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Tutti in piedi quando entra il direttore!

Ma con 40 gradi fuori dalla finestra, c'è davvero bisogno di mettersi davanti allo schermo di un computer per raccontare dell'ennesimo incontro avuto dal sottoscritto con un manipolo di trogloditi vecchio stampo alla disperata ricerca di una visibilità che il progresso non può più concedere loro?

Se state leggendo queste parole, evidentemente il bisogno c'è. Mi duole ammetterlo, ma l'Italia è uno dei pochissimi paesi dove prima di mungere una mucca bisogna dire: "Guarda che stiamo per mungere una mucca"; hanno tutti bisogno di indicazioni precise, perché quello che si svolge sotto il loro naso non viene mai chiamato con il proprio nome. Tendiamo a nascondere, a farci furbi nel disperato tentativo di farci fessi, e questa è una cosa riprovevole, oltre che stancante.

Tuttavia, io opero nella società in cui vivo.

E allora: guarda che stai per leggere il piccolo resoconto di una manifestazione a cui ho partecipato proprio ieri.

Se sei allergico ai pixel, ai pensanti o se appartieni al fan club di Topolino, Zeus o Cristo in croce, cambia canale e corri su Youtube a cercare le ultime stronzate biologiche di Carlitadolce.


Ieri sera, che poi è una indicazione temporale generica come un'altra, ho preso parte ad una contromanifestazione a Taranto, luogo in cui mi trovo per motivi indipendenti dalla mia volontà (sono bugiardo). Manifestazione, quella a cui ho partecipato, che andava ad interferire con la seconda venuta, in meno di due mesi, delle temibilissime (ma per chi?), religiosissime, piissime, castissime e credentissime "sentinelle in piedi".

Chi sono costoro? Brevemente, perché già dovremmo essere tutti ampiamente informati sulle metastasi che girovagano per la nostra presunta civiltà, sono un manipolo tendenzialmente centenario con qualche piccola gallinella adolescente a cui hanno promesso la paghetta settimanale raddoppiata, che si presenta come il difensore della famiglia tradizionale, del cattolicesimo medievale, di tutto ciò che fa rima con oscuro, bromuro e cianuro. Un gruppetto di uomini e donne che, in piedi, in silenzio, in fila, rigorosamente con facce da funerale e un lumino ai piedi quasi come se si stessero auto-celebrando, cocciutamente riempie di onta e disonore le città d'Italia, in un disperato tentativo di urlare ancora una volta a gran voce: "No! Noi il progresso non lo vogliamo! Noi siam nati per triturare i coglioni!"

E ci riescono benissimo se contiamo che ieri (ma ieri quando? Quando starai leggendo questo articolo sarà passato un giorno o un anno?), con temperature impensabili anche per Luglio e gli scarafaggi che avevano via libera sulle strade cittadine, hanno riempito una piazza proprio a Taranto con la loro vetusta presenza.

Di contro, un gruppetto di giovani e meno giovani che cercava di rovinare, pacificamente purtroppo, la loro festicciola orgiastica e santissima.

Lascio a voi immaginare dove fosse il sottoscritto e lascio un piccolo spazietto di pausa: per te che leggi, oh povera creatura, e per me che scrivo. Devo caricare bene i cannoni. C'è da sparare.


Siccome per me scrivere è fatica fisica, risparmierò il mio sermone nei confronti di questi poveri decerebrati che mi fanno più pena che schifo. In fondo erano quattro anime, con tanto di bimbo piccolo al seguito indottrinato da genitori dissennati e costretto, un domani, a suicidio certo in caso di omosessualità manifesta o presunta. In fondo, è gente che va a trans la Domenica sera e poi finge di essere un bravissimo padre di famiglia. In fondo sono massaie che hanno fatto la famigliola del Mulino Bianco salvo poi rendersi conto che avrebbero preferito di gran lunga fare le spogliarelliste in un locale notturno.

Ma non risparmierò il sermone destinato a chi la contromanifestazione l'ha organizzata, e malissimo, per la gioia di questi piccoli esseri immondi.

