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Del perché di me (non) c'è bisogno.

Io già mi immagino le vocine di corridoio. Quelle non mancano mai, specie quando non ce n'è proprio bisogno. Ma si sa, le cose di cui non c'è assolutamente bisogno, sono quelle che più spesso ci vengono propinate. Un po' come questo sito, d'altronde, di cui nessuno sentiva la mancanza e che adesso, invece, è qui in bella mostra.

"Ma questo chi è?"

"Sfigato!"

"Eccone un altro che non ha un lavoro e spera di trovarlo mettendo due parole in croce su internet."

"Garantisco chi?"

"Oh, hai visto su internet il sito di quel coglione che c'ha pure un cognome stranissimo? Casetta...Minicasa...Catapecchia...Ora non mi ricordo, precisamente."

Oh sì. Io le vocine di corridoio le sento perfettamente. Ma forse sono solo voci interne alla mia testa, e questo confermerebbe l'idea della mia scarsa salute psicologica che mi porto dietro da tantissimo tempo e che aspetto solo venga ufficializzata per poter spillare soldi allo Stato in quanto disabile mentale (si chiameranno così i matti? Eppure la parola "matto" rende così bene l'idea! Ma non si può usare. Non è corretta. Adesso solo disabili, operatori ecologici, diversamente etero, diversamente magri, diversamente e basta. Erano belli i tempi in cui le cose venivano chiamate con il loro nome, eh? Che nostalgia. Un grasso era grasso. Un matto era un matto. Un gay era un gay e via e via e via. Oggi non si può più. Oggi non si può niente.)

Tuttavia, nonostante queste fastidiose voci siano prevedibili alla mia porta, eccoci qui ugualmente. Perché tanto in Italia le cose accadono anche quando nessuno lo vuole, e poi, magicamente, vengono assorbite dalla vita che scorre e non sembrano nemmeno più anomalie. Governi saliti al potere senza voti, presidenti della repubblica costretti ad un mandato indigesto, multe non pagate che poi si pagano da sole, case che si vendono autonomamente a compratori ignari, e via di questo passo. Infatti, nonostante la concorrenza, nonostante non ci sia bisogno di un ennesimo luogo virtuale in cui un signor nessun spari le proprie sentenze sperando di essere visto da qualcuno con la grana che possa fare di lui il prossimo Moccia o la prossima Pulsatilla (se non conoscete Pulsatilla, andatevi a vedere la sua storiella. Su internet ci sono migliaia di informazioni che la riguardano. Se non conoscete Moccia chiedete la mia mano direttamente.) io ho fortemente gioito quando un amico mi ha detto: "Vuoi sapere cos'ho pensato di regalarti per il compleanno?" Ed io, che contavo moltissimo su una giraffa vera da mettere nel salotto che non ho: "Dimmi!" "Un sito." Sulle prime, ho immaginato un sito archeologico di portata nazionale. Qualcosa che attirasse fondi europei e che mi permettesse di intascare milioni di euro in cambio di qualche ossicino preneoliticospasmodico. "Un sito internet!" E boom! Cadendo nella padella, le uova han fatto una frittata perfetta.

Beppe Grillo docet. Da un blog minuscolo (che poi tanto minuscolo non è mai stato, visto che se sei famoso puoi anche aprirti un sito di cucina australopiteca che iniziano dopo poche ore a seguirti in migliaia) ad un impero coi fiocchi (nessuna parola è usata a sporposito), il passo può essere brevissimo. In questa Italia di pensatori, navigatori e fan di Lady Gaga, c'è sempre più spazio per chi, come me, non ha competenze su nulla e pretende di esprimere il proprio parere su ogni cosa. Un libro letto, magari. Un film visto al cinema. O semplicemente un'invettiva furibonda contro Putin e la Russia tutta in questo periodo di fortissime tensioni omofobe. Qualunque cosa. Mi si sono aperte le porte della virtualità come si aprono le gambe delle odierne 15enni. Spataflash! Olè! Son 3 gemelli, che faccio lascio?


Chiaramente, è tutta questione di marketing. Al giorno d'oggi, se non sai come muoverti nel pericoloso mondo delle attività, virtuali o meno che siano, sei fottuto. Puoi avere un buon prodotto, cucinare un'ottima pasta alla carbonara, sapere cucire perfettamente vestiti meravigliosi, ma se i passi che segui non portano ad un vasto pubblico, se non acchiappi, se non seduci, se non ammicchi, se non sfrizzi e lazzi, non sei nessuno. Ecco perché nascono come funghi siti e attività commerciali e gruppi musicali e scrittori, che hanno la vita più breve di un bimbo in mano alla Franzoni. Allora 'sto sito come lo chiamo? Che indirizzo scelgo? Qualcosa che rimanga impressa, qualcosa che conquisti le casalinghe ma prenda anche una fetta considerevole dell'elettorato dei giovani. Un nome punk ma che non tenda alla nicchia; un nome metal che strizzi l'occhio al dark; un nome funky che non tralasci i seguaci del pop; un nome jazz dalle sonorità gospel, che possano apprezzare gli afroamericani ma che non spaventi i bianchi; un nome quasi cinese, che i cinesi son tanti e muovono miliardi di dollari, un nome australiano, che tuteli i canguri e i panda, ai quali la gente sembra tanto legata affettivamente; un nome che odino le multinazionali e che sia dalla parte degli ambientalisti; un nome vegetariano ma non vegano, che i vegani sono idioti; un nome sincero. Che al contrario di quello che può inizialmente sembrare, non è un verbo all'imperfetto. Non è un concetto del passato. Non è niente di vecchio o demodè. E se anche fosse, con il ritrovato interesse per il vintage (mi rivolgo soprattutto ad un certo tipo di mondo omo, nel quale la parola vintage è quasi un feticismo sine qua non) dovrebbe comunque godere di un certo tipo di fama che invece non ha. Un nome che dica a chiare lettere che il sottoscritto se ne lava le mani. Tipicamente italiano, ma tant'è.


Garantire:

  1. Assicurare qualcosa a qualcuno. (l'esempio riportato da questo sito internet, da cui ho preso la definizione, mi ha fatto ridere. Diceva, cito testualmente: "Garantire l'aiuto ai terremotati". E L'Aquila volò sul nido del cuculo, ma questa è un'altra storia.)

  2. Assicurare il funzionamento di un oggetto venduto, per un periodo stabilito.

  3. Salvaguardare qualcuno da qualcosa di spiacevole.

  4. Impegnarsi per l'assolvimento di un obbligo economico.


Ma davvero credete che qualcuno, specie se nato in terra dantesca, specie nel 2013, possa tirare fuori dal cilindro un termine del genere? Diffidate. Immediatamente. Diffidate, per carità! Piuttosto fidatevi di me, che ho tanto bisogno di fiducia altrui non nutrendone in me stesso: io non garantisco. Non garantisco l'obiettività di ciò che scriverò, delle recensioni che mi andrà di fare, non garantisco che siano interessanti le interviste che vi propinerò, non garantisco di prendere parte ad eventi a meno che questi non mi siano gentilmente pagati da rarissimi mecenati. Non posso star qui a vendervi aria fritta senza prima dirvelo, forse la differenza è proprio questa. Ecco. Io vendo aria fritta. Però è buonissima, posso assicurarvelo.

Concluderei dandovi il benvenuto più classico e invitandovi a farvi sentire, tramite mail, tramite Facebook, con pareri ed opinioni. Senza esagerare, ovviamente, che sennò viene meno quel muretto di distacco ossequioso che mi piacerebbe tanto costruire.

Sinceramente mio,

Luca.

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