Non Garantisco

Blog / Nessuno si dimentichi di Glee!

Nessuno si dimentichi di Glee!

Il primo episodio di Glee è andato in onda il 19 Maggio 2009.

L'ultimo, invece, il 20 Marzo 2015.

Si potrebbe altrimenti dire che avevo 20 anni quando questa serie televisiva ha aperto le danze, e ne ho 25 adesso che tutto si è concluso ed il sipario è calato irrimediabilmente.

Scrivere di serie tv mi è difficile: un po' perché è un argomento sempre molto caldo, su cui si sprecano i blog di settore e le considerazioni personali di menti più o meno autorevoli; un po' perché trovo sempre molto complicato esprimermi con una modalità che possa andare a genio a chi di serie televisive si nutre.

Temo di avere qualche pregiudizio, a riguardo. Tuttavia.


Ci tenevo moltissimo a sottolineare alcune cose, che a percorso concluso sento di dover mettere nero su bianco. Cose di piccola eppure di estrema importanza, che certamente vanno lette nel verso giusto e vanno considerate nel loro contesto: quello, appunto, di un prodotto televisivo. O meglio (e questa aggiunta cambia le carte in tavola), quello di un prodotto televisivo americano.

L'America, la presunta democrazia migliore del mondo, ha iniziato da zero: un continente abitato da qualche sparuto gruppo di indigeni, successivamente disintegrato dalla civiltà europea (dove civiltà sta per ignoranza), che pian piano si è riempito di gente ed ha iniziato a progredire a vista d'occhio, fino a diventare una potenza mondiale in praticamente tutti i settori dello scibile umano: biologia, scienze mediche, arti, psicologia, progresso tecnologico e architettonico, servizi: in ogni cosa l'America è migliore. Tuttavia, nel settore cinematografico almeno, la Francia e l'Europa tutta hanno provato a tenere botta, nel corso del tempo, mandando in campo prodotti di qualità (dove qualità sta per noia) contro quelle che erano definite, da noi vecchi bacucchi, "americanate". Cercare di spiegare di cosa si parli, quando si parla di americanata, è difficile: qualcosa di grande, grosso, pacchiano, assolutamente spaventoso nei colori e nelle forme, esagerato, imponente, spesso fuori luogo. Insomma: qualcosa che fa i soldi. Che produce guadagno, lavoro, attira capitali esteri e se li mangia come fossero noccioline.

Eppure, nonostante i grandi film siano ancora oggi, spesso, a firma europea, c'è un settore in cui l'America e le sue macchine da presa hanno davvero trovato il trionfo senza confini: quello delle serie tv.

Sitcom, risate finte, sceneggiati, hanno consacrato l'America come uno dei paesi migliori del mondo in quanto ad intrattenimento di questo genere.

Tutto è stato riletto in chiave "serie tv": medicina, studi legali, terza età, mondo culinario, scienze, problemi delle quarantenni, famiglie allargate di ogni colore, ogni categoria ha avuto, ha o avrà la sua serie tv dedicata, con tanto di episodi pilota, produzioni costosissime (che noi nemmeno possiamo lontanamente immaginare con la povertà che circola da Parigi a Venezia a Madrid), cast stellari, camei di personaggi famosi e milioni e milioni di telespettatori.

Glee non ha fatto eccezione, in questo: ha goduto, come godono i prodotti americani, di un successo incredibile durato 6 stagioni, di preziosi interventi esterni di attori o personaggi del mondo dello spettacolo (da Britney Spears a Julie Andrews, da Olivia Newton John a Gwyneth Paltrow, da Whoopi Goldberg ad Adam Lambert, da Kate Hudson a Ricky Martin e via di questo passo), di premi ricevuti come se avesse piovuto gloria e di un cast che ha saputo davvero tenere fede alla professione dell'attore-cantante: Matthew Morrison, Lea Michele, Dot-Marie Jones e Jane Lynch su tutti.

E allora perché, adesso che ho visto l'ultimissima puntata, mi sento in dovere di scrivere quello che sto scrivendo?

Cosa c'è da aggiungere che ancora non è stato detto o non è stato celebrato in ogni angolo del globo?

