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Cinema / Ratatouille

Ratatouille

Ingredienti:


  1. 2 melanzane

  2. 2 zucchine

  3. 2 peperoni (uno rosso e uno verde)

  4. 2 cipolle

  5. 500 gr di pomodori

  6. 2-3 spicchi d'aglio

  7. Sale e pepe (a piacere)

  8. 2 rametti di timo

  9. 2 foglie di alloro

  10. 6 cucchiai di olio di oliva

  11. Foglioline di basilico


Preparazione:


Lavate e mondate tutte le verdure. Fatto questo, tagliate in quattro (per lungo) o se preferite a dischetti, sia melanzane che zucchine; pelate le cipolle e tagliate in quattro anch'esse. Nel frattempo, fate fare un bagno di qualche secondo in acqua bollente ai vostri pomodori, che in seguito dovrete pelare e privare dei semini. Preparate un fornello con un un fuoco basso, versate in una padella 3 cucchiai di olio e buttateci le cipolle ad appassire; successivamente, fatele raggiungere anche dai peperoni, aggiungendo di tanto in tanto dell'acqua calda all'occorrenza.

Quando cipolle e peperoni saranno teneri, aggiungete alla padella pomodori, timo, alloro e aglio tritato, poi sale e pepe; quindi, sempre a fuoco basso e coprendo il tutto con un coperchio, lasciate cucinare per 40 minuti.

Contemporaneamente a ciò, in un altro tegame, mettete a cuocere con l'olio restante le vostre melanzane, per circa 10 minuti, passati i quali aggiungerete le zucchine, continuando la cottura per altri 15 minuti.

Quando tutte le verdure avranno raggiunto il giusto grado di cottura, riunitele in un'unica pentola e amalgamatele delicatamente, continuando a tenere il tutto su fuoco molto basso per ancora qualche minuto.

Sale e pepe per aggiustare.

Foglioline di basilico per guarnire.



Con un incasso totale di 620 milioni di dollari, questo film d'animazione del 2007, nato dalla collaborazione tra Disney e Pixar e per la regia di Brad Bird, si è classificato al sesto posto dei film più visti del 2007, per non contare l'innumerevole serie di piccoli e grandi premi che si è portato a casa, in primis il Premio Oscar come miglior film d'animazione.

Era parecchio che non mi lasciavo andare ad una nuova produzione disneyana, complice probabilmente la mia sfiducia nei confronti delle nuove tecniche di animazione; io così legato ai vecchi classici, ho subito in poco tempo un vero e proprio crescere a dismisura della presenza delle macchine sui disegni e i movimenti dei personaggi.

Tuttavia, questa è una pregevole scoperta.

Non mi sarei mai perdonato di non aver visto questo cartone (lasciatemi usare questa parola, visto che da bambino non si aveva idea di cose diavolo fosse un "film d'animazione"), proprio io che adoro tutto ciò che riguarda il cibo, la cucina, inserito in un contesto artistico.

Ultimamente, poi, che la cucina è diventata un modo come un altro di fare ascolti in tv, sommersi come siamo di programmi in cui più il cuoco è cattivo, più tratta male le persone, e meglio è, farsi cullare dolcemente dalla fedele riproduzione degli ingredienti (fotografati uno ad uno, insieme a 270 piatti completi poi riprodotti virtualmente) è stato soffice e confortante, e mi ha aiutato a dormire molto meglio di come faccio in queste ultime sere agitate e turbolente. Notti non brave, intendiamoci, mi figlie di un'ansia cattiva e spietata.


"Tutti possono cucinare."

E' questo lo slogan utilizzato da Auguste Gusteau, cuoco panciuto e chef dell'omonimo ristorante, che muore improvvisamente stroncato da un infarto in seguito alla recensione cattiva di un perfido critico gastronomico: Anton Ego, che declassa il suo ristorante dopo una cena. L'intera baracca passa in mano a Nino Skinner, cuoco assolutamente non all'altezza del suo predecessore, che sarà però il primo (nolente) a far salire a bordo il giovanissimo Alfredo Linguini, con il ruolo di sguattero.

Il ragazzo, però, avrà la fortuna di incontrare sul suo cammino il piccolo Remy, topo curioso e esperto conoscitore dei segreti culinari, che lo aiuterà con uno stratagemma a salire alla ribalta della cucina, vincendo anche i più accaniti detrattori.

Bello, a mio modo di vedere le cose, anche il costante dilemma interno del topolino, alle prese con il mondo animale e quello degli umani.


Ricordo benissimo l'amore che avevo, in tempi adolescenziali, per la cucina. Amavo cucinare e con mia madre lo facevo spesso, riuscendoci credo anche abbastanza bene. Poi, con il tempo, l'andare a vivere da solo, il cambiare città, alcune cose sono drasticamente venute meno, e la cucina purtroppo è stata una di queste.

Non mi piace solo mangiare, insomma...e quando trovo film e canzoni che in qualche modo esplorano l'universo culinario, mi ci fiondo senza se e senza ma.

La cucina distende, la cucina unisce, la cucina è una di quelle cose che abbattono immediatamente barriere geografiche e stupide reticenze dettate dal colore della pelle, dall'orientamento sessuale, dai credo religiosi: ogni essere umano ha amato un piatto in particolare, nella sua vita; ogni essere umano ha provato la gioia, almeno una volta nella vita, di sentire il viso illuminarsi di fronte ad un boccone particolarmente prelibato; tutti, in qualche modo, possono dire la loro su una spezia, su una salsa, su una verdura, e anche se non sempre la cucina è un regno democratico, è certamente il posto in cui la sperimentazione e la paura del nuovo sono colonne portanti.

"Non tutti possono diventare dei grandi artisti, ma un grande artista può celarsi in chiunque."


Al di là del lieto fine, ovviamente si parla comunque di un film destinato in primis all'universo dei bambini, questa produzione vince per contenuti e soprattutto per la riproduzione fedele della realtà, del favoloso mondo di colori che sono parte integrante della cucina dei sogni di tutti noi.

Non mancano momenti più profondi, che toccano chi, come me, usa spesso la "critica" nei confronti di ciò che vede e di ciò che sente, di ciò che legge e di ciò che mangia.

Credo sia giusto, in soldoni, dopo aver raccomandato a chiunque legga di andarsi a guardare 'sto film immantinente, lasciare voi lettori con un discorso che non ha niente da invidiare a film ben più complessi:

"Per molti versi la professione di critico è facile: rischiamo molto poco, pur approfittando del grande potere che abbiamo su coloro che sottopongono il proprio lavoro al nostro giudizio; prosperiamo grazie alle recensioni negative, che sono uno spasso da scrivere e da leggere. Ma la triste realtà a cui ci dobbiamo rassegnare è che nel grande disegno delle cose, anche l'opera più mediocre ha molta più anima del nostro giudizio che la definisce tale. Ma ci sono occasioni in cui un critico qualcosa rischia davvero: ad esempio, nello scoprire e difendere il nuovo. Il mondo è spesso avverso ai nuovi talenti e alle nuove creazioni; al nuovo servono sostenitori!"

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