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La Comunidad

Chi vive in un condominio, lo sa.

Sa perfettamente cosa significhi pagare il prezzo di non voler essere isolati, di non avere intenzione di stare a sentire la totale assenza di rumore intorno, oppure, più semplicemente, sa cosa voglia dire non avere abbastanza soldi per potersi permettere una villa sul cucuzzolo di qualche sperduta montagna, con un piccolo paese a portata di mano utile solo per i beni di primissima necessità, e spesso nemmeno per quelli.

Tuttavia, non si è mai davvero preparati a quello che un apparentemente banale insieme di persone rinchiuse in uno stesso palazzo, può combinare.

Non si è mai sicuri di chi possa veramente essere il nostro vicino di casa, o quello del piano di sopra.

Non si sa cosa possa nascondere un appartamento, di quali vite si componga l'insieme, di quali e quante manie, paure, desideri oscuri e assolutamente inconfessabili, siano piene le persone che condividono la nostra stessa aria, il nostro stesso ascensore, il nostro pianerottolo, il nostro terrazzo.

Tra le soluzioni abitative, quella del condominio ha sempre ispirato una certa paura, una certa insicurezza di fondo, ma è anche quella più diffusa e ormai abbiamo tutti o quasi tutti capito che con determinate realtà ci si può solo che convivere.


Julia, un'agente immobiliare, possiede le chiavi di un bellissimo appartamento in un palazzo piuttosto malridotto.

Tuttavia, nonostante le chiavi di casa le siano state affidate solo ed unicamente a scopo lavorativo, decide di passare del tempo in quel meraviglioso luogo, curatissimo nell'arredamento ed appartenuto sicuramente ad una persona che aveva buon gusto. Decide, quindi, di concedersi una cena con il proprio compagno, approfittando della bellissima casa a disposizione.

Per un malinteso, però, gli abitanti del condominio credono che lei sia la nuova proprietaria, e quando si ritrovano costretti a chiamare i pompieri per una fastidiosa infiltrazione d'acqua che rovina il soffitto della casa in vendita, la baracca comincia a rivelare i suoi punti oscuri: al piano di sopra, morto da diverso tempo, viene ritrovato un vecchietto, che pare essere il vincitore di una schedina.

Julia scoprirà, in seguito, che sotto il pavimento di quella casa occupata solo fino a qualche ora prima da un cadavere putrefatto, si nascondono 6 miliardi, di cui si appropria.

In quel momento, il nutrito gruppo di condomini getta la maschera, rivelando le proprie mire per accaparrarsi l'ingente somma, di cui tutti sapevano l'esistenza.


In un interessante gioco, basato sulla commedia nera e sul grottesco, la pellicola vola via piacevolmente, mettendo in mostra un gruppo di attori capace di tenere in piedi un genere altamente pericoloso.

La condanna dell'avarizia è evidente, tuttavia non mancano spunti interessanti come il pensiero, più volte enunciato da diversi personaggi, che in fondo di fronte alla ricchezza o alla possibilità di diventare ricchi, siamo tutti disgustosamente uguali, pronti a passare sul cadavere di chiunque si frapponga tra noi e il mucchio di banconote.


E' importante, io credo, riuscire a guardare un film e restarne colpito, non tanto per il messaggio che quella pellicola tenta di lanciare, quanto per il film in sé.

La critica ha rovinato gran parte degli scrittori, dei registi, degli attori, immaginando realtà complesse e assolutamente artificiose, dietro opere che magari non avevano alcuna pretesa se non quella di essere piacevoli, belle alla vista, ben fatte.

Ecco. Io credo che l'unico risvolto assolutamente degno di nota, in questo caso, sia proprio questo: al di là dei messaggi se vogliamo banali che la pellicola lascia intendere con una certa schiettezza, il contenuto è bello perché è bello, e basta. Perché Carmen Maura è un'attrice io credo validissima; perché gli attori di "contorno" sono attori che hanno saputo perfettamente calarsi nei panni dei loro personaggi; personaggi strani, ambigui, assolutamente privi di ogni valore (persino quello materno), e in costante lotta per quello che, oggi, appare come "il meglio": la ricchezza. Perché il tutto si svolge in uno dei luoghi con cui maggiormente abbiamo a che fare nelle città: questi agglomerati dai colori più brutti che mettono insieme tante vite divise solamente da qualche cm di muro.

E poi c'è la solitudine. La profonda insoddisfazione personale. La voglia di una vita migliore. La capacità, totalmente umana, di gettare merda sul prossimo per poter risplendere maggiormente.

Ma quello che conta, è che ci sia stata un'intesa perfetta tra la regia di Alex de la Iglesia (che ne ha curato anche la sceneggiatura) e chi ha lavorato avanti e dietro la macchina da presa.


E' tutto qui.

E scusate se è poco.

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