Io son stato lì presente perché il movimento Taranto Antifascista, puntualissimo come lo fu la prima volta, ha smobilitato il web affinché arrivassero le voci laiche a difendere la libertà di ognuno di avere i diritti. Dunque, un plauso a loro e tanto di cappello. Tuttavia io son scomodo e parecchio, ed è questa una delle motivazioni che non mi ha ancora portato a ricoprire qualche ruolo remunerato nonostante ne abbia più capacità di chi questi ruoli li ricopre da tempo, e allora non posso tacere su ciò che parallelamente si svolgeva in un'altra parte della città, non molto distante dalla piazza in cui si "fronteggiavano" le due forze: una contromanifestazione, targata Arcigay, parallela, con tanto di balletti, musichette da discoteca e tanti sorrisi stampati in faccia con in mano un cocktail.

Provo a spiegarmi meglio: le forze che avrebbero dovuto essere unite in virtù di una risposta potente e concertata, erano invece divise per cause a me ignote e che preferirei non sapere nemmeno, altrimenti poi dovrei renderle pubbliche e avrei ancora più nemici e ancora meno possibilità di inserirmi nel tessuto sociale.

Una ennesima divisione della presunta "sinistra", (termine ormai senza valore), che si fraziona a livello locale come regionale come nazionale in tantissimi isolotti che da soli, numericamente, non contano un emerito cazzo.

E allora il dolore più grande qual è: quello di vedere un bambino piccolo in mano a genitori che negano un futuro ad altri bimbi già da tempo facenti parte delle famiglie arcobaleno, o quello di rendersi conto che c'è divisione persino in un buco di città come questo, dove si contano circa 200.000 abitanti e dove però non ci si riesce a mettere d'accordo?

Perché nessuno lavora per un'unità di intenti? Perché ognuno coltiva il proprio egocentrico orticello disgustoso e non lo sacrifica, anche solo per un momento, ad una causa più grande e più impellente?


Ieri ero dove dovevo essere.

Non si può sempre delegare, non si può sempre rimandare, non si può sempre confidare che qualcuno faccia qualcosa al posto nostro o al posto nostro si incazzi. A volte, è necessario prendersi il gusto di incazzarsi in prima persona.

Ero lì, con un gruppetto di ragazzi che a prescindere dal loro orientamento sessuale hanno provato a fare rumore, a lanciare un messaggio, ad opporsi all'oscurantismo che alcune forze catto-fasciste tentano di mettere in atto nell'accondiscendenza generale. Ero lì con gente che crede fermamente che sia bello, anzi bellissimo, dare i diritti a chi paga le tasse, vive, esiste, ama, soffre, e dunque questi diritti li merita e basta.

Ero lì ma non ero lì del tutto. Ero nei meandri dei miei soliti pensieri, perso a cercare di capire come si possa arrivare lontani se continuiamo a dividerci come idioti.

Ero lì e riflettevo su come molto spesso, per decisioni che chi le prende non si sa, la voglia di lottare per un ideale comune c'è solamente a patto che ognuno lotti per conto suo.

E le lotte, miei adorabilissimi amici, non si fanno ballando la pizzica o sudando al ritmo di Donna Summer. Non sempre. A volte bisogna lottare in altro modo, alzando la voce e le braccia, gridando a brutto muso che non vogliamo essere il fanalino di coda della civiltà nel mondo, visto che ormai lo siamo per quanto riguarda la libertà di stampa, per dirne una. A volte si può rinunciare al piacere auto-celebrativo che hanno tutti i leader, farsi da parte se per motivi personali non si può essere presenti, e indirizzare il proprio "pubblico" a dare supporto numerico e di colori anche a gruppi che "non sono noi", ma che combattono per un ideale comune: quello della libertà di esistere.


E allora, se proprio c'è qualcuno oltre alle sentinelle barbariche, che dovrebbe vergognarsi, questo qualcuno è chi decide che non è mai arrivato il momento giusto di collaborare. E' chi mette il proprio nome, per quattro spiccioli di gloria in più, sopra quello di una causa comune.

Che pena questi leader di provincia... così convinti di essere qualcuno da non rendersi conto che stanno facendo lo stesso gioco dei fascisti: guardarsi allo specchio, dirsi quanto sono belli, e mandare affanculo chi non reputano bello come loro.


Io sono per l'unità sempre.

E ieri sera (quando?) questa unità non l'ho vista.

Mi ha spaventato.

Molto più di quella vecchia che invece di stare a casa col condizionatore a preparare orecchiette, ha preferito scendere in strada per urlare: "No! Noi il progresso non lo vogliamo! Noi siamo qui per triturare i coglioni!"


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