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Vi spiego cos'è l'Inverno.

Secondo chi di dovere, la definizione è questa: "Stagione dell'anno, tra l'autunno e la primavera, che nell'emisfero boreale va dal 22 Dicembre al 21 Marzo."

E dunque, per chi se lo stesse chiedendo, di Inverno ancora non si può parlare, stando scrivendo (si potrà dire?) io queste parole al 6 di Novembre, nell'anno di disgrazia 2014, nella capitale del più bel paese del mondo secondo tutti quelli che non lo abitano: l'Italia, appunto. O lo stivale. O il bel paese (di nuovo). O quell'ammasso di spazzatura e di arretratezza culturale e tecnologica che si spinge in mezzo al niente e approda nei pressi della Libia, per intenderci.

E dire che, ed io sono tra questi, c'è anche un nutrito gruppo di persone che con i fenomeni atmosferici autunnali e invernali ci va praticamente a nozze: pioggie, piumoni, sciarpe, cappotti, guanti, camini accesi, gente che si abbraccia di più perché sente meno caldo (questa immagine è finta ma tocca romanzare il tutto per renderlo più digeribile), insomma una morbidezza diffusa e generalizzata, che potrebbe essere decisamente più di moda e invece rimane di nicchia, ma per fortuna. Come me, che son di nicchia e per questo motivo non prendo una lira. Ma vabbè. Sorvoliamo.


E dunque, dicevo, di Inverno vero e proprio non si può parlare ma tant'è: l'Autunno non è che un'anticipazione di tutto quello che verrà, e siccome è verissimo il fatto che non esistono più le mezze stagioni (sarebbe bellissimo, ad esempio, se per questo motivo la '4 stagioni' sparisse dall'elenco delle pizze nei menù dei locali), di conseguenza anche questa stagione di transizione assume caratteristiche a volte di rudezza estrema: insomma, semplificando, fa freddo e piove, copritichenonsipuòuscireincalzoncini.

Tuttavia, e qui veniamo al punto, al fulcro, al nocciolo (l'accento lo si metta dove lo si preferisce, grazie), l'Italia ha il grandissimo privilegio di essere anche in questo campo uno dei fanalini di coda in quanto ad organizzazione: non solo non siamo in grado di spendere i soldi pubblici in qualcosa di costruttivo, ma ci sentiamo i padroni del mondo quando all'estero esclamiamo compiaciuti: "I'm italian! E tu da 'ro cazz' vien?"

E la controparte ci squadra con aria di profonda commiserazione che a noi pare tristezza per non essere nati nostri connazionali, mentre invece è profonda felicità proprio per questo motivo.

Insomma piove, senza divagare, e più che piove e più che ci ritroviamo come la peggiore delle realtà: fiumi che esondano, travolgono, disperdono cose e persone; danni alle strutture, ai monumenti, ai palazzi; fognature intasate; isole isolate (mo ditemi se non è un gioco di parole degno di non so chi); alberi caduti, città nel panico, metro chiuse, trasporto pubblico impazzito, acqua, acqua, acqua. Come se piovesse. Appunto.


Via Prenestina, Viale Della Primavera, Via Di Vigna Murata, Via Gordiani, sono solo alcuni dei tratti stradali chiusi sin dalla mattinata, a Roma (per intenderci: la capitale dello stato in cui vivete), per non parlare della zona di Ponte Milvio, di Prima Porta, di Via Dei Cerchi dove un albero pericolante ha impedito il passaggio ed ha richiesto un intervento di chiusura; ma poi le fermate metro, ovviamente! Potevano mancare? Al momento in cui scrivo risultano chiuse: Giulio Agricola, Porta Furba, Lucio Sestio, Colli Albani, e chissà cos'altro con l'andare dei minuti, sotto questa pioggia a dire il vero incessante, certo...ma pur sempre pioggia, ecco!

