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Tutta La Vita Davanti

Quante volte, da bambini ma anche da ragazzetti, ci siamo sentiti dire questa frase?

Ma sì sì, proprio quella bellissima frase che ci fa sentire giovani, sicuri e pieni di possibili futuri scenari meravigliosi! "Tranquillo...hai tutta la vita davanti."

Stranamente, però, questa vita davanti non si capisce mai quanto duri di preciso, visto che ad una certa età (la mia) queste deliziose parole cominciamo a non sentircele dire più.

Eppure è proprio quando si cresce che avremmo bisogno di maggiori incoraggiamenti, specie in un mondo come questo dove non ci sono sbocchi lavorativi.

Ecco. Parole chiave: lavoro, età, sogni, laurea, studenti, Italia.

Andiamo a incominciare.


"Io ho cercato lavoro...e ho trovato questo."

Marta, laureata con lode in filosofia, si lancia alla ricerca del fatidico posto di lavoro. Una ricerca spasmodica, in tutti i campi che paiono adatti ad accogliere una dottoressa nel suo campo: case editrici, provveditorato agli studi. Inutile dire che il bel(?) paese dà immediatamente prova dei suoi problemi, e la frase più ricorrente che si sente rispondere è: "Le faremo sapere."

Approda, infine, a casa di Sonia. Si offre di fare da baby sitter alla figlia e intanto entra come turnista nel call center. In quel call center dove la stessa Sonia lavora: avrà inizio un viaggio grottesco nei gironi infernali di una moderna struttura messa in piedi per far soldi.

Il call center si occupa della vendita di un prodotto per la purificazione dell'acqua: le ragazze sono le addette ai telefoni, contattano i clienti e prendono appuntamenti a cui andranno i reparti maschili.

A capo delle telefoniste Daniela.

A capo dell'intera struttura Claudio.

Di minuto in minuto, si definisce molto bene un quadro assolutamente assurdo eppure comicamente veritiero: il call center è una vera e propria setta, in cui ci sono riti e balletti propiziatori e motivazionali che le ragazze sono costrette ad eseguire ogni giorno. Telefonista del mese! Miglior appuntamento! Ma la solitudine che si nasconde dietro la figura di Daniela, ad esempio, è sintomatica del livello di ipocrisia di cui quel mondo ha bisogno per andare avanti.

Le telefonate mirano a confondere gli interlocutori, a prendere appuntamenti anche senza un reale consenso, e sul tutto piomba l'attenzione di Giorgio, sindacalista impegnato nella lotta al precariato.

Il film avrà un finale inatteso che sposterà per un momento l'attenzione dal tema principale della pellicola, trattato con una precisione netta e una veritiera attenzione per la realtà.


Parliamoci chiaramente: ma chi non ha mai lavorato in un call center? Mi rivolgo ai miei coetanei, ai ragazzi iscritti ad università lontane dalla propria città natale, insomma a tutti quelli che senza un titolo se non uno straccio di diploma, hanno tentato di fare un lavoretto per riuscire a tirare su qualche soldo.

Personalmente, ho alle spalle più di un anno di esperienza.

Ricordo perfettamente che trascorsi 2 mesi in un call center che vendeva dei prodotti per Wind – Infostrada, e 9 mesi in un recupero crediti. Tuttavia, la vendita ha qualcosa di feroce e di cattivo, probabilmente più del dover chiamare clienti di finanziarie per avvisarli che hanno delle rate in insoluto. In quel call center le truffe erano all'ordine del giorno. A volte, ad esempio, dovevo dire ad un cliente che la copertura della rete era perfetta, nella sua zona...per poi ricevere qualche giorno dopo la sua chiamata che mi informava che no, la rete proprio non c'era e lui era rimasto senza telefono.

Il vero problema è che i call center sono anche i posti di lavoro più facili da ottenere: sono tantissimi, pagano una miseria e licenziano alla velocità della luce, potendo così assumere nuova forza-lavoro in tempi rapidissimi e impossibili per qualunque tipo di altra azienda. E' vero: mi è andata bene. Mi sono ammalato solo qualche mese dopo l'assunzione e son stato cacciato senza troppi complimenti. Ma in quei due mesi ho avuto come l'impressione, confermata poi dalla lunga permanenza al recupero crediti, che fosse proprio come nel film: noi eravamo quelli che stavano chiamando per fare un regalo, un favore, un servizio a qualcuno. E' un modo come un altro per non sentirsi in colpa, e vi giuro che mi ci sono sentito una marea di volte, quando si disturba la gente nella sua intimità, nella sua solitudine, nei suoi momenti di condivisione con la famiglia come il pranzo o il tardo pomeriggio.

