soffrire. Disturbi, manie, assurdità colorate e ironiche, battute e situazioni altamente comiche ma mai volgari, fanno da accompagnamento a questo meraviglioso spaccato corale di una vita che viene presentata come "di tutti i giorni". Qui non contano colore della pelle, inclinazioni sessuali o stravaganze varie, anzi, vengono proposte come dovrebbero essere vissute anche al di fuori dello schermo: naturali inclinazioni umane. Qui conta, e molto, il conto che ci presenta il passato, qualunque età noi si abbia. Contano gli sbagli, i tradimenti, i rapporti umani, la passione sopita o del tutto dimenticata, e la voglia che abbiamo, semplicemente, di accettare quello che l'esistenza ci mette nel piatto ogni santo giorno.


Questo è anche un film di speranza, se proprio vogliamo spaccare in quattro il capello. Un film in cui, sotto certi punti di vista, è chiaro che non ci si può sottrarre ai sentimenti nemmeno superata una certa soglia anagrafica.

"Chi si butta spera sempre di essere preso."

E come dargli torto? E come ignorare, poi, quella matassa che mai riusciamo a sbrogliare come vorremmo, fatta di piccoli pensieri, di voglie improvvise, di bisogni, che chiamiamo sentimenti e che mai, per nessun motivo al mondo, ci priveremmo di vivere a fondo?

D'altronde, l'età non è che un numero. E come le taglie, la lunghezza, la larghezza, il peso, i numeri non sono in grado di descrivere assolutamente nulla di noi. La carica che ci portiamo o non ci portiamo appresso, la voglia di vivere che abbiamo o non abbiamo, la gentilezza, il rancore, l'invidia più sordida, a quali numeri possono fare riferimento?

A conti fatti, sapere le vittime di un serial killer non ci permette di quantificare il suo odio; o anche solo lontanamente, di provare a tracciare un profilo più dettagliato della sua personalissima follia.


Da sfondo, infilato tra una ripresa e l'altra, un somaro.

"Gli asini sono famigerati per la loro ostinazione e testardaggine, anche se questa cattiva fama si deve ad una sbagliata interpretazione degli istinti di conservazione di tale animale. E' difficile forzare un asino a fare qualcosa che sia o gli sembri contrario ai propri interessi."

Benedetta Wikipedia, non è vero? E benedetti asini.

E se in fondo la bellezza fosse proprio questa? Quella, cioè, di non stare a sentire i consigli, i rimproveri, le voci infamanti, le lamentele, gli sguardi di profonda disapprovazione o di puro disprezzo che puntualmente toccano ogni vita? In fondo è così che va il mondo: c'è chi fa e chi giudica l'operato. Da sempre. Per sempre. La chiave di volta sta proprio nel procedere, nel prendere in mano il proprio amore sbagliato, il proprio lavoro ostacolato, la propria religione infamata, e portarseli in giro come fossero il più bello dei regali, il migliore dei vanti, la più solida delle bandiere.

E se, alla fine, ci renderemo conto di aver fatto un errore, una cazzata, uno sbaglio, allora il bello sarà perdonarci. Riprendere fiato e sbagliare ancora. Di nuovo. Fino a quando si è adulti. Fino a quando si è vecchi. Anche oltre la vecchiaia.

Siamo esploratori o no?

E se ci gira, siamo anche deliquenti cortesi.

"La patta dei pantaloni è come l'inconscio: non sai mai cosa c'è dentro."

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