E non solo. L'Italia non è Roma (ma Roma è l'Italia) e dunque perché risparmiarci un accenno a quanto di decisamente sconvolgente sta accadendo più su, ad esempio? A Massa Carrara son crollati 200 metri di muraglione, sono esondati dei fiumi, l'acqua è arrivata in zone abitate da almeno 5000 persone, secondo alcune stime; e dire che, solo 2 anni fa e sempre a Novembre, l'area fu colpita da un' alluvione che costò 1 morto e milioni di danni. Un aereo ha dovuto effettuare un atterraggio di fortuna a Fiumicino, dopo essere stato colpito da un fulmine; a Genova si teme per un muro pericolante. E poi Valle D'Aosta, Napoli, Sardegna, Veneto, Alto Adige, in un turbine di regioni e di città che in qualche modo stanno scontando il vento forte e l'acqua che vien giù come se qualcuno stesse dandosi da fare con i secchi.


Rimane l'impressione, come sempre quando si tratta di qualcosa di italico stampo, che non si sia mai pronti a niente: ricordo, tanto per dirne una, un viaggio a Berlino fatto qualche anno fa. Arrivammo con la neve, di quella alta e fredda, che non concede nemmeno il tempo per pensare e ti costringe ad entrare nel primo bar utile per fingere di comprare qualcosa e scaldarti un po'. Non avresti mai detto che ci sarebbe stato un blocco del traffico, per dirne una; o che gli autobus (a onor di cronaca sempre perfettamente in orario) avrebbero avuto problemi nello smistare il numero di abitanti e turisti. Insomma la domanda ricorrente è sempre quella: perché gli altri sì e noi no? E ancora: che resterà, negli occhi di un turista, una volta tornato in patria con il portafoglio alleggerito dalla vacanza tricolore?


A Londra si raggiungono i – 4°, nei mesi invernali; a Berlino si toccano addirittura i – 26°; nella più temperata Madrid abbiamo quasi sempre temperature intorno allo 0°, mentre Parigi scende anche a – 10°; Budapest si aggira intorno ai – 2°, ma ovviamente son solo esempi: non siamo una realtà isolata e non apparteniamo, ipoteticamente, ai paesi sotto la soglia di sviluppo, ma quando comincia ad annuvolarsi il cielo siam sempre lì che ci pare di assistere alla fine del mondo.

Desta stupore in chi ci abita...figuriamoci in chi l'Italia la visita.

E poi, ovviamente, non ci ritorna mai più.


Nel mentre, la pioggia ha smesso di battere sulle finestre: alcune fermate metro son tornate alla normalità, il traffico pare più scorrevole ma sono diversi gli allagamenti registrati in alcune zone della città e non è passata nemmeno del tutto la mattinata.

Io, che del freddo ne faccio quasi una religione, puntualmente mi scontro con la categoria di quanti ritengono il caldo, il mare e l'afa come quanto di meglio si possa avere nella vita; pazienza, dico sempre...pazienza. Ma mi rendo anche conto che ciò che amo assume un potere particolarmente distruttivo nelle regioni italiane, al punto che quando mi sento particolarmente buono mi ritrovo a pensare: voglio che piova, certo...ma poi come faremo a sopravvivere?


Nella mia testa, l'inverno lo si passerebbe in una baita: io, la legna pronta per essere bruciata, un camino che riscalda l'ambiente ed un computer davanti, che mi consenta di stare collegato con il mondo senza che questo possa necessariamente raggiungermi. Una coperta di quelle pesanti, una maglia sformata e comodissima, possibilmente soffice, l'ispirazione che passi direttamente dallo stomaco alle mani alla tastiera, e un nuovo romanzo che aspetta solo di essere scritto. O un pezzo più leggero, magari da pubblicare online così che possa far compagnia a qualcuno. O un monologo, chi può dirlo...che prenda il volo tramite la voce di un attore come si deve.


Nella mia testa, le risorse economiche di un paese andrebbero in prima istanza ad essere utilizzate per la messa in sicurezza di un territorio che non fronteggia nemmeno una pioggia estiva, se proprio vogliamo dirla tutta...ma la mia testa non è certo il luogo più sicuro del mondo: anche lì ci sono smottamenti, frane, incredibili valanghe di fango, e probabilmente io non potrei nemmeno pronunciare parola su argomenti come questo.

Infatti smetto di scrivere, penso alla fame che c'ho, al pranzo che mi preparerò, a quanti saranno stati così coraggiosi da aver letto fin qui, e ringrazio il fatto di trovare occhi per tutto ciò che ho da dire. Non è mica una fortuna che hanno tutti.

E mi piace pensare, però, che se non ce l'hanno tutti un motivo c'è.


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