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Il ripostiglio dei grassoni.

Io mica sono nato grasso. Per quanto, è possibile, ci morirò. Ho toccato vette incredibilmente alte, poi quelle medie, poi son risalito come in una incredibile montagna russa che non perdona nessuno o comunque non ha perdonato me, che sono tutto quello che ho a questo mondo.

D'altronde non è nemmeno detto che tu mi capisca. E, d'altronde, non sono qui per farti pena. Magari tu sei lì, dall'altra parte dello schermo, nella tua immacolata 40 che ostenti come fosse la bandiera del massimo accesso sociale, bello come il sole che accarezzi i tuoi addominali scolpiti, frutto di duro lavoro su una sudata e battericamente pericolosa panca di una palestra o lascito di una natura particolarmente generosa, e di questi problemi non hai mai sentito parlare.

Anzi ti piace, talvolta, crogiolarti nella visione di un uomo paffuto o di una ragazza in carne che ti passa davanti, solo per rassicurarti da solo: "Per fortuna io non sono così."

E camminando nei tuoi attillati pantaloni tu pensi che il mondo si esaurisca nei tuoi pochi cm di circonferenza vita, totalmente sordo all'idea che esistano altri esseri umani, ugualmente esseri ed ugualmente umani. Tuoi pari. Tuoi simili. Tuoi concittadini terrestri.

Hai lasciato qualche curriculum e ti hanno preso. Bella presenza. Bellissima, chiedono alcuni. E tu bene o male rientri in entrambe le categorie: hai un viso sfilato, degli occhi di ghiaccio, delle gambe tornite su cui ci si potrebbe arrampicare e un piede che è più una fetta di torta che un mero arto per assicurare la circolazione.

Tu sei il benvenuto, su questo pezzo di mondo.

Sacro come una vacca indiana.

Secco come un insetto eppure così richiesto. Così invidiato. Così premiato.


Ma io mica sono nato grasso. Problema di ormoni? Cattiva digestione? Diverso punto di vista? Fatto sta che cammino ai miei ritmi ed il salto in lungo io non lo posso fare. Però penso. Sorrido. Sento. Reagisco. E anche io mi innamoro, anche io pago le bollette, anche io posso decidere di mettermi in costume per sopportare meglio il caldo, anche io vorrei entrare in un negozio e sentirmi gli occhi addosso di qualcuno che mi desidera ardentemente, al punto che mi vuole prima nelle sue mani, poi nei suoi occhi e alla fine nel suo letto.

Pure io studio. Mi formo. Mi metto all'opera. E penso molto, perché l'osservazione è il passatempo preferito da chi non ha intenzione di mettersi a sudare.

E tu sei perfetto.

Ed io sono nell'angolo.

E come respiri tu respiro io.

Ma io sono io.

E tu sei Dio.


E allora siccome si deve parlare solo di quello che si tocca con mano e si conosce perfettamente, noi inventeremo una storia senza nemmeno allontanarci troppo dalla realtà dei fatti.

Sono da sempre nel mondo della comunicazione. Con che risultati non saprei dire, sinceramente, ma ci sono e sarebbe come dirmi che nessuno ha mai visto il Sole, se non mi si riconoscesse almeno il tentativo ostinato di dire sempre la mia; com'è possibile, a meno che tu non abbia problemi di retina? Ti nascondi, allora?

Ho scritto sceneggiature, ho recitato, ho condotto, ho studiato, ho approfondito, mi sono messo alla prova, ho testato e tastato con mano quello che sono o non sono in grado di fare, e dunque esisto come essere umano. Sono grasso? Sì. Ma questo non conta ai fini della mia essenza e di quelle che possono o non possono essere le mie personalissime capacità.

E allora perché, proprio qualche settimana fa, ho assistito al crollo del rispetto nei confronti non solo miei, ma anche di tutti quelli che sono dei professionisti veri e dei veri appassionati e dei veri maestri con l'unico "problema" di amare il cibo allo stesso modo di come molti amano gli smalti resistenti all'acqua? E allora perché non mi si riconosce come possibile e valida collaborazione lavorativa?

Ho un conoscente che si è messo in testa di organizzare una serata a tema su Roma. Avete presente quelle serate che vengono vendute al miglior locale, vero? Un buffet con qualche stronzata, un paio di bibite e un intrattenimento di tendenza: ballerini, dj, drag queen e un nugolo di modelli e ragazzi immagine, per il trionfo del mondo omosessuale (ma la sua parte più becera) e non. In un tripudio di multi-trasversalità, tutti sono ottimi clienti e nessuno va escluso, perché lo show deve andare avanti anche se nessuno ha chiesto che cominciasse!

Dunque mi propongo.

Lo vedo ad una cena e gli dico: <<Sai, se dovessi aver bisogno di qualcuno... so che stai cercando il cast artistico.>>

Lungi da me il propormi come cubista, intendiamoci... per quanto di male non ci vedo poi nulla. La mia intenzione era quella di riuscire a collaborare in forma attiva: un palcoscenico, un microfono, una drag queen con cui fare qualche interessante siparietto, magari con un minimo di spessore sociale, e un'autoironia che avrebbe attirato le menti intelligenti e convinte che si possa avere una presenza scenica invidiabile pur non pesando 50 kg.