Da quel momento, quando qualcuno mi chiama al telefono e riconosco la tipica impostazione dal call center, sono decisamente più gentile con questi ragazzi, salvo poi rendermi conto che loro non sono garbati come lo ero io, e mettono giù senza troppi complimenti quando sentono che non sei interessato. Beh ma è ovvio! Devono fare i risultati! Portare sul tavolo dei numeri! Appuntamenti, contratti, contatti e compagnia bella! Crescita crescita! Anche perché se non vendi, sei fuori. Se non concludi puoi rimanere a casa.

Ma in un'epoca in cui tutto si può comprare su internet, cosa diavolo se ne fa la gente di un coglione che ti scassa le palle nel bel mezzo di un piatto di pasta asciutta proponendoti una vantaggiosa offerta che ti permetterà di pagare 22 euro al mese in comode rate da 12 euro al giorno?


Al di là della buona interpretazione di Isabella Ragonese, Elio Germano, Massimo Ghini e Micaela Ramazzotti, spezzo una lancia in favore di una straordinaria Sabrina Ferilli.

La Ferilli è un'attrice che nel corso degli anni ho avuto modo di apprezzare in diverse pellicole ed è un peccato che nei suoi confronti ci sia una sorta di snobismo da quattro soldi. Via, non son mica l'unico che vede storcere il naso ai signori e alle signore del pubblico "bene" quando c'è di mezzo di lei, no? Eppure non sono pochi i film in cui ha saputo tirare fuori delle doti innate e coinvolgenti, che fanno di lei una delle attrici poco sfruttate rispetto alle reali potenzialità.

In ogni caso, qui è perfetta. E' un misto incantevole di cattiveria, solitudine e distacco totale dalla realtà.

E no, non sono stato pagato da nessuno per 'sta sviolinata, quindi la chiudo qui.


Per chi, come me, ha avuto, ha e avrà a che fare con un call center, fosse pure come cliente, questo è un film altamente terapeutico. E chi si dimentica più quei fogli pieni di numeri? Ad ogni numero corrispondeva un nome, una voce, una vita, una storia. Poteva esserci gentilezza, poteva esserci astio, poteva esserci semplice maleducazione, dall'altra parte, ed ogni volta era una scoperta che andava fatta volente o nolente. Avevo imparato a viaggiare, tramite quel telefono, e potevo già dal prefisso sapere come sarei stato trattato, in linea di massima. Quando dovevo chiamare Brescia, ad esempio, ma il nord tutto in generale, sapevo che sarei potuto cascare in case di maledetti trogloditi ("Leggo che mi chiama da Roma...quindi avete finalmente i telefoni?"); al sud la situazione cambiava radicalmente ma non andava certo meglio...ricordo che moltissimi rispondevano in dialetto e in dialetto parlavano per tutta la durata della telefonata, non facendomi capire assolutamente nulla di nulla; le regioni preferite, però, io le avevo. In Toscana erano quasi tutti gentili, anche se di fretta...ma in Emilia Romagna...lì era un piacere chiamare. Una signora mi disse: "Guardi, non le dirò niente dell'orario perché lei sta lavorando e immagino che dia più fastidio a lei che a me...ma mi dispiace non poterla invitare a pranzo: oggi tortellini."

Si cercava, insomma, il lato positivo della faccenda.

Ma era un maledetto palliativo, e lo sapevo benissimo.


Annata 2008 e ispirato dal romanzo di Michela Murgia "Il mondo deve sapere", questa è un'opera perfetta da mostrare a tutti quelli che a capo di un call center assumono, licenziano, danno obiettivi e formano personale in praticamente 30 minuti.

Vorrei tanto tornarci, in quel buco pieno di telefoni dove lavorai anni fa...ricordo perfettamente la via e la zona, tra l'altro...ma non il nome della titolare.

Chissà che starà facendo, adesso.

Magari ha un figlio che non trova lavoro ed è stato assunto in un call center.

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