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A te che leggi, chiunque tu sia.

Da dove mi leggi, adesso? Dal tuo pc? Sulla tua scrivania? Mentre lavori? Mentre il tuo capo sbraita per l'ennesima pratica che poteva essere redatta meglio però chissà perché non se ne occupa lui? Dal tuo cellulare? Studi? Stai andando a mare? Sei impegnato a fare una tardiva colazione? Sei a casa di qualcuno di cui hai conosciuto il letto ma non il nome? Ti hanno rapito gli alieni? Inganni il tempo in attesa di farti estrarre un molare dispettoso?

Ad ogni modo, di stringersi la mano non se ne parla. C'è uno schermo tra noi, nel caso non te ne fossi reso conto, ed è una barriera che non possiamo superare. Pixel ovunque per farti arrivare queste parole mie! Parole che io pago e che tu, meraviglia, puoi prendere gratis.


Dall'inizio di questa avventura, questo sito ha avuto più di 30.000 occasioni di mostrare il suo contenuto. Sono tante le persone che hanno accordato il loro tempo alle mie parole, alcune facendo una scelta saggia altra perdendo miseramente minuti preziosi che avrebbero potuto utilizzare per qualcosa di meglio come per quella pedicure che rimandano da troppo tempo. Però siccome non mi piace tirare le somme, perché si tirano le somme sempre troppo presto e quando poi sarebbe il caso che si tirassero è ormai troppo tardi, non snocciolerò numeri di sorta e non farò alcun tipo di autoreferenziale cammino tortuoso per mostrare che sono bello, bravo e pure in salute.

Non fosse altro che bello proprio no, bravo nemmeno un pochetto e la mia salute è un'altalena pericolosa che non controllo direttamente io.

E allora?

Parlare sì ma di cosa?

Riempire una pagina è facile, renderla presentabile un po' meno, scegliere le parole giuste per convincerti a rimanere fino alla fine è quasi impossibile.

Però.


Mai come quest'anno, arrivato il momento in cui ho dovuto aprire il portafoglio per rinnovare il diritto di queste pagine a rimanere su internet, mi sono chiesto chiosando tra me e me: ma ne vale davvero la pena? Per chi scrivo? Chi c'è dall'altra parte? Come mai nessuno si è mai palesato a mostrarmi non dico il suo volto ma almeno la sua presenza? Come mai nessuno mi ha mai maledetto o idolatrato o, la concedo, qualcosa che stesse nel mezzo?

Una disparità evidente tra chi in questa baracca ci capita e chi poi chiede dell'oste per lasciare un obolo di considerazione.

E dunque: ne vale davvero la pena?


Questo spazio è un regalo e i regali si onorano. Probabilmente uno dei regali più riusciti della mia vita, effettivamente. Vuoi mettere l'emozione che si prova quando ti mettono in mano una password per poter comunicare con il mondo rispetto a quella, conosciutissima, di quando a Natale non sanno che farti e ti regalano un set completo di shampoo e bagnoschiuma che poi dimentichi nell'armadio ma che commenti sempre con un "Oddio grazie, sono sempre utili!" ?

Vuoi mettere?

Però che fatica avere qualcosa da dire.


All'inizio è stata un'esplosione. Nella sezione EVENTI ho scritto di incontri di ogni tipo, piacevoli e inaspettati oppure solo utili a passare qualche ora; nelle INTERVISTE ho conosciuto gente impegnata nel portare avanti i propri sogni anche a costo di arrivare a sognare da soli; nel CINEMA ti ho parlato di ciò che ho visto e che mi ha colpito al punto di cambiarmi la vita o mi ha fatto talmente schifo da farmi sperare di non averne più una; nei LIBRI ho lasciato trasparire il feticismo per le parole, che poi è solo uno di quelli che mi contraddistingue; e poi BLOG come se piovesse, nel disperato tentativo di non farti sentire solo come odio sentirmi solo io.