Insomma il tipo lo perdo di vista per qualche settimana e lo rivedo qualche tempo fa ad un compleanno.

Gli dico, scherzando: <<Complimenti! Non mi hai più fatto sapere nulla!>> e addento un muffin salato.

<<Luca... ma tu non sei magro.>> e addenta tutto l'onore che avevo messo da parte.


Lì per lì rimango basito. Replico una risposta sul momento ma il compleanno non è il mio e con che coraggio rovino una festa di qualcuno che sta rendendo grazie a Satana di essere ancora vivo e di avere ancora un anno in più sul groppone?

Ma poi ci ripenso. Rimugino. Rifletto. E più che rifletto più che stravolgo la mia epocale tolleranza del pensiero altrui, trasformandola in un odio radicale: con che diritto mi si mette da parte adducendo come motivazione la mia stazza? Avrei preferito che mi venisse dato dell'incompetente. Dell'idiota. Dell'incapace, addirittura, per quanto io tolleri questi giudizi solo da chi ha avuto modo di vedermi all'opera. Ma almeno avrei avuto la certezza che mi si faceva fuori per ignoranza del mio operato, non per stupidità.

Ecco. Sulla stupidità proprio non transigo.

E allora il mio pensiero è andato a me, che probabilmente non riuscirò a coronare il mio sogno a causa dell'andazzo del mondo, e a tutti coloro che, grassi soffici e morbidi, si vedono negata una possibilità non in base alle loro prerogative professionali o alle loro capacità, ma in base all'idea che hanno di concedersi o meno un piatto di pasta in più del necessario.

E non è in ballo, attenzione, la questione della salute o di quanto faccia male l'olio di palma; è in ballo quel sottile e antico rispetto dell'essenza altrui, sostituito dalla considerazione mercificata dei suoi numeri: altezza, peso, circonferenza vita, numero di scarpe, taglia dei pantaloni e cm del pisello o, in alternativa, la prima, seconda, terza, quarta, quinta, o sesta coppa C? E non ci si chiede più se si è felici o tristi, ma se si è dimagriti o meno.

Come un orribile spauracchio avanza indefessa l'onda dell'apparenza priva di sostanza, di contenuti, di mordente, di attitudini, di capacità. Avanza e incassa i migliori bigliettoni, assicurandosi un futuro anche per i figli che non avranno, giacché rovinerebbe loro la linea e poi si sa, le smagliature sono una brutta bestia.

Come un orribile mostro a decine di teste perfette, avanzano i puristi dell'estetica, che macinano traguardi su traguardi e ci conducono verso lidi orridi ma perfettamente tirati a lucido, come le loro facce.


E più in là, in un cantuccio immaginario, migliaia di professionisti, studenti, cantanti, attori, conduttori, drag queen, pittori, fotografi, ballerini, piloti, autisti, idraulici, commessi, contano i loro sogni e li vedono diminuire sempre di più, in un ipotetico ripostiglio dove tutti i ciccioni sono stati messi da loro simili, all'apparenza, e poi dimenticati lì. A marcire. A dover indossare abiti dai colori orrendi e dalle forme disgustose. A dover comprare libri sull'autostima perduta e a ricucire i pezzi di tutti i talenti che non hanno potuto esprimere perché non entravano dalla porta.

E allora, in definitiva, allarghiamole queste porte. Sfondiamole. Riprendiamoci un terreno comune che non è quello del ghetto di turno, frequentato solo da chi straborda come noi, ma è la piazza principale di ogni città, di ogni paesino, di ogni locale, di ogni spiaggia, di ogni angolo del globo. Riprendiamoci quello che non ci è stato tolto per nostra personale incapacità ma per loro lucida ottusità.

Riprendiamoci il diritto di esternare, fosse pure con qualche kg in più, la leggerezza di un animo che ha sofferto e che ha moltissimo da raccontare proprio per questo motivo. La libertà di esternare ciò che, bene o male, senza essere migliori o peggiori degli altri, pensiamo. Le emozioni che proviamo, identiche. Perché ridiamo allo stesso modo, piangiamo allo stesso modo, godiamo allo stesso modo e raggiungiamo elevate vette di qualità allo stesso e identico modo.


E a te che mi leggi, dolcissima taglia 40, io voglio comunque un gran bene. Ti stringerei se fossimo nella stessa stanza e proverei persino a baciarti, così da indurti in tentazione e mostrarti come il saper scegliere a tavola ci aiuti a saper scegliere nel letto.

E tu che mi leggi, oh mia dolcissima taglia 40, vorresti anche una pacca sulla spalla e un sorriso di riserva?

Perché noi sorridiamo molto?

Perché noi siamo amabilissimi e paciosi tripponi?

Come se l'essere grassi ci obbligasse, in qualche modo, a dover essere simpatici e buontemponi per poter essere accettati.

Orrore nauseabondo.

Teniamoci stretto il diritto ad essere brutti fuori e dentro, a questo punto, rimarcando il territorio con briciole di pane e di professionalità.


E' la circonferenza della passione che mettiamo nel nostro lavoro il dato da misurare.

Quanto ci facciamo allargare i pantaloni per non soffocarci dentro, invece, sono solamente affari nostri.


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