Cos'ho io di diverso rispetto a chi ha già detto la sua e perché, perché mai qualcuno dovrebbe essere arrivato a leggere fin qui non sapendo nemmeno dov'è che andrò a parare ammesso che vada davvero a parare da qualche parte?


Perché io non vorrei mai che non venisse messa in evidenza l'importanza e la portata rivoluzionaria che Glee ha avuto nei telespettatori più sensibili e più capaci di recepire messaggi di valenza sociale.

Qui non parliamo di un medico scontroso che manda a fare in culo il paziente ma poi lo salva; non parliamo di una infermiera che si invaghisce del collega e si rifiuta di trapiantare un cuore; non parliamo di un gruppo di nerd dall'ironia discutibile che fa avanti e dietro dalla vicina di casa.

Le tematiche che nel corso degli anni Glee ha saputo mettere in campo sono state tantissime, trattate sempre con la massima naturalezza e capaci di arricchire la trama di una moltitudine di "sotto-mondi" che sono altrimenti sempre e comunque caricature di se stessi, nella maggior parte delle trasposizioni televisive e persino, talvolta, cinematografiche.

Dal matrimonio gay al cambio sesso, dalla sindrome di Down alle origini della famiglia, dallo scontro tra vecchie e nuove generazioni alle insidie del mondo dell'arte, dalla disabilità fisica alla religione, dal travestitismo ai "ruoli scolastici" gerarchizzati, tutto ha avuto il suo spazio armonico ed ha potuto esprimersi in contesti sempre scherzosi e divertenti (corredati da canzoni molto spesso interpretate meglio dell'originale) ma che mai hanno dimenticato il peso che mostravano al mondo.

E poi, se me lo consentite, l'attenzione che è stata data al mondo artistico e a ciò che lo compone è stata salutare e benefica per un'epoca come la nostra, dove le note contano sempre meno delle spade.


Alcuni mi diranno che sono qualunquista, e che forse anche Glee lo è stato.

Ma la difesa del più debole, il valore altissimo dell'amicizia, il superamento degli ostacoli con l'unione di mondi diversissimi tra di loro, non sono mai passati di moda come valori a cui fare riferimento.

Poi possiamo dirci quello che vogliamo: nell'ultimo periodo la trama aveva cominciato a vacillare, per esempio, ed erano state prese alcune decisioni impopolari per non parlare del fatto che personaggi più o meno conosciuti sono improvvisamente spariti nel nulla e senza una reale motivazione, ma il punto non è questo e spero di essermi spiegato.

Il punto è che tutto concorreva all'ironia di fondo che gestiva praticamente ogni dialogo. Spesso, anzi, una auto-ironia, ancora migliore e ancora più sana, nei confronti dei difetti fisici, dei limiti, del colore della pelle, della carrozzina sotto il culo: tutto diventava motivo di scherzo, e di leggerezza in leggerezza, si esorcizzavano questioni che tanti morti fanno, ultimamente, in una società sempre meno disposta ad accettare.

E invece, l'arte può essere un riscatto spaventosamente valido.

Ed io, che sono un perfetto sognatore e dunque un idiota patentato, in questo ci spero ancora.


Ai più duri e puri di voi chiedo venia, per essermi lasciato andare a questo piccolo tributo per cui in tasca non mi entra nemmeno un centesimo scarso, ma ci tenevo a mostrarmi umano. Almeno in qualche occasione e sotto qualche punto di vista.

E adesso che Glee è terminato e questo pezzo pure, che rimane da dirsi per chiudere ad effetto?

Che Ryan Murphy, l'ideatore della serie, ha ricevuto nel corso di questi anni milioni e milioni di lettere con suggerimenti per i copioni, per le scene, per le trame da sviluppare; io invece non ho nemmeno la buona notizia, ogni tanto, di leggere di qualcuno di voi che mi passa a trovare e poi mi scrive quattro parole in croce, fosse pure un saluto.

Dite che se cambio il mio nome in Luca Murphy potrebbe cambiare qualcosa?

Tentar non nuoce.

Non quanto Salvini in televisione, almeno.

Grafica by DursoGrafica
Visite: 54550 - Pagine viste: 170910

Facebook Youtube NonGarantisco.it di Luca Casamassima
Privacy | Note legali