Vedi, in fondo è qui la chiave che muove il mio mondo: la voglia di raggiungerti ovunque tu sia, chiunque tu sia, qualunque colore tu abbia e con chiunque ti piaccia sprofondare nelle coperte. Non ho interesse a conoscere i tuoi gusti, perché sono tutti giusti: che tu sia donna, uomo, canarino, che tu indossi una gonna o vada in giro nuda, che a te piaccia la panna montata o il salmone, che tu sia vegetariano o appartenente ad una setta satanista, io ho rispetto del tuo essere al punto che non voglio nemmeno conoscerlo; mi basta che ti arrivi il mio desiderio più profondo: essere presente.

Ed è, chiaramente, una pretesa più che pretenziosa.


Nella mia esistenza ho sofferto spesso della peggiore solitudine che si possa soffrire: quella di pensiero e di ideali. Ritrovarsi fin dai 12 anni a sentire un fuoco dentro, una voglia di rivincita, un'urgenza di intervento per un mondo che non sentivo (e non sento) adatto alla felicità, una sensazione di inadeguatezza nella didattica scolastica propinata, negli ideali sentimentali inculcati, nei maledettissimi dogmi religiosi imposti, ha portato la mia essenza a cercarne di simili e dunque, di conseguenza, a sentirsi sola. Povera stellina mia! Povera piccola! E sola è rimasta, ma non si è mai arresa.

Almeno credo.

Ma non è vero.


E se sono qui adesso, che di tempo ne è passato ancora, a scrivere a te che sei magari arrivato fino a questo punto, è perché ho l'obbligo di riaffermare il senso di questo spazio forse con più forza adesso di come feci all'inizio. E griderò, griderò senza ritegno che tu non sei solo mai! Che qui c'è uno, faccia spenta e capelli informi, che avrà sempre una parola per ogni cosa che provi perché anche lui, anche io, provo e provo e provo! E a prescindere dalla categoria sociale in cui ti avranno rinchiuso, a prescindere dagli insulti presi, dagli schiaffi mai dati indietro perché i pacifisti sono i soggetti preferiti dei bulli, a prescindere dal tuo peso, dalle tue misure, dalle tue manie, da ciò che non ti va bene, e anzi proprio per tutti questi fattori, non ci sarà distanza in grado di mettere fine alla mia speranza che queste parole arrivino lì dove c'è bisogno.

Come un miraggio io mi manifesterò, e se mi invocherai io arriverò.


Mi sono chiesto, con i miei soldi in mano: ma ne vale davvero la pena?

E mi sono risposto di sì. Assolutamente sì. Incredibilmente sì, ne vale la pena ma soprattutto vale la gioia che mi dà (frutto forse di illusione) il pensare che tutto questo parlare non sia inutile e che chi verrà dopo di me, quando ormai sarò concime per alberi più duraturi di me, saprà leggere ciò che tentavo di diffondere disperatamente e che forse non ha mai lasciato il cortile di casa mia.

Se esisto anche solo per un attimo in questo mare virtuale, io lo devo a te che leggi. Chiunque tu sia. Lo devo alle tue dita che hanno cliccato, ai tuoi occhi che hanno letto, alla tua mente che ha assorbito, rigettato, assorbito o avversato ciò che ho lasciato andare in giro come un figlio in guerra. Al tempo che hai deciso di concedermi, alla pazienza che hai avuto nel seguire le mie divagazioni, al perdono che mi hai accordato quando mi sono mostrato molto più sicuro di ciò che realmente sono.

Devo a te, lettore mio, la voglia di coltivare ancora il mio sogno antico.


E se qualcosa devo ancora aggiungere, se qualcosa devo utilizzare per chiudere ad effetto ciò che effetto non ha, è proprio la parola più vecchia di sempre e la meno utilizzata: grazie.

Grazie per non aver permesso che la mia mente si perdesse in inutili voli non condivisi. Grazie per essere riuscito a capire che dietro queste parole c'è un essere umano del tutto differente e quindi assolutamente identico a te.

Se fai parte di chi sogna, sognatore morirai.

E' questa la battaglia che stiamo combattendo da sempre e guai a cedere le armi.

Pochi. Guarda come siamo pochi, ormai. Guarda che considerazione bassa hanno di noi. Guarda come ci voltano le spalle.

Deturpati e osceni noi avanziamo scacciando mosche dalla nostra faccia.


E se sei accanto a me, basterà che mi stringi la mano.

Ed io capirò.

Se qualcosa da capire c'è ancora.

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