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Cinema / Ciliegine

Ciliegine

"Forse alcune cose ci piacciono perché ci fanno paura."


Probabilmente è così.

Fa paura ma attira, ergo...ci si lascia trasportare spesso molto più del dovuto. Dovuto, poi...consigliato. E i consigli, si sa, vengono da chi "non può più dare il cattivo esempio".

Per l'esordio alla regia di Laura Morante, non credo potesse esserci miglior pellicola di questa commedia, fortemente contaminata dal cinema francese di cui, infatti, è intrisa, sia a livello di attori che di colori che di componenti sceniche e di sceneggiatura.

Per il pubblico italiano, così abituato a personaggi di dubbio gusto che riescono a strappare sorrisi con questa o quella parolaccia, con questo o quel sonorissimo peto, questa deve essere stata una durissima pillola da digerire: basta prendere una mente nostrana e calarla in una realtà appena fuori dalle Alpi, ed ecco che vien fuori una vera e propria commedia assolutamente gustosa, proprio come quella ciliegina con cui all'inizio si fa conoscenza. Niente di metaforico, eh? Una ciliegia vera e propria, messa sul cucuzzolo di un dolce. Un ciliegia mangiata dal compagno di Amanda, senza che questo la condividesse con lei. Una ciliegia mancata. Non goduta. Uno dei tanti gesti che rendono la vita della protagonista assolutamente insopportabile, se in giro ci sono esponenti del sesso maschile.

Secondo il marito di una carissima amica, Amanda è androfoba: non riesce, cioè, a non vedere del marcio, dell'insolito, del malsano, in qualunque gesto, sguardo o concetto espresso da un uomo. E' una donna intransigente, assolutamente legata ad una propria scala di valori con cui giudica negativamente ogni tipo di uomo che si pari sul suo cammino.

E' per questo motivo che la sera del 31 Dicembre, in occasione del Capodanno, Amanda passa gran parte della serata con un ragazzo gay. E' convinta, in cuor suo, che l'omosessualità del ragazzo, lo innalzi al di sopra della banalità maschile, lo tolga insomma dal marasma di gente che ha con le donne un tipo di rapporto privo di quella "sincera curiosità" che invece caratterizza, a suo dire, il mondo gay.

Lo spettatore, però, è informato di una cosa molto precisa: il tipo in questione gay non lo è assolutamente.

Con questa credenza, però, Amanda scopre di nuovo il potere delle condivisione, della comunicazione, del prezioso momento fertile di significati che può esistere tra due persone che viaggiano sulla stessa lunghezza d'onda, anche se una delle compenenti è un uomo.

Fino alla fine, diverse vicende e diversi stratagemmi, porteranno i due protagonisti ad una crescita personale, che sfocerà in uno di quelli che proprio non possono considerarsi finali lieti, per quanto nulla vi sia di tragico.


La pellicola scorre in modo assolutamente piacevole; quasi non c'è modo di rendersi conto del tempo che passa. Non si ride a crepapelle, e questo è chiaro, ma d'altronde il ruolo della commedia non è mai stato quello di far slogare la mandibola allo spettatore, dico bene? Quello è il comico. La farsa. Il cabaret. La commedia, che nel corso degli anni è stata privata e spogliata della sua dignità fino a ed essere ridotta ad un patetico scambio delle solite battute trite, era nata con intenti ben diversi, snaturati dall'andare delle cose. La commedia era il nome che si dava a quell'abito capace di vestire un film con un sorriso, spesso anche sfociato in risata, dietro cui si sarebbe dovuto celare un pensiero, una presa di coscienza, una considerazione; insomma, quel famoso "sorriso amaro" di cui nessuno sembra più essere in grado di farsi da portavoce.

Dunque, dicevo, che non si ride. Ma sorriso dopo sorriso, la trama regala spunti di riflessione interessanti, e la recitazione è davvero a suo agio con il contesto che abita (se non per un auto-doppiaggio un po' migliorabile della stessa Morante, dato che il film è stato girato in lingua francese). C'è spazio per diversi temi, uno dei quali è sicuramente quello psicologico, ed ognuno di essi è toccato con garbo e delicatezza, senza che prenda il sopravvento un aspetto su un altro.

La protagonista è una donna in cui molte donne possono rivedersi (ma anche molti uomini): un essere umano disilluso, assolutamente in rotta di collisione con l'antica credenza che dietro ogni uomo si nasconda in realtà un principe azzurro venuto da un regno lontano per uccidere il drago. I principi azzurri non esistono più. Ecco il problema. E Amanda, d'altronde, non è una principessa: è una donna matura, colma di dispiaceri sentimentali, incapace di superare la propria paura e per questo, arguta osservatrice delle vite degli altri: "Dovrei comportarmi con gli uomini come un incantatore di serpenti con un cobra: suonare il flauto per evitare il morso."

Luogo comune? Forse. Ma provate a dirmi che non è balenata nella testa di ognuno, l'idea che l'amore fosse un po' una perdita di tempo, un eccessivo tentativo di farsi del male per piacere a qualcuno di cui, in fondo, non ce ne frega niente.

Ops.


"Il problema è che anche l'uomo più insignificante trova sempre una donna che lo ammira. Finché c'è un pubblico, anche la commedia più insulsa rimane in cartellone."

Via. Adesso non ditemi che non è un'osservazione che abbiamo fatto più o meno tutti, prima o poi. E' una di quelle domande a cui nessuno riuscirà mai a dare una risposta: perché anche i signori distinti si mettono le mani nel naso? Come mai incontriamo solo e unicamente casi umani? E ancora: perché gli idioti hanno un seguito che le persone complesse non hanno?

Probabilmente, la risposta all'ultima domanda è molto semplice: perché la complessità ha bisogno di impegno, e la gente di sudare non ha più voglia.

Come lamentarsi, poi, se si diventa come Amanda?


Prova, a mio modesto avviso, decisamente superata per un'amatissima Morante.

Vien quasi voglia di chiederle: "A quando il prossimo?" ma no. Non starebbe bene. La fretta non è mai una consigliera adatta, almeno in campo artistico, e Rihanna, con i suoi 10 album all'anno, ne è un esempio perfetto.


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