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Per favore, non dirmi che mi ami.

A contarmi i difetti ci vuole talmente poco che non ci metteremmo che qualche secolo.

Io in un angolo, sempre vestito, tu lì all'angolo con una lente di ingrandimento in mano, come un dottore d'altri tempi che fa solo finta di sapere come procedere e intanto, ovviamente, tira ad indovinare.


Non ho ho mai creduto alle canzoni d'amore, per il senso del ridicolo che hanno dentro. Non ho mai abusato del concetto di bacio, né di quello dell'abbraccio, né della Luna, che non ho mai tirato in ballo per sostenere i miei desideri o incoraggiare il mio passo malfermo. Se tu sei con me, io così non ho più nessun posto dove stare, perché l'amore è un limite incredibile al quale aspirare in mancanza di fantasia sufficiente.

E cammini, anche tu, in questo mondo pericolante, ed io lì, che osservo tutti e tutti vorrei tra le mie braccia come una perfetta puttana d'esistenza al contrario, che pagherebbe chiunque per conoscere la sua storia e portare consolazione lì dove si pensa di avere solo incalcolabili oscenità. Ho corteggiato le manie di tutti perché ho creduto di vedere lì, e non nei pregi disposti sul banco come preziosa mercanzia, la vera essenza dell'essere umano.


Non dirmi che mi ami, dal momento che non sei me.

Dal momento che solo io so il mio nome e la sua esatta pronuncia. Dal momento che non ho permesso a nessuno di poter condividere un mal di stomaco con me. Dal momento che quando ho bisogno, non puoi sapere di che cosa. Nemmeno a descriverlo dettagliatamente.


Non sapremo mai quando qualcuno ha bisogno di fiori. Arriveremmo prima o irrimediabilmente dopo.

L'amore, nel caso, sta nella preveggenza che nessun essere umano possiede di sapere esattamente il come e il dove del nascere di un determinato desiderio, ancor prima che chi lo prova possa rendersene conto. L'amore, nel caso, sta nell'immortalità alla quale sfuggirei, perché è nella morte che mi riscatteranno e inizieranno a studiare ciò che ho scritto.

Non dirmi che mi ami. Piuttosto prepara un caffè.


Faccio un sogno ricorrente da tanto tempo: io sono uno al quale tutti chiedono cosa li rende speciali, ed io elenco uno dopo l'altro tutti i loro difetti: i denti che mancano, i tic, le nevrosi, le paure ingiustificate, gli sguardi che si perdono dietro un'offesa subita alla quale nessuno offre riscatto.

Vedi, bambina mia, com'è che si diventa mondo?

Occupandosi incessantemente dei dolori di tutti.


Sulla sedia, nell'angolo, ci sono i vestiti di ieri. Sono io che non ci sono più. Io che già, rispetto a ieri, sono cambiato incredibilmente ed ho mutato forma così tante volte che non ricordo nemmeno la mia, quella di origine, quella che avevo prima di arrivare fino a qui. Quasi trenta le primavere sul mio cammino ed io che continuo a preferire l'inverno; che beffa, la vita mia. Che beffa e che bellezza.


Per favore, non dirmi che mi ami. Io non ho un amore. Io non ho il limite imposto, non conosco la coppia e la rifuggo, mi spaventa, mi fa orrore; non dirmi che dovrei vederti invecchiare: cosa ne sarebbe della vecchiaia degli altri? Come potrei esserci anch'io, se mi rinchiudessi qui? Le pareti delle stanze amorose non sono trasparenti, ed io ho bisogno di guardare fuori.

E le mille mani che non ho ancora toccato? Le mille storie che non mi hanno raccontato? I mille sospiri che non ho ascoltato? Le lenzuola degli altri che non abbiamo ancora cambiato?

I corpi voleranno via e resteranno le parole dette a qualcuno.

Quel qualcuno sono io.

Senza amore, amore mio.


Cala la sera anche stasera ed è così rassicurante la ciclicità che non potrei mai rubarla al tempo solo per inserirla in un tango che non ho voglia di ballare.

A ciascuno il suo e a me tutto il resto.

Sono io il bene pubblico.

Sarò di tutti per riuscire ad essere mio.


Per favore, non dirmi che mi ami.

Senza obbligo di reciprocità, splenderò al meglio delle mie possibilità. Senza legami troppo stretti che non siano funzionali ad un'oretta scarsa trascorsa su un materasso qualsiasi.

Piuttosto lasciami libero di essere l'ape perfetta.

Io giuro che da ogni fiore saprò prendere solo il nettare migliore.

Io giuro che infilerò nel dito ogni spina di rosa con la massima dignità possibile.



Piuttosto chi-amami.

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